“GEZIM” Di Susanna Sarti

Gemiz

Con prefazione di Barbara Gozzi esce Gezim, uno dei migliori libri di Susanna Sarti che esordì nel 2003 con “Luca” (Stefano Casanova Editore). Da allora la scrittrice emiliana ha pubblicato “Maledetto” (Editing Edizioni,2005), “K” (Giraldi Edizioni 2006) e “Diviso due” (Edizioni Creative 2007), opere che l’hanno iscritta di diritto nella nutrita schiera di scrittori di talento, ai quali tuttavia non è stata ancora riconosciuta la giusta visibilità.

Protagonista del racconto è Giulia, una bella donna di cinquantadue anni, docilmente incagliata nell’apatica sequenza dei giorni. Dopo aver aderito fedelmente al proprio ruolo di moglie e di madre per lunghi anni, cede travolta improvvisamente dalla potenza di quelle leggi naturali del cuore, che non patiscono eccezioni. E il suo crollo ha veramente qualcosa di eroico : è un progressivo e doloroso venir meno delle forze in una lotta impari. Una sera tra le braccia di un giovane extra comunitario ritrova casualmente la matassa smarrita della propria esistenza e decide di lasciarla dipanare, a dispetto della sofferenza del marito e della contrarietà della propria figlia. Una specie di urto violento che si genera dentro di lei producendo una sensualità inquieta, carica di gioia e di tormento, di lacerante rimorso e di dolorosa rassegnazione. L’amore è un dio che ferisce e risana, resistergli è tormentoso, abbandonarglisi dilettoso. Ma l’illusione alimentata dall’inattesa comparsa di un raggio di sole durerà poco, e le pesanti ombre dell’isolamento si richiuderanno su di lei, restituendola alla sua acquiescenza ad una condizione non modificabile.
Non è facile stabilire con certezza da dove provenga il fascino sottilissimo di Susanna Sarti.

La sua è una cifra stilistica priva di ogni compiacimento effettistico, che mira con pochi ma elementari colpi di pennello a narrare sentimenti e non scene. Il paesaggio è monocromatico, non ha che i colori del deserto dell’anima.
Forse il fascino proviene dal fatto che sia possibile leggere ancora come se fosse la prima volta una storia d’amore, di profondità passionali e palpitanti. L’eternità delle vicende di uomini e donne, quando siano narrate con tanta sensibilità e con tale penetrazione, resta ancora oggi lo sfondo in cui l’esperienza della lettura si colloca con stupefacente naturalezza. L’amore tra Giulia e Gezim punta direttamente verso un tale tipo di esemplarità. Straordinario è il suo modo di rendere la vitalità delle cose minime in cui si dispiega un sentimento di grande impatto emotivo.

Forse la capacità di andare, attraverso un fraseggio scarno ed essenziale, al cuore della situazione, senza indugiare in vacui commerci con l’oscurità. Una mescolanza armonica di agile e divertente creatività, che rinnova in noi l’esperienza arcaica di ascoltare un racconto.
Ma questo non basta ad esaurire il fascino della Sarti.
Forse lo stile fresco, piacevole, coinvolgente con cui narra questa storia, con concretezza ed immediatezza di sguardo, è l’origine del fascino. Una profonda intuizione sul raccontare ne sostiene la voce, la nutre e la fa risuonare. La sua scrittura è come l’acqua. Se hai molta sete puoi berla senza accorgertene, se ne hai poca offre comunque refrigerio. Diffonde leggerezza e piacevolezza tra luci e strappi feroci, Pur utilizzando una veste agile ed essenziale ella riesce a riprodurre tutta una vita di affetti, di slanci e di rinunce amare, dando l’impressione di proporci figure centrali della sua personale esperienza. Con scetticismo, passione e potere visionario mette sotto esame la condizione sociale della donna, ne rende palese la percettività femminile dominata dal tedio e dalla frustrazione, evitando nondimeno la trappola dell’autoreferenzialità e dell’orgoglio femminile.
Ma non basta neppure questo. Il libro nasce come necessità di far parlare il cuore. E’ da questo dato che bisogna partire, dall’urgenza dell’anima dell’autrice. Pian piano il lettore segue i passi trepidanti di Giulia, si emoziona per la sua passione, teme per la sua fragilità e si angoscia per il suo ritorno ad una vita senza altra prospettiva che la concreta sopravvivenza. Perché è la nostra vita che vediamo dentro il libro, ed un poco allibiti ci chiediamo come Susanna Sarti abbia potuto raccontare di noi usando elementi così lontani da noi. Forse è questa in definitiva l’origine del suo fascino o forse altro ancora che continua a sfuggirci e che l’autrice difende, come se il senso del libro si svolgesse altrove al riparo dalla tenuta narrativa.

Susanna Sarti, Gemiz, Edizioni Creative, 2007, 13.00 euro.