GLI INFINITI RIFLESSI DI MADAMA BUTTERFLY

L'OPERA DI PUCCINI SECONDO LA VISIONE DI ALEX RIGOLA AL TEATRO LA FENICE

Nell’eterogeneità degli elementi che concorrono alla conformazione di un allestimento scenico, soprattutto se originale, occorre individuare un nesso attorno al quale sia possibile farli gravitare. Nella Madama Butterfly presentata al Teatro la Fenice di Venezia l’elemento scenico che ha il compito di catalizzare a sé tutti gli altri è senza dubbio Möbius, l’opera dell’artista visiva Mariko Mori che si rifà all’inesauribilità del ciclo vitale. Ne è la prova il fatto che dalla sua diversa collocazione sulla scena ogni aspetto dello spettacolo viene condizionato in maniera determinante. Se la sua sospensione in aria nella prima parte del melodramma ha contribuito a un lento processo di paralizzazione delle componenti teatrali al punto da rischiare di frenare il potenziale drammatico del flusso musicale, la sua successiva disposizione centrale ha concorso a dare profondità alla scena grazie al gioco di compenetrazione avviato con la recitazione dei cantanti, esaltato da un equilibrato rinnovamento degli interventi illuminotecnici curati da Albert Faura che hanno consentito un elegante quanto funzionale gioco di iridescenze.

Su questo piano Mariko Mori ha immaginato i bianchi costumi dei cantanti pronti a riflettere le più intime fluorescenze d’animo della giovane Cio-Cio-San emanate dal suo abito nuziale. Poco caratterizzante risulta invece l’aspetto mimico dei personaggi che si racchiude in una serie di movimenti di didascalica intuizione, limitatamente coesi alla natura dell’intero impianto scenico coordinato dalla regia di Àlex Rigola. Ma se la complessità della messinscena può favorire osservazioni critiche di questo tipo, è la potenza drammatica della musica che, soprattutto nella seconda parte, coinvolge lo spettatore al punto da sganciarlo dal minimo approdo tecnicistico, travolgendolo all’interno del flusso sprigionato dal Möbius e coordinato dal determinante apporto direttoriale di Giampaolo Bisanti alla guida dell’orchestra della Fenice e di Claudio Marino Moretti per quella del coro.

Tra le voci dei protagonisti di questa Madama Butterfly, tutte nutrite di una poderosa emissione vocale tale da consentire ai cantanti di presentarsi al meglio nei confronti dell’orchestra, Manuela Custer ha la capacità di attrarre tutta l’attenzione necessaria a una riconsiderazione dell’importanza drammaturgica del personaggio che interpreta, conferendo alla sua Suzuki l’abilità di districarsi tra le molteplici situazioni cui il melodramma è investito.