GUIDO CAGNACCI PROTAGONISTA DEL SEICENTO
Forlì continua nell’ammirevole opera di rivisitazione e rivalutazione delle glorie locali con grande rispondenza di pubblico e apprezzamento degli specialisti. Dopo i recenti omaggi a Palmezzano e Silvestro Lega, è ora il turno della rassegna “Guido Cagnacci. Protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni” visitabile ai Musei di San Domenico di Forlì fino al 22 giugno 2008.
Delle 80 opere presenti una quarantina appartengono all’artista romagnolo mentre le rimanenti comprendono dipinti di Caravaggio, Ludovico Carracci, Guercino, Guido Reni, Artemisia e Orazio Gentileschi. , affiancati a quelli del protagonista proprio per fare risaltare , come dice uno dei curatori, Paolucci, la peculiarità della sua opera rispetto a quella dei suoi grandi contemporanei, essendo uno degli scopi della mostra quello di fare emergere, una volta per tutte, l’originalità e la grandezza dell’artista romagnolo. che gli organizzatori affiancano ai due pittori protagonisti del Seicento, Reni e Caravaggio. Sono poi presenti quegli artisti romagnoli segnati dalla sua esperienza al punto da ripeterne i modi.
Nato a Sant’Arcangelo di Romagna fu attivo nella sua regione poi a Bologna dove lavorò nella bottega di Guido Reni e a Venezia. Chiamato dall’imperatore Leopoldo I a Vienna vi rimase poi fino alla morte nel 1663. Cagnacci seppe combinare con grande originalità i dati culturali emiliani e veneziani con l’esperienza del naturalismo caravaggesco. La sua produzione artistica raggiunge il vertice nelle due grandi tele “Gloria di San Mercuriale“ e “Gloria di San Valeriano “nella pinacoteca di Forlì, confrontandosi con i risultati raggiunti da Reni nella fase della sua maturità crea soprattutto figure femminili (capolavoro “La Cleopatra morente” del Kunsthistorische Museum di Vienna). Dipinge nudi sensuali, espliciti nelle carni perlacee alla Vermeer, dalle pose languide nella loro perfezione malinconica. Sarà interessante vedere se, come già successo in passato in occasione della mostra a lui dedicata a Rimini nel 93, si riaccenderanno le diatribe fra chi vede nei suoi nudi femminili” pienezza di sensi , con sensibilità ben lontana da quella che si definisce pornografia” (scrive Guido Almansi) e chi si riconosce nel giudizio tranciante e ironico di Alberto Arbasino che ne ammirava il talento ma definisce il Cagnacci “un pittore hanté da immagini femminili di seni turgidi” riprendendo isolati giudizi precedenti che insistevano sulla sofisticata perversione dell’artista sollecitata da un collezionismo particolare. Si tratta di giudizi che appaiono anacronistici e preconcetti: innegabile la carnalità vibrante , la sensuale pienezza dei corpi, ma nulla che sia riconducibile a ipocrisie falsamente religiose e erotiche, né a un voyeurismo gratuito, ma rappresentazione sublime di un’esperienza mistica basata sulla fisicità dei corpi.
Si assiste a una variegata e sofferta dialettica tra anima e corpo. Appare infatti sensazionale nelle sue tele il senso della colpa e del perdono, del misticismo e della sensualità non fine a se stessa. Vedasi ad esempio l’affascinante raffigurazione dell’estasi mistica dei santi carmelitani, quale compendio mirabile di una umanità catturata dal divino. “Ha saputo rappresentare –annota Paolucci, il direttore dei musei vaticani .- il vero visivo , il naturale cioè caravaggesco, e quel meraviglioso e contraddittorio vero che sta dentro di noi”. Il monumentale monastero di S. Domenico, in cui è ospitata la mostra, è pure lui una preziosità unica, perchè ritornato ai fasti architettonici primitivi.
GUIDO CAGNACCI. PROTAGONISTA DEL SEICENTO TRA CARAVAGGIO E RENI
Forlì, Musei San Domenico
Dal 20 gennaio al 22 giugno 2008