Concorso
Vita e debolezze di uno scrittore perso nella Grande Mela.
Il figlio di un illustre scrittore, Tulley, pubblica con successo una raccolta di racconti sulla sua infanzia a New York, ma non riesce a completare il suo primo romanzo che giace incompiuto, da ormai più di diciassette anni. Durante questo periodo, per sbarcare il lunario, Tulley lavora col suo amico e compagno di serate Levine come copywriter in uno studio pubblicitario, anche se la sua principale occupazione sembra esser quella di affogare nell’alcol le sue frustrazioni ed insoddisfazioni. Ma quando, dopo aver incontrato Nathalie, sembra aprirsi uno spiraglio di luce nella sua grigia esistenza, lo spettro della cirrosi costringe Tulley a fare i conti con la realtà e con le vere ragioni che gli impediscono di terminare il suo romanzo.
Non è una storia originale quella raccontata da Mike Bencivenga: di scrittori alcolizzati ne è pieno il cinema come la letteratura (per non parlare della Storia dei maggiori scrittori americani del Novecento, e non solo..); ma questo piccolo film statunitense riesce ugualmente a giocarsi le sue carte nel migliore dei modi puntando sulla buonissima interpretazione del protagonista (Anthony LaPaglia – segnalazione come miglior interprete maschile per la Giuria Internazionale di Schermi d’Amore 2004) e sulla linearità dell’intreccio, tanto semplice quanto coinvolgente.
Happy Hour sembra inizialmente una classica commedia in stile newyorkese: dialoghi veloci e sarcastici raccontano la storia di un uomo come tanti, con i suoi vizi e i suoi problemi che lo accompagnano nei bar della Grande Mela; ma si rivela pian piano come un film sensibile e affettuoso, che ha il pregio di non degenerare in troppo banali massime filosofiche sulla vita e la morte mantenendo sempre quel tocco leggero che lo aveva caratterizzato fin dalle prime sequenze.
Tulley non viene descritto come una vittima ed infatti lui non vuol essere salvato dai suoi amici, ma crede forse che una vita vissuta avendo molte cose da dire, senza però riuscire ad esprimerle, possa essere lasciata scorrere nella desolazione, senza opporsi. Quindi, forse l’annuncio della probabile condanna a morte giunge improvviso, ma la condotta autolesionista di Tulley lascia intuire che, inconsciamente, è proprio quello che lo scrittore, ormai privo d’ispirazione, cercava di raggiunge per liberarsi finalmente di quel male di vivere che inevitabilmente sembrava contrassegnare il suo destino.
(Segnalazione all’ 8° edizione del VeronaFilmFestival – Schermi d’amore 2004 come miglior interpretazione maschile per Anthony LaPaglia)
Regia: Mike Bencivenga
Interpreti: Anthony LaPaglia, Eric Stolz, Caroleen Feeney
nazione: USA
Durata: 93′








