“Home” di Ursula Meier

L’insostenibile rumore del paradosso

La settimana della critica di Cannes, da sempre, si può far vanto di aver scoperto e lanciato registi e tendenze che, dalle pieghe di una nicchia cinefila, si sono fatti strada e hanno saputo creare modelli di cinema, più o meno nuovi. Ursula Meier, partita dal documentario e dal cinema misconosciuto di Alain Tanner, esordisce nel lungometraggio proprio grazie alla sezione collaterale del Festival, per raccontare una storia tanto metaforica quanto realistica che, al di là delle ambizioni e del fascino sotterraneo sembra un po’ confusa.

Il racconto è quello di una famiglia, moglie, marito e tre figli, che vive accanto a un tratto isolato e inutilizzato di un’autostrada, che praticamente è una sorta di giardino; ma, quando quel pezzo di strada verrà aperto al traffico, ovviamente l’equilibrio familiare si sgretolerà pian piano.

Una commedia o un dramma, a seconda dei punti di vista, decisamente sui generis, che si fa vanto di ascendenze letterarie che, se nella prima parte ondeggiano tra Calvino (per la ribellione allo status quo del progresso) e Beckett (per la surreale attesa), nella seconda ripiegano su una più comoda metafora morale, che sembra sfociare nel moralismo.
Scritto a sei mani (oltre alla regista, Antoin Jaccoud, Raphaelle Valbrune, Gilles Taurand, Olivier Lorelle, Alice Winocour), il film racconta varie cose già con la sua idea di base, segno di una ricchezza individuale non indifferente, dall’emergenza abitativa a quella ecologica, dal progresso spersonalizzante – che lo rende una sorta di western – alla riflessione sui limiti psicologici della famiglia contemporanea, che però con il tempo e con il radicalizzarsi coraggioso dello spunto rischia d’impoverirsi nel raccontare la follia moderna, la cupezza di una civiltà fondata sullo sfrecciare di un’auto.

Dove il film è vincente, e forse motivo principale d’interesse, è nella creazione di un rapporto empatico e sensoriale con lo spettatore, che dalla descrizione divertita di una situazione paradossale ne descrive con puntigliosità le conseguenze, fatte soprattutto di rumori via via più insostenibili che permettono a Meier di giocare tanto coi nervi dei personaggi che con quelli dello spettatore, tanto da ricreare “in laboratorio” la stessa, psicotica atmosfera, spenta solamente dall’indecisione e dal chiudersi in se stesso di una riflessione che, da complessa, diventa complessata e poco definita nei risultati.

Colpa principalmente di una sceneggiatura che, nel ritrarre personaggi sempre più odiosi e che sempre più si odiano(e che per il gioco speculare scelto, lo spettatore si trova suo malgrado a odiare), dimentica di dare spessore completo all’impianto concettuale, lasciando così la regia a dover gestire una situazione che rischia di sfuggirle più volte di mano, provando a rimediare con uso d’immagini ora concrete ora poetiche (i spiragli di luce che filtrano dalla muratura). Meier, inoltre, ha la comodità di avere un’attrice su cui gettare ogni peso possibile come Isabelle Huppert, che però mostra un po’ la corda nel dover interpretare personaggi sempre dello stesso tipo, di quelli che oscurano personaggi e cast che sarebbero anche di buon livello. Però, nonostante tutto, un esordio convincente e interessante, segno che – con le dovute riserve – la Semaine ha ancora avuto un certo occhio.

Titolo originale: Home
Nazione: Svizzera, Francia, Belgio
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 95′
Regia: Ursula Meier

Sito italiano: www.teodorafilm.com/home/main.html
Cast: Isabelle Huppert, Olivier Gourmet, Adélaïde Leroux, Madeleine Budd, Kacey Mottet Klein, Renaud Rivier, Kilian Torrent
Produzione: Box Productions, Archipel 35, Need Productions
Distribuzione: Teodora Film
Data di uscita: 30 Gennaio 2009 (cinema)