GIACOMO FAVRETTO: VENEZIA FASCINO E SEDUZIONE

Presso il Museo Correr di Venezia

Con la mostra “Giacomo Favretto Fascino e Seduzione”, il Museo Correr celebra un grande pittore di genere della pittura veneta dell’Ottocento, continuando l’opera di rivalutazione di artisti veneziani come aveva fatto in precedenza con Cadorin e Tito.

La mostra che durerà fino al 21 novembre, ripercorre tutte le tappe della vicenda artistica di Favretto dagli esordi all’Accademia di Belle Arti di Venezia alle composizioni degli anni Ottanta che ne determinano la consacrazione definitiva. Per documentare queste fasi, sono presenti in mostra opere alquanto significative come ad esempio Susanna e i due vecchi uscita per la prima volta dalla Galleria Nazionale di Budapest e l’altrettanto significativo Lavandaie proveniente dalla collezione Katalinic, anch’esso mai esposto prima.
Chiude la mostra l’ultima opera da lui realizzata prima della precoce morte avvenuta a soli 38 anni ( era nato nel 1849). Quest’opera ebbe l’onore di essere acquistata dal re d’Italia. A testimoniare poi l’influsso duraturo della sua arte su numerosi seguaci, è possibile ammirare in mostra quadri di altri protagonisti della pittura veneta coeva come ad esempio Ettore Tito, Alessandro Milesi, Guglielmo Ciardi, Luigi Nono. Dopo Venezia la mostra si trasferirà Al Chiostro del Bramante a Roma.

Il mondo culturale in cui Favretto si trova ad operare è in una fase di passaggio dalla pittura di Storia di stampo accademico a quella di “ verismo sociale” che offriva una varietà estrema di espressioni, dal patetico e lacrimevole, alla denuncia , alla scoperta di ambienti e persone povere. Ci si sforzava per lo più di non cadere nell’accademismo retorico ed evitare il bozzetto, alla ricerca continua di una spontaneità non sempre conseguita. Sarebbe stata la nascita della Biennale d’arte veneziana nel 1895, a portare idee di rinnovamento e a immettere nuova linfa nella cultura veneta.

Favretto, come si è detto, muore prima di questo evento, ma già di suo aveva capito che doveva evitare i pericoli del bozzettismo e della ricerca esasperate dell’antiretorica, riuscendo a rivalutare in modo nuovo residui della pittura settecentesca innestati con sapienza e notevole abilità tecnica nella rappresentazione del vero di una quotidianità veneziana, senza rinunciare alla leggerezza della rappresentazione ed evitando toni enfatici. Il suo gusto della vita popolare, minima, non esclude quello per le grandi scene di stampo documentaristico. Emerge quindi ben presto fra la cerchia di quei pittori che erano soliti riunirsi al caffè degli Artisti di Campo Santa Margherita o al Florian conciliaboli documentati da una scherzosa caricatura dello steso Favretto e da un dagherrotipo che vede riuniti i pittori definiti affettuosamente “ quei cari matti”.

Il suo talento e le sue anticipazioni innovatrici che sono individuabili nell’ultimo dipinto “ Liston moderno “ fanno di lui un grande maestro che è riduttivo circoscrivere alla sola pittura veneta. Resta il rimpianto per la sua morte precoce che non gli ha permesso di esprimere in modo più compiuto i talenti di cui era dotato.