Gli Skunk Anansie in concerto a Udine

Anima rock

Nella splendida cornice del Castello di Udine ha avuto luogo il 6 luglio, a due anni dalla reunion, la prima tappa italiana del tour estivo di Skunk Anansie. Probabilmente il clima favorevole, l’atmosfera anacronistica e l’ambientazione piuttosto intima ha impreziosito notevolmente il ben riuscire dello spettacolo.

Già dall’apertura dei cancelli risulta evidente la preponderanza del gentil sesso, mosso da un lato dalle facili ballate rock (You Saved Me, Over the Love) dell’ultimo lavoro Wonderlustre e dall’altro, crudelmente sedotto dalla fascinosa e mascolina Skin. Appunto per questo, la maggioranza del pubblico era inconscio dello tsunami di decibel che avrebbe loro travolto e stravolto. Le due grancasse della batteria, tuttavia, un avvertimento chiaro lo davano.

Scoccate le nove e mezza la band sale sul palco. Inizio shock di Yes it’s fuckin’ political! durante la quale il velo trasparente che mascherava la scena viene scagliato a terra da Skin con la rabbia furiosa di chi sta per sconvolgere le cose per sempre. La frontwoman londinese, ammantata da brillanti neri e sfolgoranti dorati da far invidia al miglior Renato Zero, quando avverte gli occhi sbigottiti su di sé, riesce ad esaltarsi diventando dinamite. O per dirlo all’AC/DC, diventa TNT.

Una canzone dietro l’altra vengono sparate in successione senza alcun break: Charlie Big Potato, Because Of You, God Loves Only You e 100 Ways To Be A Good Girl sono solo le prime di una lunga scaletta. Skin che continuava dimenarsi come un toro al rodeo, prende Weak come trampolino di lancio vero e proprio: senza pensarci su due volte compie un emozionante body surfin’ che la vide trascinata per una cinquantina di metri fino la “zona mixer”, andata e ritorno.

Oltre a ciò, Skin partecipa attivamente al sound della band con sintetizzatori a mo’ di Led Zeppelin, tamburelli acustici e battendo energicamente anche su un largo timpano in Tear The Place Up.
Le attese ballate arrivano a metà concerto e il pubblico si fa sentire forte e chiaro, cantando a squarciagola Secretly, Over The Love e Weak (altro tuffo sulla calca). Eseguite queste, la folla comincia a voler dosi maggiori d’adrenalina e ad ogni pezzo si salta, si balla, ci si spinge, ci si sorride, si perdono collane e portafogli e i più prodi si tolgono maglie e scarpe per mancanza d’aria (sì, anche le scarpe!). Insomma, tutti stanno in attesa del prossimo salto o di un imprevisto urlo della Pantera di Londra, assuefatti e schiavi di ogni suo volere. Twisted rappresenta nel modo migliore la situazione.
Fino a giungere all’ultimo ed interminabile pezzo del concerto, che molti spettatori in prossimità del palco aspettavano con un po’ di desiderio visto il forte agitarsi tipico degli spettacoli degli Skunk Anansie, Little Baby Swastikka, Ta/ra/tarata/ta/ra!

Dopo quasi due ore, le luci si spengono, il batterista Mark Richardson lancia le bacchette al pubblico, lo straordinario Cass (basso) lancia i vari plettri e sotto il palco finalmente s’inizia a respirare ossigeno. Trovando l’unica fontanella d’acqua potabile del giardino, si riflette su quanto ormai sia raro assistere ad un concerto del genere. Chi del loro calibro si concede di gettarsi così spontaneamente sulla folla (e all’età di lei poi)? Probabilmente solo l’incorreggibile Iggy Pop. Non voglio affermare d’aver assistito al concerto più bello del mondo, ma di certo ad una vera esibizione in filosofia rock. La band che suona da paura, l’intensità altissima, una voce stratosferica e lo spettacolo che supera abbondantemente l’ora e mezza. Chiedo tanto? Per gli Skunk Anansie sembrava una sciocchezza.

P.S. Ringrazio la suola destra dello stivale di Skin (di almeno cinque chili) per avermi lasciato le sue impronte sulla mano tutta la notte. Per fortuna non indossava i tacchi di Lady Gaga.

Foto a cura di Maicol Viale Copyright © NonSoloCinema.com – Maicol Viale