Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale

Aperta al pubblico l’attesa esposizione dedicata a Frida Kahlo (1907 – 1954). Le Scuderie del Quirinale presentano un percorso ben articolato attorno alle opere della celebre pittrice.

Il visitatore prova un’irresistibile attrazione davanti al primo autoritratto di Frida presente in mostra. Cosa incanta di più: la profondità dello sguardo, la peluria accennata sopra le labbra rosse, la figura di Diego Rivera presente come terzo occhio o il vestito tradizionale delle monache messicane? Autoritratto come Tehuana (1943) introduce il pubblico nell’universo Frida, punto di incontro tra realtà e sogno.

Il percorso artistico di Frida Kahlo è facilmente inseribile all’interno della corrente surrealista, tuttavia ciò che emerge da tele, disegni e fotografie in esposizione è l’indissolubile legame che unisce l’artista messicana al proprio paese. L’opera di Frida Kahlo non deve essere considerata un’appendice esterna dell’avanguardia occidentale, perchè essa è espressione vitale della cultura di un popolo nato surrealista. Frida, durante le lunghe ore trascorse in solitudine, esprime se stessa attraverso il recupero dell’iconografia messicana. Donna estremamente colta, la Kahlo ha presente la lezione dei maestri del Rinascimento italiano, come dimostra l’elegante Autoritratto con abito di velluto (1926). È inoltre influenzata dall’arte naïf di artisti contemporanei quali Henri Rousseau e dai silenzi metafisici di De Chirico.

Nel Messico post-rivoluzionario fiorisce l’avanguardia intellettuale di cui Frida fa indubbiamente parte insieme agli amici stridentisti e al compagno di una vita: Diego Rivera. Questo ambiente favorisce la ricerca delle proprie radici culturali e popolari, Rivera stesso oltre a essere un noto muralista è pure un appassionato archeologo e collezionista di reperti precolombiani. Questo artista insieme ai “compagni” José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros conduce una battaglia artistica e politica, mentre Frida declina al femminile la personale visione delle lotte quotidiane.
Il legame tra la giovane artista e la terra d’origine si rafforza dopo il soggiorno negli USA, nell’opera Autoritratto al confine fra il Messico e gli Stati Uniti d’America (1932) Frida si rappresenta al limite tra due mondi differenti: l’uno identificato in inquietanti macchine, l’altro in due piccole statue precolombiane, metafora della coppia.

Le opere di Frida nascono dunque dall’unione tra cultura popolare e esperienza personale. Spesso l’artista utilizza come modello gli ex-voto del periodo coloniale: dipinge quadri di ridotta dimensione su supporti metallici all’interno dei quali inserisce dei messaggi. Tra le opere più celebri presenti in mostra compare Autoritratto con collana di spine e colibrì (1940) e Autoritratto con scimmie (1943). L’autoritratto, genere scelto per necessità data l’infermità fisica dell’artista, diventa un racconto di solitudini e desideri al cui centro è posto il corpo femminile, luogo di dolori e passioni terrene. Frida pone molta attenzione ai dettagli: vestiti, acconciature, gioielli, ogni oggetto ha un proprio ruolo e significato, a cominciare dal segno distintivo delle folte sopracciglia che rappresentano un colibrì, amaro simbolo di morte.

Si comprende quindi che il mito di Frida è stato creato dall’artista stessa, impegnata a interpretare nelle sue tele figure della mitologia pagana quali Madonne piangenti o incoronate.
La figura di Frida assume un’aura sacra nei colorati scatti fotografici dell’amante Nickolas Muray, mentre nelle riprese video la sua presenza “buca lo schermo”. L’intimità che l’artista dimostra davanti all’apparecchio fotografico, ad esempio nelle inedite inquadrature di Leo Matiz, deriva probabilmente dalla passione trasmessa dal padre fotografo o dall’amica Tina Modotti.

L’esposizione, oltre a presentare alcuni capolavori dell’artista, ha il merito di rivelare al pubblico delle opere semisconosciute come la serie di disegni Emozioni, suggerite all’artista dall’amica psicologa Olga Campos, o le intricate visioni in seppia del ciclo del Karma. Tutti esperimenti nati dal complesso rapporto con Rivera, un profondo legame rappresentato nel dipinto L’abbraccio amorevole dell’Universo, la Terra, io, Diego e il signor Xolotl (1949). Questa opera è fondamentale per comprendere uno dei concetti-chiave della Kahlo: il dualismo cosmico che unisce nascita e morte, giorno e notte, uomo e donna.

La visione dell’artista cattura e seduce lo spettatore, oggi come un tempo. Frida Kahlo è una donna libera e innamorata della vita, ci osserva con occhi severi, né speranzosi né sofferenti, semplicemente specchio della condizione esistenziale.

Frida Kahlo
20 marzo – 31 agosto 2014
Scuderie del Quirinale – Via XXIV Maggio 16, Roma
A cura di Helga Prignitz-Poda
Orari:
Domenica – giovedì dalle 10.00 alle 20.00
Venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30
Non si effettua chiusura settimanale
Biglietti:
Intero € 12,00 – Ridotto € 9, 50
Info:
Visite guidate e Laboratori: Tel. +39.06.39967500
www.scuderiequirinale.it

Exit mobile version