“Horace & Pete”: quando la sitcom incontra il web

Louis C. K. e Steve Buscemi online


Che internet stia cambiando il mondo della televisione e dell’intrattenimento in generale è ormai un dato di fatto, sia per quanto riguarda gli streaming service come Netflix, sia per i prodotti realizzati esclusivamente per il web, appunto le web series, che ormai (da più anni di quanti si possa pensare) occupano un ruolo importante nel mondo dell’audiovisivo. A sorprendere invece è che a creare quella che sembra la grande novità del 2016 in campo di web series non sia l’ultimo youtuber adolescente del momento, ma bensì un comico sulla soglia dei 50 anni, l’americano Louis C.K., che dal 30 gennaio scorso ha cominciato a pubblicare settimanalmente sul suo sito internet gli episodi della sitcom Horace and Pete.

Caratterizzata dallo humor dolceamaro tipico del comico statunitense, Horace and Pete segue le vicende dell’omonimo pub newyorkese, locale centenario gestito da Horace Whittell (Louis C.K.) e da suo cugino Pete (Steve Buscemi), eredi dei fondatori del bar. La serie racconta le quotidiane disavventure dei clienti e dei gestori del bar con tragicomico realismo, conservando tutti gli stilemi classici della sitcom (multicamera, camera fissa, poche location) escludendo però le arcinote risate registrate.

Presentata così, sembrerebbe una normalissima sitcom d’altri tempi spostata in un contenitore (appunto il web) che non è mai stato il suo. E non sarebbe neanche del tutto sbagliato, ma Horace and Pete in realtà è molto di più. Infatti se con Louie, la serie che lo ha portato alla notorietà, C.K. era riuscito a trasformare le riflessioni tanto comiche quanto profonde che costellavano la sua quotidianità in una serie in grado di vincere numerosi Emmy, con Horace and Pete il comico americano ha voluto giocare di più con la finzione, creando una famiglia disfunzionale all’inverosimile ma tenuta pur sempre assieme da rapporti e legami che la serie analizza al meglio. Le tecniche adottate, più che a serie come Friends o Seinfield, devono molto al mondo del teatro, con trovate che strizzano l’occhio addirittura al teatro dell’assurdo europeo (una su tutte il dialogo interiore durante la masturbazione, messo in scena come un vero e proprio dialogo tra Horace e la protagonista della sua fantasia).

Ma le particolarità della serie non si fermano ai suoi contenuti, c’è invece molto di più. Quello che ha stupito tutti è il processo produttivo e promozionale della serie: uscito senza alcun preavviso sul sito web di C.K. il 30 gennaio, il primo episodio era disponibile direttamente agli utenti al costo di 5$; con i 5$ di ognuno degli spettatori dell’episodio pilota, C.K. ha prodotto, in soli 7 giorni, il secondo episodio, disponibile già dal 7 febbraio, e così via per gli episodi seguenti, girati tutti nella settimana precedente alla loro pubblicazione. Quello che è il più grande vantaggio di internet, ovvero l’immediatezza, la velocità di pubblicazione dei contenuti, viene sfruttato al massimo per produrre una serie dichiaratamente figlia dei vecchi media, ma che non ha nulla da invidiare alle comedy series di nuova generazione. Queste tempistiche permettono inoltre di inserire riferimenti a temi di strettissima attualità, dalle primarie negli Stati Uniti al problema dei migranti in Europa, rendendo la serie sempre più simile a uno show dal vivo, creando così un interessante precedente nel mondo della fiction (escludendo gli sketch show).

Sapiente e curiosa allo stesso tempo è la scelta del cast: se ad affiancare C.K. nel ruolo di coprotagonista è un tanto azzeccato quanto prevedibile Steve Buscemi, è una piacevole sorpresa invece scoprire che zio Pete, il vecchio proprietario del pub, è interpretato dallo strepitoso Alan Alda, protagonista negli anni ’70 della popolarissima serie televisiva M*A*S*H*, una delle prime fiction nella storia della televisione a cristallizzare la serie tv nel format che conosciamo oggi. Nel cast spicca anche il mitologico comico statunitense Steven Wright, più volte citato da C.K. come suo mentore e fonte di ispirazione, nel ruolo del misterioso ubriacone Leon, ma non mancano nemmeno comici di primo pelo, come la giovane attrice del Saturday Night Live Aidy Bryant. Un cast così variegato rimarca ancora una volta come Horace and Pete giochi tra presente e passato, vecchi e nuovi media, presentandosi come un prodotto che, piaccia o meno, rappresenta una completa novità.

In conclusione, Horace and Pete è, nonostante un format che al primo impatto può sembrare un po’ “antico”, una serie carica di una dose massiccia di novità, caratterizzata da una comicità per niente scontata e a tratti profonda, in grado di spianare la strada, se in futuro sarà sufficientemente pubblicizzata e accolta da pubblico e critica, a una nuova generazione di web series.