GINO MORANDIS. INCANTI DELLA MATERIA

Si è inaugurata a Padova, presso il Palazzo del Monte di Pietà, la mostra antologica dedicata al pittore veneziano Gino Morandis scomparso nel 1994.

Sono più di cento le opere esposte tra disegni, incisioni, monotipi, serigrafie, collages di faesite su compensato, oli su tela, dipinti realizzati con il supporto di tecniche miste, sculture in rete metallica.
Nella maggior parte dei casi si tratta di opere provenienti dall’Archivio Morandis, con tanta cura e dedizione ordinato dalla figlia Barbara.

La mostra, concepita all’interno del dipartimento di storia dell’arte dell’Università di Padova e a cura di Alessia Castellani, documenta l’intensa attività dell’artista compresa tra gli anni ‘40 e gli anni ‘90 del secolo precedente. Grazie a tale rassegna risalta un repertorio che evidenzia, al di là della nota adesione allo spazialismo, le sue notevoli qualità di sperimentatore. Ciò gli consentì, comunque, di non recidere i legami con la tradizione pittorica veneta alla quale lo univa il suo congenito gusto per il colore e nei cui confronti Morandis mantenne un inalterato interesse.

Emblematici in tal senso i due dipinti Fantasia cromatica del 1966 e Senza titolo, realizzato tra il 1975 e il 1978, generosamente donati dalla moglie, Signora Rina, e dalla figlia, ed entrambi ora di proprietà del Nuovo Museo dell’Accademia, collezione recentemente istituita a seguito del trasferimento dell’Accademia di Belle Arti dalla sede storica alle Zattere.

Morandis insegnò fino al 1978 all’Accademia di Venezia, dove precedentemente si era formato anche se terminò i suoi studi, nel ’37, a Bologna. Nel capoluogo emiliano aveva seguito con altri compagni del corso di pittura, – tra cui citiamo Breddo, Gaspari e per un breve periodo Edmondo Bacci -, il suo maestro Virgilio Guidi che era stato trasferito, nel ‘35, da Venezia a Bologna. A Bologna, inoltre, aveva avuto modo di seguire i corsi di Tecniche dell’incisione con Giorgio Morandi e fu proprio in quell’occasione e a causa della sua precoce partecipazione a importanti mostre che maturò in lui la decisione, per problemi di facile omonimia, di aggiungere al suo cognome la “s” finale per distinguersi dal maestro bolognese.

Gino Morandis teneva molto all’insegnamento che già concepiva come ricerca continua che a sua volta, nei risultati raggiunti, si riversava nella didattica. In tale accezione si può comprendere più correttamente la sua grande attenzione nei confronti di uno sperimentalismo tecnico così evidente nella sua produzione. Dalle dirette dichiarazioni dell’artista rilasciate a Roberta Acerboni – all’epoca studentessa che frequentò assiduamente il suo studio per elaborare la sua tesi di diploma accademico sull’opera e la figura dell’artista veneziano, – sappiamo che egli era convinto che “perfino la materia apparentemente greve (…) diventa l’appropriata e specifica tecnica del dipinto”, volendo con ciò significare che, per quanto in termini diversi, si può riscontrare nelle opere d’arte contemporanee la stessa “disciplina” usata dagli antichi. Morandis, infatti, era giustamente convinto che “la tecnica contribuisce a determinare la qualità dell’opera d’arte”.

GINO MORANDIS. INCANTI DELLA MATERIA.
Padova, Palazzo del Monte di Pietà- Piazza Duomo
ORARIO: 9,30-13,00 e 15,30-19,00, chiuso il lunedì
INGRESSO GRATUITO.
INFO: scarpaf@comune.padova.it; ferretti@comune.padova.it
23 dicembre 2004 – 27 febbraio 2005.