Giancarlo Franco Tramontin. Sculture. Forme come linguaggio.

Palazzo Ducale accoglie l’ultimissima produzione dello scultore veneziano

Con la mostra personale di Giancarlo Franco Tramontin si chiude un cerchio, ma come tutti i cerchi che si chiudono, continuativamente si riaprono. E’ un cerchio che, comunque, si chiude perché questa mostra consente, nell’itinerario della ricerca di Tramontin, di ricondurci idealmente e concretamente alla conclusione degli stessi studi accademici, dall’artista terminati con una tesi discussa nel lontano 1956, come era consuetudine fino al alcuni anni fa nelle accademie di belle arti, con il docente di storia dell’arte, allora, in laguna, un maestro indiscusso quale Giuseppe De Logu. Argomento della tesi: proprio Palazzo Ducale e le sue sculture, con particolare riferimento a quelle dei capitelli dei portici sottostanti.

Palazzo Ducale è un luogo importante per la storia di Venezia, ma direi anche, e a questo punto prevalentemente, per la storia dell’arte.
Si tratta, in questo caso, quasi della materializzazione di elementi decorativi che rimandano agli stilemi tipici di un tappeto orientale; a questo proposito è sufficiente pensare alle facciate dell’edificio sul molo o sulla piazzetta , dove gli elementi decorativi e geometrici dei pieni e dei vuoti si ribaltano dando origine a una struttura apparentemente bidimensionale dove, tuttavia, la scultura in ogni sua espressione diventa protagonista. In tale sunto di enciclopedia della scultura, bibla pauperum medievale, che si colloca al di là di ogni effimera spartizione cronologica, lo scultore assieme al lapicida, al muratore, all’architetto, si manifesta principe nelle creazioni di questo tipo di spazio. E chi meglio di uno scultore può comprendere i valori archetipici e originari dello spazio? Così è stato e in questo senso il cerchio si chiude e si riapre nel momento della conclusione degli studi di Tramontin quando nella tesi si dedicava a un approfondimento di tutte le variazioni dei capitelli di Palazzo Ducale, già studiati dall’abate Giuseppe Cadorin, da Pietro Selvatico Estense, e quindi da John Ruskin. Tramontin è totalmente all’interno di tale tradizione, l’ha capita e colta perfettamente.

Oggi, lo stesso allestimento delle opere all’interno della Loggia Foscara, ci fanno cogliere perfettamente questa specifica comprensione. Tale forma, tale linguaggio della tradizione, gli è entrato dentro l’animo, si è connaturato più o meno a livello subliminale all’interno di un certo modo di concepire l’arte. Si può dire, e forse ciò costituisce la maggiore originalità delle sue sculture, che la ricerca dell’artista pur partendo dalle avanguardie maturate attraverso assunzioni assimilate dai maestri, superi le comuni e a volte rigide dicotomie tra classico e anticlassico così insite nella scultura. Pur partendo da una rivisitazione dell’arte del periodo classico, magari anche attraverso un’indagine delle forme canoviane che lo conducono a condividerle e sperimentarle direttamente grazie a una permanenza in Grecia dopo che gli fu assegnata una borsa di studio, lì si ricollegava soprattutto alla scultura ellenistica prima, vedi anche l’effetto coreografico che non è cercato ma quasi magicamente egualmente ottenuto, per poi comunque ricondursi ai principi originari arcaici, quelli bidimensionali che a loro volta si riconducono alla cultura micenea e minoico-cretese, ma soprattutto agli archetipi insiti nella cultura cicladica. Da lì inevitabile anche un rimando all’arte egizia. In tal senso, da autentico veneziano, la pur pretestuosa assunzione classica del soggetto quale il corpo femminile nudo, lo conduce a ripetere tali modelli con uno studio meticoloso del linguaggio che ha fatto suo e continua a consentirgli il raggiungimento di costanti, anche se a volte impercettibili, variazioni e scarti sul tema.

Alla fine Tramontin appartiene ancora a una concezione bizantina così radicata nella tradizione veneziana così come era riuscito a coglierla proprio John Ruskin ne Le pietre di Venezia in cui partendo dall’unicità originale e tradizionale dell’arte veneziana si soffermava sull’analisi delle sculture di Palazzo Ducale, indugiando oltre che sul loro valore simbolico e politico, anche su quello formale che non poteva che tradursi per di più sulle variazioni delle forme dell’arco di derivazione orientale-bizantina che, diventava poi tipicamente gotico e così perdurava sugli innesti rinascimentali provenienti dalla Lombardia, in primis da Milano e Bergamo, e soprattutto dalle coeve fabbriche fiorentine, vedi la chiesa dell’Orsanmichele e di Santa Maria del Fiore in particolare.
Già dai tempi di Vitruvio nell’architettura si fissavano i principi cardine di tale arte poi ripresi dall’Alberti nel suo trattato, vale a dire la firmitas, l’utilitas accompagnata dalla venustas; proprio partendo da quest’ultima non meno fondamentale concezione e valore, si può riassumere l’essenzialità degli artisti come Tramontin che della venustas, come bellezza, ha creato un aspetto essenziale all’esemplificazione della forma che già si enuncia come disciplina indagata nel disegno per poi materializzarsi, con molteplici possibilità di soluzione, nel linguaggio della scultura che, quindi, sviluppa in sé quelli che sono i requisiti essenziali dell’architettura naturalmente compenetrandosi nel fondamentale concetto dello spazio, così connaturato alla ricerca dello scultore e così come lo stesso artefice/artista medievale dimostrava di possedere, quale valore primario per esprimere la propria arte. Da qui il facile inserimento di tali sculture in questi spazi, in cui lo scarto di una linea, di un segno sulla spalla, quasi magicamente convivono nella stessa lunghezza d’onda con la soluzione di un arco inflesso o a schiena d’asino e trilobato nel relativo intradosso. Questo spiega il ripetersi di certi moduli formali nella cultura bizantina, vedi anche l’icona e il perché a Venezia, forse, i cambiamenti rinascimentali tardarono ad affermarsi e quando poi ebbero motivo di concretizzarsi, pur nel cambiamento adottato, persistevano i valori essenziali e fondamentali degli stilemi precedenti.

Giancarlo Franco Tramontin. Sculture, forme come linguaggio
Venezia, Palazzo Ducale, Loggia Foscara
14 luglio – 18 agosto 2012
INFORMAZIONI GENERALI
Sede: Palazzo Ducale, Loggia Foscara, piazza San Marco, Venezia
Apertura al pubblico: dal 14 luglio al 18 agosto 2012
Ingresso con l’orario e il biglietto del Museo: dalle 8.30 alle 19.00 (ingresso consentito fino alle 18.00)
BIGLIETTI
Biglietto singolo
I MUSEI DI PIAZZA SAN MARCO
Un unico biglietto valido per Palazzo Ducale, Museo Correr, Museo Archeologico Nazionale e Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana. Ha validità per 3 mesi e consente una sola entrata in ogni
museo.
Intero: 16,00 euro
Ridotto: 8,00 euro