G di Gaber a “Che tempo che fa”

Fabio Fazio omaggia il Signor G

Fabio Fazio ha già dimostrato che, quando vuole, gli artisti li sa omaggiare bene. De André, Ivano Fossati. Ma con Gaber non è andata esattamente così. Probabilmente il compito era più arduo, stiamo parlando di un personaggio di una complessità immensa: cantante, autore, regista e attore teatrale. La sua è stata un’arte a trecentosessanta gradi.

L’inizio, tra ospiti televisivamente consumati e altri di cui davvero non si riesce a giustificare la presenza, è stato decisamente sottotono. Unica boccata d’aria fresca, Il conformista con Samuele Bersani, uno dei pochi a non aver tentato di riprodurre (ridicolmente) la mimica di Gaber. Ospiti inappropriati, si diceva: Emma (ma qui gioco facile). Enzo Iacchetti, forse intenzionato a ritagliarsi un ruolo tra gli intellettuali della sinistra, cercando di far dimenticare la televisione spazzatura di cui è simbolo vincente. Veltroni, in una Qualcuno era comunista orticante. Ma altri.
Meraviglia con Patti Smith. I as a person, ed è sufficiente chiudere gli occhi per immaginarsi un mondo di poesia.

Seduto a un tavolino, un po’ defilato, c’era anche Sandro Luporini. Lui i riflettori non li ha mai amati e anche quando Gaber girava di teatro in teatro preferiva starsene nella sua casa di Viareggio. Così, questa sera. Ora di fronte al suo libro G. Vi racconto Gaber, ora di fronte a Fabio Fazio. Ma sempre zitto. E, sarà anche retorico, ma il suo silenzio è valso molto più di tanti monologhi e canzoni eseguite in maniera sguaiata, volgare.

Artisti in quel contesto per un’incensazione di se stessi, affermazione della propria presenza. Tutti amici di G.: Luciana Littizzetto, Rocco Papaleo, Arisa. E’ lei a concludere la serata. Il pezzo prescelto è Non insegnate ai bambini. Gaber non riuscì mai a eseguirlo dal vivo e il brano fu pubblicato nell’album, postumo, Io non mi sento italiano. Puro sadismo affidarlo ad Arisa, che inevitabilmente ne fa a pezzi ogni contenuto. La versione di Alice, ad esempio, aveva una potenza tutta diversa.
La vera conclusione, però, è in piena linea fabiofazio, con un coro di bambini che cantano Com’è bella la città.

I rimproveri per questa serata sarebbero molti. Ospiti sbagliati. Qualcuno inspiegabilmente lasciato a casa: Giulio Casale, il primo ad aver riportato a teatro l’opera di Gaber e Luporini (Polli d’allevamento, nel 2006). Ma evidentemente si è preferito scegliere gli artisti televisivamente più forti. Fare uno spettacolo che piacesse alla sinistra bene, con il suo Bertinotti e il suo Vecchioni. E che piacesse a chi Gaber lo ascolta perché, alla fine, le sue canzoni fanno ridere. Le sue canzoni fanno ridere e basta.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, quarto anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base e Young.it. Giornalista pubblicista. Attualmente scrivo per Spettakolo.it.