I “Sospiri Ardenti” del Festival Monteverdi Vivaldi

Eccezionale esecuzione a Cà Zenobio nel centro storico veneziano

La cappella mediterranea ha saputo accompagnare e sostenere con energico ardore la duttilità vocale di Juliette Perret.

I tratti contemporanei del volto musicale presentano lineamenti ormai consolidati. Ma se ci si rivolge a tale ambito in relazione a musiche del primo Seicento, allora il rischio di distorsione riaffiora immancabilmente. A puntualizzare l’importanza di tale equivoco è il direttore artistico del Festival Monteverdi Vivaldi, Olivier Lexa, in un’introduzione al programma concertistico Sospiri ardenti, tenuto presso il Palazzo Ca’ Zenobio di Venezia martedì 27 agosto: un omaggio al compositore Sigismondo D’India proposto attraverso l’esecuzione di alcune delle sue più belle pagine musicali scelte per l’occasione tra Musiche da cantar solo nel clavicordo, chitarrone, arpa doppia, e i libri di Madrigali, composti nei continui spostamenti tra Milano e Venezia che ne arricchirono il risultato compositivo.

Alle opere citate si sono alternati brani strumentali dei più apprezzati musicisti del periodo storico in oggetto, con una particolare attenzione alla figura di Claudio Monteverdi, ricordato dall’ensemble La cappella mediterranea nel bis offerto al pubblico a conclusione del concerto. La forma madrigalistica viene accolta da Sigismondo D’India sin dal momento della dedica del suo primo libro di madrigali a Vincenzo Gonzaga, nella Mantova in cui era attivo in quegl’anni Claudio Monteverdi. Una cernita di musiche affini a testi di poeti dell’epoca ne completa il cerchio: oltre a trovare un’intesa ideale con la pratica compositiva monteverdiana, va a rafforzare i fili della contemporaneità della quale il tessuto del programma concertistico era imbevuto, in una Venezia che è stata luogo e teatro per i due compositori e nella quale la proposta di un repertorio a metà tra retaggi polifonici tardo rinascimentali e i primi cenni di una nuova cantabilità agli albori dei fasti dello stile barocco risulta essere a tutt’oggi ancora motivo di novità all’interno della programmazione musicale della città.

Per l’occasione La cappella mediterranea ha saputo accompagnare e sostenere con energico ardore la duttilità vocale di Juliette Perret che ha affascinato il pubblico anche grazie ad efficaci soluzioni sceniche. L’apparente semplicità della linea vocale ha richiesto infatti un ottimo controllo della voce attraverso il quale il soprano, accorso in sostituzione a Mariana Flores, ha saputo offrire una ricca gamma di sonorità in grado di spingersi fino al suo vitreo assorbimento come segno di completezza a quell’ideale di trasparenza che il nuovo stile musicale richiedeva.