Helmut Lachenmann Leone d’oro alla carriera

Il compositore tedesco riceverà il premio durante il 52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea

È il compositore tedesco Helmut Lachenmann, figura chiave del pensiero musicale contemporaneo, il Leone d’oro alla carriera del 52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea (2 > 18 ottobre 2008). Il riconoscimento a Helmut Lachenmann è stato proposto dal Direttore del Festival, Luca Francesconi, e accolto dal Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta.

La cerimonia di consegna del Leone d’oro alla carriera avverrà venerdì 3 ottobre presso il Teatro alle Tese dell’Arsenale di Venezia alle ore 20.00, nel corso del 52. Festival di Musica.
Nel 2006 il riconoscimento era stato attribuito a Friedrich Cerha e nel 2007 a Giacomo Manzoni.

“Amatissima e controversa, la musica di Helmut Lachenmann – recita la motivazione – ha avuto ed ha una grande influenza sui compositori di almeno due generazioni. La concezione molto radicale e utopica a un tempo di un suono disseccato, spogliato di peso semantico fino a raggiungere uno stato che si può definire “minerale”, ha emblematicamente siglato le estreme conseguenze dell’avanguardia musicale strutturalista. Ma contemporaneamente, e questo é l’aspetto forse più interessante e anche sorprendente, ha aperto un nuovo mondo sonoro forzando provocatoriamente i limiti della percezione. Nata da una concezione negativa dell’orizzonte semantico, ha infine dischiuso una nuova idea di linguaggio e, per così dire, una nuova forma di “verginità” della materia sonora”.

Il legame di Lachenmann con Venezia e la sua cultura è lungo e profondo: poco più che ventenne si stabilì alla Giudecca per studiare con Luigi Nono, del quale divenne uno degli amici più stretti. E’ poi alla Biennale di Venezia, nell’ambito del 25. Festival Internazionale di Musica Contemporanea (1962), che avviene il suo esordio come compositore con Fünf Strophen eseguito dal gruppo strumentale del Teatro La Fenice. In tutto il mondo, oggi, la sua musica é eseguita, registrata, analizzata, discussa; anche la rivista “The Wire”, “Bibbia” della musica d’avanguardia non accademica, gli ha dedicato un ampio ritratto-intervista nel 2003.
Di nuovo alla Biennale di Venezia nel 1993 con Mouvment (-vor der Erstarrung) eseguito dall Ensemble Modern e nel 2006 con Concertini eseguito dal Klangforum Wien, quest’anno Lachenmann sarà presente al 52. Festival Internazionale di Musica Contemporanea con due dei suoi lavori più importanti: Schreiben (2003) per grande orchestra (Orchestra Nazionale Sinfonica della RAI) e Grido (2001) per quartetto d’archi (Arditti Quartet).

In un’epoca in cui siamo circondati da musica in eccesso – ha dichiarato Helmut Lachenmann –, la nostra facoltà di ascolto deve misurarsi sia con troppa complessità che con troppa banalità, e regolarsi di conseguenza. Il nostro compito oggi è quello di liberare questa facoltà penetrando al fondo della struttura di ciò che sentiamo. L’ascolto deve diventare percezione, deve essere deliberatamente dissotterrato, portato alla luce, provocato. Questa, secondo me, è la vera tradizione dell’arte occidentale.