“I CAPRICCI DI GOYA”

Composta da 80 tavole (acqueforti e acquetinte) di grande formato, viene realizzata nel 1799. Il termine ‘capricci’ indica quei pensieri stravaganti che danno origine a raffigurazioni di fantasia, e che risente di un’influenza italiana (gran parte del 1770 lo passerà a Roma), a sottolineare il continuo interscambio culturale che Goya ebbe col nostro paese.

Caratterizzati da una satira pungente e a volte grottesca, descrivono con grande lucidità tutti i mali, i pregiudizi, gli inganni e le menzogne della società spagnola dell’epoca, non tralasciando nessuna delle sue classi, da quelle più povere, alla Chiesa, alla nobiltà, persino alla famiglia reale.
Come ebbe modo di dire lo stesso Goya, nel Diario de Madrid del 6 febbraio 1799: “L’autore, essendo persuaso del fatto che la censura degli errori e dei vizi umani (benché propria dell’Eloquenza e della Poesia) possa anche essere oggetto della Pittura, ha scelto come argomenti adatti alla sua opera, tra la moltitudine di stravaganze e falli comuni di ogni società civile, e tra i pregiudizi e menzogne popolari, autorizzati dalla consuetudine, dall’ignoranza o dall’interesse, quelli che ha ritenuto più idonei a fornir materia per il ridicolo e a esercitare allo stesso tempo la fantasia dell’artefice”.

La loro pubblicazione procurò un immediato e sdegnato scandalo, dovuto al fatto che molti vi si riconobbero ritratti, al punto che dovette intervenire la Santa Inquisizione impedendo la circolazione delle stampe ritenute blasfeme e scandalose.

Nei Capricci, Goya esplora un vasto panorama di comportamenti, dalla frivolezza delle giovani fanciulle che sperano di accalappiare un ricco marito spesso con l’aiuto di donne più anziane che dispensano loro consigli, alle condotte viziose degli uomini di potere invischiati in losche vicende di corruzione e prostituzione, alla vanità della nobiltà, spesso rappresentata con delle maschere nel loro continuo voler apparire ciò che non sono, o la cattiva educazione impartita da genitori poco accorti ai loro bambini.
Un grande capitolo viene dedicato alla stregoneria, molto spesso ritratta nella sua più cruda bestialità; ne è un esempio la tavola Soffia, dove alcuni bambini vengono mangiati durante una festa notturna oppure in A caccia di denti dove una strega cava i denti ad un impiccato.

La fortuna immediata dei Capricci fu scarsa, al punto che Goya, dalla cui vendita sperava in un ottimo guadagno, si vide costretto a cedere l’intera prima tiratura al Re Carlo IV, in cambio di una borsa di studio per il figlio Javier.
Il successo della serie aumentò con la seconda edizione del 1855, fino a diventare una delle opere grafiche più importanti e celebrate della storia dell’arte.

Note biografiche

Francisco Goya nasce il 30 Marzo 1746 a Fuendetodos una piccola borgata di Saragozza. Affascinato dalla pittura di Tiepolo, nel 1769 decide di partire per l’Italia. Tornato in patria e stabilitosi a Saragozza, ottiene l’importante commissione di alcuni affreschi per la basilica del Pilar. Tra il 1775 e il 1792, dipinge 63 cartoni per arazzi, i cui soggetti bucolici e popolari, grazie alla forza del suo genio e alla sua prodigiosa vitalità, acquistano un accento di verità eccezionale nell’arte del suo tempo.

Nel 1783, presentato al fratello del re, Don Luis, l’artista lavora al palazzo d’Arenas de San Pedro, vicino a Toledo, e dipinge il “Ritratto della famiglia di Don Luis”, opera di grandi dimensioni caratterizzata da una particolare luminosità notturna. Dello stesso anno è il “Ritratto del conte di Floridablanca”, il potente primo ministro, in cui il pittore sembra essere ancora intimidito dall’autorità del suo modello. Nel 1785 nasce Javier Goya, l’unico figlio che gli sopravvivrà. La situazione economica di Goya diventa più florida e cresce anche la sua notorietà. Dal 1785 riceve l’appoggio e la protezione dei duchi d’Osuna; al favore pubblico si aggiunge quello ufficiale, sancito dalla nomina a vice direttore della sezione di pittura all’Accademia nel 1785 e a primo pittore di corte nel 1786. Per i duchi, Francisco Goya dipinge da prima il “Ritratto della duchessa d’Osuna”, che indossa un abito simile a quello di Maria Antonietta, stupenda immagine del dolce vivere. Nello stesso spirito elegante e leggero esegue, su un tema classico, i quattro famosi cartoni per gli arazzi delle Stagioni.

La produzione dell’artista subisce un rallentamento; questi richiede molto spesso dei congedi e, alla fine del 1792, mentre si trova in Andalusia, si ammala gravemente. Tornerà a Madrid solo alla fine del 1793, sordo e duramente provato da un attacco di paralisi. Riprende l’attività ma, da quest’epoca, muta a poco a poco il proprio stile, abbandonando l’uso dei colori freschi a vantaggio di effetti monocromi, e adottando un esecuzione più aspra ed efficace. Dal 1794 al 1800 l’elenco di capolavori è impressionante. I soggetti sono spesso ispirati dal gruppo dei suoi amici liberali, in particolare dal poeta e giurista Juan Antonio Meléndez Valdés (1754-1817). Tra i numerosi ritratti, tutti molto vari e indimenticabili, citiamo la Marchesa della Solana e la Duchessa d’Alba, tele nelle quali Goya impone la propria visione della figura umana, captandone l’essenza con incredibile acutezza e audace libertà di esecuzione pittorica. Durante questo periodo il gruppo liberale prende il potere anche se solo per un breve momento, e Francisco Goya diventa il ritrattista di «pensatori», dei quali ha realizzato una galleria senza pari. Nel 1799 Francisco Goya realizza I Capricci. Nello stesso anno, viene nominato primo pittore del re e l’anno seguente, rappresenta Carlo IV e la sua famiglia. Nel 1820 scoppia la rivoluzione costituzionale. Il re Ferdinando VII è costretto a fuggire; alla fine del 1823, quando, dopo tre anni di disordini riprenderà il potere, si stabilisce il «terrore bianco». Francisco Goya, nonostante l’età, sembra impegnarsi nell’opposizione, al punto che, al ritorno di Ferdinando VII, è costretto a nascondersi. Nel maggio del 1824, all’epoca del decreto d’amnistia strappato al re degli Alleati, si affretta a chiedere un congedo, con il pretesto di dover seguire una cura termale in Francia. Si reca a Parigi, poi, nell’ottobre del 1824 si stabilisce a Bordeaux, dove muore nel 1828.

“I CAPRICCI DI GOYA”
Milano, Galleria Bellinzona (via Volta 10)
7 settembre – 28 ottobre 2006
Orari: dal martedì al sabato 16.00-19.30; giovedì fino alle 21.00.
Ingresso libero
Catalogo: edizioni Galleria Bellinzona
Informazioni: Galleria Bellinzona, tel. 02 6598631;
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