I Comencini: una famiglia per il cinema

In attesa della grande retrospettiva dedicata a Luigi Comencini nel 2007 in collaborazione con il Festival del Cinema di Pesaro, si è deciso di realizzare una rassegna su una delle più importanti e talentuose famiglie cinematografiche: quella appunto dei Comencini. Basterebbe il progressivo rinnovamento del cinema italiano da parte di due autentiche autrici come Cristina e Francesca per comprendere quanto Luigi Comencini abbia trasmesso e come abbia educato con successo le figlie a uno sguardo cinematografico vitale e originale. (Ri)vedendo i film delle due registe ci si accorge di quanto le due sorelle, diversissime per linguaggio e poetiche, abbiano subito l’influsso delle doti paterne, ovvero la discrezione, la sensibilità, il tatto nel trattare in modo delicato e mai banale o volgare tematiche molto difficili e scomode. Ed è per tale motivo che all’interno della rassegna si è deciso anche di dedicare una giornata al padre, visto anche come antipasto cinefilo per la futura retrospettiva. Il filo rosso tematico nella selezione di tre pellicole è stato la rappresentazione cinematografica dei bambini e degli adolescenti. Perché una delle doti maggiori di Luigi Comencini è stata di avvicinarsi e partecipare dall’interno al mondo dell’infanzia, di trasformare i bambini in testimoni autentici di un mondo possibile e desiderabile. Bambini visti come portatori della verità, come esseri umani che, come scrive il critico Jean Gili nella sua monografia pubblicata da Gremese, «non reagiscono secondo un approccio razionale ma tramite una comprensione intuitiva, affettiva, delle situazioni e dei rapporti tra gli adulti». Ma la rassegna non si limita all’omaggio alle due figlie, ma anche a Paola, la terza sorella, che ha percorso con successo anche lei la strada del cinema come scenografa e costumista. E, infine, la Cineteca Nazionale non poteva non omaggiare con profondo affetto l’illustre collega Gianni Comencini, fratello di Luigi, uno dei fondatori della Cineteca Italiana di Milano, recentemente scomparso.

lunedì 20
ore 17.00
Incompreso – Vita col figlio (1966)
Regia: Luigi Comencini; soggetto: dal romanzo omonimo di Florence Montgomery; sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi; interpreti: Anthony Quayle, Stefano Colagrande, Simone Giannozzi, Adriana Facchetti, Silla Bettini; origine: Italia; durata: 105’
Rimasto vedovo, John Edward Duncombe, console inglese a Firenze, si trova impreparato ad aver un buon rapporto educativo con i suoi due figli, preoccupandosi soprattutto del più piccolo e trascurando il primogenito, bisognoso d’affetto. «Dopo Vittorio De Sica, Luigi Comencini è in Italia il regista che meglio sa capire (e far recitare) i bambini e per far questo occorre conoscerli bene. Lo dimostra anche questo melodramma, tratto da un mediocre romanzo strappalacrime di Florence Montgomery che, in virtù di stile e di una lucida strutturazione dei fatti e delle emozioni, Comencini trasforma in un grave affresco dei sentimenti, delicato e coinvolgente» (Morandini).

ore 19.00
Voltati Eugenio (1980)
Regia: Luigi Comencini; soggetto e sceneggiatura: L. Comencini, Massimo Patrizi; scenografia e costumi: Paola Comencini; interpreti: Francesco Bonelli, Saverio Marcone, Dalila Di Lazzaro, Memè Perlini, Alessandro Bruzzese, Bernard Blier, Carole André; origine: Italia; durata: 110’
Figlio di due sessantottini che non hanno saputo affrontare adeguatamente i problemi del matrimonio, il piccolo Eugenio (che per loro è un peso) vive sballottato come un pacco postale: ora fra i due genitori, ora fra i nonni materni. «Il film di Comencini rifiuta i compromessi, andando conseguentemente fino in fondo, rifiutando la facilità delle occasioni di commuovere epidermicamente il pubblico, per mirare piuttosto a […] farlo riflettere. Felice nel disegno dei vari personaggi […] ricco d’inventiva, con alcune intuizioni bellissime […], ben curato sul piano della fotografia (di Carlo Carlini) come quello dei costumi (di Paola Comencini) e del montaggio (Nino Baragli), Voltati Eugenio è anche un film recitato in modo complessivamente efficace» (Zanelli).

ore 21.00
Bambini in città (1946)
Regia: Luigi Comencini; origine: Italia; durata: 15’
«Al vedere questo lavoro di gioventù, questo documentario girato nelle strade di Milano, in alcuni quartieri devastati dalla guerra, nei terreni liberi e ai margini della città, lungo un naviglio o nei cortili interni dei palazzi, colpisce l’acutezza di uno sguardo nel quale è già contenuta tutta l’opera futura. Quest’interesse per l’infanzia ritratta nei suoi giochi, ma anche nella sua difficoltà di esistere, presenta in sintesi, un punto di vista che sta alla base di tutta l’opera del regista» (Gili). Bambini in città ha ottenuto il Nastro d’argento (premio per il miglior cortometraggio dell’anno).

a seguire
Un ragazzo di Calabria (1987)
Regia: Luigi Comencini; soggetto: dal romanzo omonimo di Demetrio Casile; sceneggiatura: L. Comencini, Ugo Pirro, Francesca Comencini; interpreti: Gian Maria Volontè, Diego Abatantuono, Thérèse Liotard, Santo Polimeno, Maria Giada Faggioli, Enzo Ruoti; origine: Italia/Francia; durata: 110’
«C’è un regista italiano che meglio di Luigi Comencini avrebbe potuto trarre un film da una storia come questa? A parere nostro non c’è. […] Un ragazzo di Calabria condensa, infatti, nella sensibile novella di Mimì alcuni dei temi portanti della poetica di Comencini […] e tutti li tocca e sviluppa con giusta misura d’immagini. Sicché il film, sullo sfondo della violenza calabra e dei sogni che poté accendere in quelle terre remote la vittoria del maratoneta Abebe Bikila, è un garbatissimo esempio di cinema sul “volli, sempre volli” che assume il correre come segno di rivolta contro ogni forma di repressione, e l’ostinatezza, da non chiamarsi testardaggine, come massima virtù» (Grazzini).

martedi 21
ore 17.00
Pianoforte (1984)
Regia: Francesca Comencini; soggetto: F. Comencini; sceneggiatura: F. Comencini, Vincenzo Cerami; interpreti: Giulia Boschi, François Siener, Giovannella Grifeo, Antonio Piovanelli, Karl Zinny; origine: Italia; durata: 98’
Maria e Paolo sono due tossicodipendenti. Lei una studentessa universitaria, lui un giornalista affermato. La disintossicazione in clinica, con cui si apre il film, funziona per tutti e due. Ma non per molto, soprattutto per lui. La tragedia della tossicodipendenza in chiave tutta privata e autobiografica: l’esordiente Comencini riesce, grazie all’aiuto di firme illustri (Vincenzo Cerami alla sceneggiatura, Armando Nannuzzi alla fotografia, Ruggero Mastroianni al montaggio, Dante Ferretti alla scenografia), a non demonizzare la droga adoperando un’etica dello sguardo per i personaggi rappresentati. Pianoforte è stato premiato quale miglior film della sezione De Sica alla Mostra del Cinema di Venezia 1984.

ore 18.45
Gianni Comencini – Lunga vita al cinema (2004)
Regia: Paolo Lipari; interviste: Luigi Boledi, Matteo Pavesi, Roberto Della Torre, Antonio Pellicani, Enrico Nosei, Marco Bruschi, Dritan Doci, Daniela Currò, Fulvio Lombardi, Luisa Comencini, Lorena Iori, Gianni Comencini; produzione: Fondazione Cineteca Italiana, Provincia di Milano, Anni Luce; durata: 25’
Il video ci propone un ritratto di Gianni Comencini: dall’archivio alla modernissima sala Oberdan, dalla nuova sede della Cineteca al “rifugio” valtellinese, l’obiettivo ne segue gli spostamenti con incuriosita partecipazione. La testimonianza dello stesso Gianni Comencini, raccolta in modo informale nel corso di una amichevole chiacchierata, rappresenta un preziosissimo contributo nella definizione di un ritratto non solo personale: lo scenario si allarga a spunti più ampi quali il ruolo avventuroso e un po’ ingrato di ogni cinetecario, il problematico destino della pellicola nell’era dell’usa e getta, il peso internazionale della cineteca milanese e il suo legame storico con figure quali Langlois, Hitchcock, Frank Capra.

a seguire
Due dollari al chilo (2000)
Regia: Paolo Lipari; soggetto: Gianni Comencini, Matteo Pavesi; sceneggiatura: Matteo Pavesi; interviste: Tony Patellani, Mario Perugini; produzione: Fondazione Cineteca Italiana, Provincia di Milano; durata: 15’
Un viaggio inconsueto, un sopralluogo nei maceri delle pellicole in cui la creatività, l’arte e i sogni si misurano a chili e dove i film muoiono. Il racconto di un processo di distruzione in grado di eliminare 800 pellicole al giorno, 250.000 all’anno, il cui valore si riduce a “due dollari al chilo”. Dunque, 40 dollari per un film, per due ore di cinema che magari hanno cambiato la nostra vita.
Il viaggio ha inizio nel 1949, anno in cui Luigi Comencini realizzò un breve documentario: Il museo dei sogni. Allora il regista, andando a filmare i maceri delle pellicole, indagava su un “rimosso” del cinema ponendo con fermezza l’accento sulla necessità degli archivi filmici.

ore 20.30
Zoo (1988)
Regia: Cristina Comencini; soggetto: C. Comencini; sceneggiatura: Francesca Melandri, C. Comencini; interpreti: Asia Argento, Marco Parente, Daniel Olbrychski, Valentina Mascetti, Louis Ducreux, Victor Poletti; origine: Italia; durata: 93’
Martina, una ragazza dodicenne, vive col padre guardiano dello zoo di Roma e fa amicizia con un piccolo slavo fuggito dagli zingari. Primo film di Cristina Comencini, degna figlia del padre nell’arte difficile di dirigere i bambini, Zoo «ha il merito di sapersi tenere in equilibrio fra il cinema del terrore e quello dei buoni sentimenti, di correggere il miele con una qual certa dose di suspense, curiosamente favorita dal fatto che Asia Argento […] ha respirato i thrillers fin da bambina, e sa bene come trasalire per un fruscio o sgranare gli occhi» (Grazzini).

a seguire
La Lumière du lac (La luce del lago, 1988)
Regia: Francesca Comencini; soggetto: F. Comencini; sceneggiatura: Stephane Didier Lambert, F. Comencini, Serge Bramly; interpreti: Nicole Garcia, Francesca Romana Prandi, Jean-Louis Barrault, Wadeck Stanczak, Madeleine Reinaud, Nils Tavernier; origine: Francia/Italia; durata: 100’
Marco, per sfuggire alla malavita, si rifugia in un villaggio delle Prealpi francesi. Qui, vicino a un piccolo lago isolato, vive una nota scrittrice. Tra i due nascerà l’amore ma la morte è in agguato sulle sponde del lago. Secondo lungometraggio di Francesca Comencini per un dramma popolato da personaggi simbolici, calati in un particolare paesaggio naturale.

mercoledì 22
Presentazione del dvd de L’amore in città
ore 21.15
L’amore in città (1953)
Film inchiesta, basato su storie vere, girato interamente a Roma, negli ambienti naturali, recitato in gran parte da attori professionisti, L’amore in città è un progetto di Cesare Zavattini, che esprime perfettamente le sue teorie sul realismo e sul “pedinamento della realtà”. Concepito come una cinerivista dal titolo «Lo Spettatore», il film è composto di 6 episodi (un po’ come servizi di cronaca e di costume), ciascuno affidato a sei registi, tutti futuri grandi autori del cinema italiano: Antonioni, Fellini, Lizzani, Lattuada, Risi e Maselli (quest’ultimo firma la regia con lo stesso Zavattini di Storia di Caterina, l’episodio più lungo del film e anche quello più “zavattiniano”). I sei episodi, legati tra di loro da vignette di breve durata, affrontano diversi aspetti dell’amore e del sesso: la prostituzione, il tentato suicidio perché si è perso l’essere amato, il ballo della domenica, l’agenzia matrimoniale, le disavventure di una ragazza madre nell’Italia bacchettona degli anni ’50 e il primo grado dell’eros, ovvero quando gli uomini si voltano per guardare passare una ragazza appariscente. L’amore in città rappresenta un esperimento da laboratorio, uno sforzo per andare al di là del cinema di pura finzione, adottando alcuni codici del neorealismo, ma andando perfino oltre: chiedendo a uomini e donne di rimettere in scena la propria esistenza quotidiana.
L’amore in città è uscito in ottobre in dvd, l’edizione è curata dal Gruppo editoriale Minerva/Rarovideo.

Amore che si paga
regia Carlo Lizzani; soggetto e sceneggiatura Cesare Zavattini, Tullio Pinelli, Aldo Buzzi, Luigi Chiarini, Luigi Malerba, Vittorio Veltroni; durata: 11’
Inchiesta sulla prostituzione.

Tentato suicidio
regia Michelangelo Antonioni; soggetto e sceneggiatura: Cesare Zavattini, Tullio Pinelli, Aldo Buzzi, Luigi Chiarini, Luigi Malerba, Vittorio Veltroni; interpreti: Rita Josa, Rosanna Carta, Enrica Pelliccia, Donatella Marrosu, Paolo Pacetti, Nella Bertuccioni; durata: 22’
Inchiesta su protagonisti di tentati suicidi.

Paradiso per tre ore
regia Dino Risi; soggetto: D. Risi; sceneggiatura: Cesare Zavattini, Tullio Pinelli, Aldo Buzzi, Luigi Chiarini, Luigi Malerba, Vittorio Veltroni; durata: 12’
Descrive l’ambiente delle sale da ballo dei quartieri periferici, frequentate dalle domestiche durante il permesso domenicale.

Agenzia matrimoniale
regia Federico Fellini; soggetto e sceneggiatura: Federico Fellini, Tullio Pinelli; interpreti: Antonio Cifariello, Livia Venturelli, Maresa Gallo, Angela Pierro, Rita Andreana, Lia Natali; durata: 16’
Un giovane giornalista realizza un’inchiesta sulle agenzie matrimoniali. Si finge cliente di una di queste, alla ricerca di una moglie per un suo ricco amico, costretto a vivere in campagna, perché durante le notti di plenilunio si trasforma in lupo mannaro. Una ragazza dolce, spinta dalla miseria e dalla fame, sarebbe anche disposta a sposare il suo “falso” amico.

Storia di Caterina
regia Francesco Maselli, Cesare Zavattini; soggetto e sceneggiatura: Cesare Zavattini; interprete: Caterina Rigoglioso; durata: 27’
Caterina, ragazza madre siciliana, alla quale è stato dato il foglio di via da Roma, essendo priva di mezzi, abbandona il figlioletto, per andarlo a riprendere, pentita, dalle suore l’indomani.

Gli italiani si voltano
regia Alberto Lattuada; soggetto e sceneggiatura Cesare Zavattini, Tullio Pinelli, Aldo Buzzi, Luigi Chiarini, Luigi Malerba, Vittorio Veltroni; interpreti: Maria Berni, Valeria Moriconi, Giovanna Ralli, Patrizia Ralli, Maria Pia Trepaoli, Liliana Poggiali; durata: 14’
Candid camera nelle vie di Roma che studia le reazioni degli uomini al passaggio di belle ragazze.

giovedì 23
ore 17.00
I divertimenti della vita privata (1990)
Regia: Cristina Comencini; soggetto: C. Comencini; sceneggiatura: Jackie Fryszman, C. Comencini, Gérard Brach; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Delphine Forest, Christophe Malavoy, Giancarlo Giannini, Vittorio Gassman, Roberto Infascelli; origine: Italia; durata: 88’
Sullo sfondo della rivoluzione francese, la moglie di un deputato propone a una prostituta, sua sosia, di scambiarsi per una settimana i ruoli. Ma il gioco, che doveva essere temporaneo, diventerà ben presto definitivo. Seconda e ambiziosa opera di Cristina Comencini, I divertimenti della vita privata è «un film arguto e intelligente, in cui Vittorio Gassman si diverte a fare il libertino» (Porro).

ore 19.00
La fine è nota (1992)
Regia: Cristina Comencini; soggetto: liberamente ispirato al romanzo omonimo di Geoffrey Holliday Hall; sceneggiatura: C. Comencini, Suso Cecchi d’Amico; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Valérie Kaprisky, Corso Salani, Carlo Cecchi, Mariangela Melato, Valeria Moriconi; origine: Italia/ Francia; durata: 96’
La vita di un avvocato sembra scorrere liscia come l’olio: una bella casa, una bella moglie, molti soldi e molta fama. Ma un giorno, mentre sta rientrando a casa, viene sfiorato dal corpo di un uomo che si schianta sul marciapiede. Tutto muterà in inchieste fitte di sospetti, tranelli, enigmi. Tratto da un romanzo di Geoffrey Holliday Hall, sceneggiato dalla regista con Suso Cecchi d’Amico, il film è un «whodunit (chi l’ha fatto?) travestito da whydunit (perché l’ha fatto?)» (Morandini). Due Grolle d’oro per la migliore sceneggiatura e il miglior attore protagonista (Fabrizio Bentivoglio).

ore 21.00
Va’ dove ti porta il cuore (1995)
Regia: Cristina Comencini; soggetto: tratto dall’omonimo romanzo di Susanna Tamaro; sceneggiatura: C. Comencini, Roberta Mazzoni; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Virna Lisi, Margherita Buy, Galatea Ranzi, Valentina Chico, Massimo Ghini, Tchéky Karyo; origine: Italia; durata: 106’
Una vecchia signora, Olga, scrive una confessione autobiografica alla nipote Marta in viaggio negli Stati Uniti. Ciò che ne risulta è una dura disamina della sua esistenza: sposata senza amore ad Augusto e infelicemente innamorata di Ernesto, che morì tragicamente dopo averla messa incinta di Ilaria, irrequieta madre di Marta. Cristina Comencini, insieme allo sceneggiatore Roberta Mazzoni, riesce a realizzare un ottimo lavoro di sottrazione e condensazione, rispetto al bestseller di Susanna Tamaro.

venerdì 24
ore 17.00
Matrimoni (1999)
Regia: Cristina Comencini; soggetto: Roberta Mazzoni, C. Comencini; sceneggiatura: C. Comencini; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Francesca Neri, Diego Abantatuono, Cecilia Dazzi, Stefania Sandrelli, Claude Brasseur, Claire Keim; origine: Francia/Italia; durata: 100’
Bologna, vigilia di Natale. Giulia, apparentemente moglie perfetta e ideale, abbandona la famiglia e i parenti per seguire Fausto, suo antico amore di gioventù, a Trani. «Commedia di costume benevola e riuscita, con un tocco di pochade mai volgare […] e con qualcosa da dire sul nostro presente. La Comencini recupera le origini regionali della nostra commedia evitando le macchiette e utilizza al meglio attori più o meno noti […]. Un cinema medio ormai raro in questi tempi sguaiati, che non risparmia nemmeno una salutare bordata contro il mammismo nazionale e ha il coraggio di affermare che l’adulterio può avere una funzione terapeutica» (Mereghetti). Premio David di Donatello 1999 per la miglior attrice non protagonista a Cecilia Dazzi.

ore 19.00
Liberate i pesci (2000)
Regia: Cristina Comencini; soggetto: C. Comencini; sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Enzo Monteleone, C. Comencini; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Laura Morante, Francesco Paolantoni, Michele Placido, Lunetta Savino, Emilio Solfrizzi, Eleonora Sergio; origine: Italia; durata: 90’
A Lecce si aspetta la “prima” dell’Aida, allestita da una compagnia di Mosca. Mecenate dell’evento è il boss Michele. Lunetta, una ex soprano ed ex amante di Michele, è l’impresario dello spettacolo. La donna appartiene a una famiglia di aristocratici con la passione per l’opera lirica, come suo fratello Sergio, un giornalista che ha abbandonato la città. Il film è «costruito con destrezza, dialogato con buffi tormentoni verbali, ricco di trovate bizzarre, recitato bene grazie al chiaroscuro senza manicheismo dei personaggi, disegnati con simpatia (anche troppa), ma non assolti quando sono negativi» (Morandini).

ore 20.45
Le parole di mio padre (2001)
Regia: Francesca Comencini; soggetto: liberamente ispirato a due capitoli de La coscienza di Zeno di Italo Svevo; sceneggiatura: F. Comencini, Francesco Bruni, Richard Nataf; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Fabrizio Rongione, Chiara Mastroianni, Mimmo Calopresti, Toni Bertorelli, Claudia Coli, Viola Graziosi; origine: Italia/Francia; durata: 85’
«I primi capitoli de La coscienza di Zeno secondo Francesca Comencini, vissuta a lungo a Parigi, è Le parole di mio padre. Non la Trieste di ieri, ma la Roma di oggi. Non ironia e psicoanalisi, ma monologhi sospesi in una dimensione astratta, interiorizzata, depurata da ogni riferimento al mondo attuale. Fino a fare del personaggio del nipote di Svevo un nipote dell’Idiota di Dostoevskij e il padre di tutti gli immaturi del ’900. Bel cast e bellissima foto di Luca Bigazzi» (Ferzetti).

a seguire
Carlo Giuliani, ragazzo (2002)
Regia: Francesca Comencini; soggetto: F. Comencini; produzione: Mauro Berardi per Luna Rossa Cinematografica; origine: Italia; durata: 60’
«È un bellissimo lavoro, che suscita consapevolezza, indignazione e riflessione. Anche se è raro andare al cinema per vedere un documentario, vederlo può fra l’altro aiutare a sapere, capire tante cose di quei giorni dei quali tra breve, nell’anniversario dell’uccisione di Carlo Giuliani, per la presentazione delle perizie ufficiali, per il processo, si discuterà di nuovo, bene o male: e spezza il cuore» (Tornabuoni).

sabato 25
ore 17.00
Il più bel giorno della mia vita (2001)
Regia: Cristina Comencini; soggetto: C. Comencini; sceneggiatura: C. Comencini, Lucilla Schiaffino, Giulia Calenda; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Virna Lisi, Margherita Buy, Sandra Ceccarelli, Luigi Lo Cascio, Marco Baliani, Ricky Tognazzi; origine: Italia; durata: 102’
Irene è un’anziana signora borghese che vive sola in una villa. Il suo più grande cruccio è quello di non essere riuscita a trasmettere a nessuno dei tre figli l’attaccamento alla casa e al concetto di famiglia. «Film come Il più bel giorno della mia vita sono necessari, preziosi per il modo in cui, sottintendendo lo sforzo di chi li realizza, si sforzano di aiutarci a capire la fluida, precaria realtà dei sentimenti con i quali dobbiamo convivere» (Nepoti).

ore 19.00
Mi piace lavorare – Mobbing (2003)
Regia: Francesca Comencini; soggetto: Assunta Cestaro, Daniele Ranieri, F. Comencini; sceneggiatura: F. Comencini; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Nicoletta Braschi, Camille Dugay Comencini; origine: Italia; durata: 89’
«Mi piace lavorare di Francesca Comencini si potrebbe definire il vero film dell’orrore. Non quello dei mostri o dei vampiri, ma l’orrore quotidiano che in tanti casi rende angosciosa l’esistenza di chi fatica sotto padrone. […] Se si pensa che quarant’anni fa, a proposito di Il posto di Olmi, si parlò di un clima alla Kafka, che paragone letterario bisognerebbe inventare oggi per Mi piace lavorare? La verità è che qui non c’è spazio per la letteratura e che di fronte a una vicenda narrata con tanta aderenza alla realtà sociale e psicologica anche il diaframma costituito dalla macchina cinema non sembra esistere più. Pur inserendo nel film tanti elementi personali, l’autrice fa un severo sforzo di oggettività e riesce a enucleare un grave problema sociale senza paraocchi ideologici» (Kezich).

ore 21.00
La bestia nel cuore (2005)
Regia: Cristina Comencini; soggetto: tratto dal romanzo omonimo di C. Comencini; sceneggiatura: C. Comencini, Francesca Marciano, Giulia Calenda; scenografia: Paola Comencini; interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Luigi Lo Cascio, Stefania Rocca, Angela Finocchiaro, Giuseppe Battiston; origine: Italia; durata: 120’
Sabina sembra apparentemente felice: svolge un lavoro che le piace e ha un compagno che ama. Tuttavia, da un po’ di tempo, strani incubi la tormentano e si domanda se è veramente felice. «Per Cristina La bestia nel cuore segna il momento dal quale non verrà più considerata la figlia di Comencini, ma una cineasta in proprio; magari con la segreta aspirazione a trasformarsi idealmente in una figlioletta adottiva di Bergman. Ma è bene per lei essere cresciuta alla scuola familiare della commedia all’italiana, una pratica che le consente di schiarire le tetraggini del dramma rifugiandosi nella salvifica provvisorietà del sorriso» (Kezich). Coppa Volpi alla miglior interpretazione femminile a Giovanna Mezzogiorno alla Mostra del Cinema di Venezia 2005. L’attrice non protagonista Angela Finocchiaro ha vinto il David di Donatello e il Nastro d’argento 2006.

domenica 26
ore 17.00
La bestia nel cuore (replica)

ore 19.00
Va’ dove ti porta il cuore (replica)

ore 21.00
Il più bel giorno della mia vita (replica)

Centro Sperimentale di Cinematografia
Via Tuscolana 1520 – 00173 Roma
Cineteca Nazionale-Cinema Trevi
06/72294389

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