“Gangor” di Italo Spinelli

Dietro un'immagine

“Gangor” racconta una storia violenta nascosta dietro una fotografia, testimonianza artistica di una realtà che nessuno vuole vedere. Spinelli ci descrive minuziosamente una società indiana allo sbando, narra di una contraddizione e di ciò che «non fa notizia».

Gangor è una giovane madre indiana, che il fotografo Upin ha immortalato mentre allattava il proprio figlio. Upin pensa subito che quel viso debba essere mostrato alle masse, poiché incorpora la delicatezza e la malinconia di una donna che ha subito infinite prepotenze. Il protagonista decide di pubblicare la fotografia su un giornale per testimoniare, attraverso le immagini, la crudezza di un mondo dimenticato come quello dei nuclei tribali nel distretto di Purulia, a nord di Calcutta. Gli abitanti di Purulia vedono il seno di Gangor stampato sulla carta e la loro reazione è inaccettabile. Gangor viene licenziata dal suo umile impiego e finisce per prostituirsi. Nel frattempo Upin continua la propria vita agiata, ma sente presto la necessità di rincontrare la madre che aveva fotografato. Il protagonista si mette alla ricerca della donna e sprofonderà ancor di più nella realtà di violenza che ha sempre denunciato.

Gangor è la trasposizione cinematografica del racconto breve Dietro il corsetto di Mahasweta Devi ed è stato girato interamente nel distretto di Purulia. L’autrice, importante personalità della letteratura bengalese, aveva raccolto, nella sua trilogia Breast stories, delle storie di vita autentica, ascoltata nei racconti che le donne dei villaggi indiani le narravano. Gangor nasce anche dalla passione di Italo Spinelli per il mondo indiano, che lui frequenta da 25 anni, e dalla sua volontà di mostrare all’Occidente la fotografia di un’India «invisibile», occultata dal flusso di informazioni e immagini filtrate dalla stampa. Come Upin, il regista ricerca la verità ai margini della società, lontano dalle grandi metropoli modernizzate. Spinelli comunica allo spettatore le stesse emozioni che Upin veicola attraverso le fotografie. La macchina da presa inquadra in primissimo piano il viso di Gangor, per poi accarezzarne, in dettaglio, la pelle, le braccia e le gambe.

Gangor fa però anche riflettere sulle conseguenze di queste testimonianze visive e su come utilizzare i mezzi dell’informazione per ottenere un miglioramento individuale e comunitario. La donna finisce infatti per vendere il proprio corpo, anche se nel finale l’intera vicenda porta all’applicazione della giustizia statale.

La sceneggiatura talvolta si inceppa, ma Gangor si presenta ugualmente come un’opera impegnata socialmente, caratterizzata da un’ottima regia. Il film non propone soluzioni dirette, ma analizza una questione delicata e stimola a divenire consapevoli della negatività presente. Unirsi per urlare: «Stop the rapes».

Titolo originale: Gangor
Nazione: Italia, India
Anno: 2009
Genere: Drammatico
Durata: 91′
Regia: Italo Spinelli

Cast: Adil Hussain, Samrat Chackrabarti, Priyanka Bose, Tillotama Shome, Seema Rahmani
Produzione:

Distribuzione: Istituto Luce
Data di uscita: Roma 2010
11 Marzo 2011 (cinema)