“I FIGLI DELLA LIBERTA” di MARC LEVY

Il coraggio dell’amore

“Quel 21 marzo 1943 ho diciotto anni e salgo sul tram per raggiungere una destinazione che nessuna cartina riporta: entro a far parte della Resistenza.”
A parlare è Raymond Levy tramite suo figlio, Marc autore di questo libro. Nel 1984 Raymond, nome di combattimento Jeannot, fu insignito della Legion d’onore per aver partecipato alla Resistenza nella 35a brigata partigiana, composta da giovani e ragazzi, per lo più ebrei, ungheresi, italiani, polacchi, spagnoli, romeni. Marc Levy racconta un frammento della storia di Charles, Claude, Alonso, Catherine, Sophie, Marc, Emile, Robert: i figli della libertà.

Si presenta come un libro diverso dai romanzi fin’ora scritti, caratterizzati da una sfrenata fantasia, contraddistinti da una romantica magia. I figli della libertà è un romanzo storico, dove tutto, nei minimi particolari è reale. I protagonisti sono Raymond e Claude Levy, rispettivamente padre e zio di Marc.
L’autore ha presentato con commovente umiltà questa sua ultima opera alla Fnac di Milano.

Chi sono i figli della libertà?
Sono una trentina di adolescenti di tutta Europa, giunti nel sud della Francia per entrare a far parte della 35a brigata partigiana. Questo non è un libro sulla guerra, né sull’adolescenza, è soprattutto una storia di giovani che vivevano in un mondo che da un giorno all’altro è stato circondato dall’odio; questo romanzo racconta il combattimento di questi giovani contro l’invasione dell’odio.
I figli della libertà sono innamorati delle differenze degli altri e nella loro vita hanno lottato per il rispetto di queste differenze.

Quando è venuto a conoscenza della storia di suo padre?
Quando ho saputo del passato di mio padre avevo 24 anni; quando gli ho chiesto “perché non mi hai mai raccontato nulla?”, lui ha risposto “cosa volevi che ti dicessi?”. Ha motivato il suo silenzio dicendo che voleva che mi ricordassi di lui solo come suo padre. Mi ci sono voluti anni per capire questa sua motivazione.
Credo di aver capito il perché del suo lungo silenzio, il motivo è che loro non si considerano eroi e il fatto di raccontare la loro storia poteva essere percepito così. Ho trovato un’umiltà profonda nel suo silenzio, loro si sono battuti perché noi potessimo avere una vita diversa.
Non hanno combattuto solo contro il nazismo, ma contro un odio prepotente. Una cosa dimostra che loro hanno vinto: dopo la guerra sono stati capaci di amare, avere una famiglia, dei figli. Per questa ragione I figli della libertà è un romanzo anche d’amore.

Perché ha scritto solo ora questo libro?
Già ho aspettato tanto per scrivere, per raccontare la storia di mio padre dovevo imparare a scrivere bene. E poi non volevo scrivere sulla guerra, sapevo che mio padre, a cui ho tenuto nascosto il mio lavoro fino alla fine, non avrebbe voluto passare per l’eroe del libro, perché è sempre stato circondato da altri ragazzi che hanno vissuto le sue stesse angosce.
Mio padre è stato tenuto all’oscuro, ho lavorato per molti anni, facendo ricerche, grazie anche alla collaborazione di mia madre; gli ho portato il manoscritto quando l’ho terminato, ho avuto la sua piena ammirazione e commozione.
Durante la scrittura di questo libro, una delle protagoniste, una ragazza italiana di cui si era invaghito mio papà, mi ha particolarmente affascinato, ho trovato molti documenti su di lei, ma non sono mai riuscito a rintracciarla. Dopo 15 giorni dall’uscita del libro, mi ha telefonato, è stata la prima volta che la protagonista di un mio libro mi ha chiamato. Quando le ho chiesto come avesse trovato il mio libro, ha risposto “questo libro mi ha permesso di trascorrere cinque ore con amici che pensavo di non riuscire a trovare mai più”. La sua affermazione mi ha dato la conferma che non ho tradito la loro storia.
Ho scritto I Figli della libertà con un dovere non tanto nei confronti della memoria, quanto del futuro. Ho voluto sottolineare quanto un essere umano abbia delle responsabilità nei confronti dell’umanità. Basta abbandonarla anche solo per un secondo per perderla per sempre. I figli della libertà erano circondati dall’odio, ma sempre consapevoli della loro umanità, loro si sono sempre considerati guardiani della loro parte di umanità.

Marc Levy, I figli della libertà, Rizzoli, 2008, pp. 329, €19,00.