I Calibro 35 minacciano Padova
L’arrivo della primavera si fa sentire: il sole resta fuori più a lungo, i fiori sbocciano e i concerti pure. Il 09 aprile, tra un soffione e un m’ama-non m’ama, i Calibro35 radevano al suolo il Circolo Unwound di Padova.
Lo spazio era minuto, l’aria era rarefatta e l’ossigeno non si reperiva nemmeno in bar sotto ordinazione. Tutti i requisiti per un concerto deludente.
Eppure, il pubblico era lì ammaliato e deliziato dalla scena. Sarà che la “gang milanese” quando imbraccia gli strumenti ipnotizzano i loro spettatori, come in quei film dove il criminale entra in banca e al grido di “Mani in alto questa è una rapina..!”, i clienti non accennano a muovere un passo magnetizzati dalla situazione.
Infatti dalla prima all’ultima nota del concerto un incantesimo svolazzò riempiendo i polmoni di una sostanza mai sentita prima: una linfa vitalizzante che crea dipendenza alla prima dose.
L’esecutore, Eurocrime!, Gangster story, Cinque Bambole per Luna d’Agosto e Piombo in Bocca sono solo alcuni dei titoli della linfa che sussiste per tutta la durata del concerto.
La band è composta da veri professionisti del mestiere, ma Enrico Gabrielli (organi) è la rosa blu in un mazzo di rose scarlatte. La sua carriera era nota (Afterhours e mille partecipazioni tra Morgan, Paolo Benvegnù, Dente e Muse) ma un’esibizione di così alto livello è merce rara. Un artigiano della musica che maneggia perfettamente organi clarinetto e sax. Sommo.
In quattro componenti fanno quello che mediamente si fa in sette, eseguendo un genere che mai si era sentito in Italia, o almeno nessuno l’aveva fatto come loro. Sembrava che la PFM si fosse inghiottita James Brown .
C’è una nota storta in tutto questo: la mancanza di un cantante può non sentirsi durante le loro esecuzioni, ma tra una canzone e l’altra le “pause morte” sono pesanti e difficili da digerire. Che peccato.
Quando le note svanirono e gli spettatori iniziarono a riprendere forma umana, si accorsero che lì dentro c’era un caldo sahariano e l’aria irrespirabile. In breve tempo il locale si era svuotato, il ciclo d’aria riprese il suo cammino e la gente che stava uscendo si rese conto che anche fuori, in Italia, l’aria era davvero irrespirabile.