mercoledì, Giugno 17, 2026
Home Arte Mostre Giorgione e Padova. L’enigma del carro

Giorgione e Padova. L’enigma del carro

A Padova presso i Musei Civici agli Eremitani

Un alone di leggenda avvolge la figura e l’opera di Giorgione da Castelfranco, arrivando fino a dubitare della sua stessa esistenza.

La tesi comunque più accreditata lo fa morire giovane a causa della peste o, più romanticamente, a seguito di una delusione di amore. Per quanto breve, comunque, la sua esistenza ha regalato dipinti unanimamente riconosciuti di una novità dirompente e capolavori assoluti.
Fra questi l’opera cult La tempesta avvolta nel mistero delle più svariate interpretazioni tese a svelarne gli arcani della composizione, cercando di coglierne, attraverso il linguaggio neoplatonico e quello della filosofia naturale dalle implicanze sientifiche, i messaggi nascosti. Ci si è affannati da sempre a toglierle quel velo che però, come aveva giustamente intuito Benjamin, aggiunge fascino ad un’opera già perfetta. L’ ultima lettura di quest’opera, dove la composizione dei personaggi si armonizza nel paesaggio senza ricorrere ad un disegno sottostante ma solo costruendola attraverso la variazione dei toni coloristici, viene dalla mostra Giorgione: l’enigma del carro in corso dal 16 ottobre ai Musei Civici di Padova.

Per onorare i 5oo anni dalla morte dell’artista, riservando anche a sé un po’ della sua gloria, Padova dà dell’opera un’interpretazione sciovinista non del tutto priva di fondamento.
Si fa largo la tesi realistica di Guidoni per la quale la Tempesta fa riferimento al contagio della peste che inferiva nel padovano -siamo all’anno 1505 – e pure nella stessa città (si veda il fulmine e l’incendio) alle cautele da opporre alla malattia (i bagni nell’acqua limpida e scorrevole) sino alla rappresentazione dei fossati esterni all’area della cittadella di Padova. A questa interpretazione si affianca quella che considera la tela una critica feroce alla Repubblica Veneta, responsabile della decadenza della città.

Occorre una lente di ingrandimento per decifrare lo stemma disegnato sulla porta dipinta sullo sfondo del paesaggio.
Secondo questa tesi, la chiave fondamentale è proprio qui, in quanto, riproduce perfettamente quello dei Carraresi, nobili padovani. E poi i fossati, con la Cittadella con il castello non si potrebbe forse ricondurre alla Porta di Ponte Molino, al ponte di San Tommaso e così via. Si arriva ad identificare il soldato in primo piano con il mitico Antenore fondatore troiano della città. Come al solito però, mancano riscontri storici come peraltro capita con tutte le opere di Giorgione. A rafforzare la tesi della mostra si potrebbe ipotizzare che i legami di Giorgione con la città fossero soprattutto di tipo culturale, che fosse in contatto con l’Università degli studi dove imperava la dottrina dei neoplatonici, visto che tutta la opera dell’artista ne è impregnata. Ma sorge a questo punto un’altra difficoltà in quanto secondo questa dottrina il bello era un bello ideale non riconducibile quindi a paesaggi reali. Ad ogni tesi quindi spunta una nuova difficoltà.
Si può tuttavia concludere che anche se la mostra non riesce a fornire “ the smoking gun”, cioè la prova irrefutabile di quanto vuole dimostrare, alcune coincidenze restano interessanti e soprattutto la rassegna ci offre nuove prospettive dell’opera attraverso una serie di incisioni della Tempesta e nelle sessanta opere presenti offre un ampio ventaglio di quadri degli artisti contemporanei di Giorgione e a lui, in qualche modo riconducibili.

Luogo: Padova-Musei Civici agli Eremitani
Orario: 9.00 – 19.00 Chiusura lunedì non festivi, Natale, S.Stefano, Capodanno
Telefono: +39 049 20 100 10 ; +39 049 20 100 10
E-mail: info@giorgioneapadova.it
Sito Web: http://www.giorgioneapadova.it/