I Trockadero a Ravello, che successo! E il Festival si conferma il numero uno per la danza al Sud

Les Ballets Trockadero di Monte Carlo nella loro forma migliore entusiasmano il pubblico di Villa Rufolo

Diamo a Ravello quel che è di Ravello. Quando parliamo di danza, il festival culturale estivo più importante e longevo della Campania (giunto quest’anno all’edizione numero 62) offre sempre spettacoli di altissimo livello ed occasioni alle quali difficilmente, a meno che non si vada da Roma in su, è possibile assistere nel corso delle stagioni canoniche.

-Da anni Tersicore ha uno spazio privilegiato all’interno della bellissima cornice di Villa Rufolo. Grandi gala dedicati ai più importanti maestri di tutti i tempi, come Balanchine o Nureyev; compagnie di riconosciuta fama con il meglio delle loro produzioni, come l’Alvin Ailey American Dance Theatre o il New York City Ballet; esperimenti di giovani e talentuosi esordienti, come Dada Masilo con il suo Swan Lake riletto in chiave contemporanea, sudafricana, omosessuale.

-Facile, dirà qualcuno, garantire questa qualità grazie alla disponibilità liquida ad appannaggio della direzione artistica, ottenuta grazie a finanziamenti pubblici e, soprattutto, sponsor privati di grande peso. Permetteteci di dissentire. Una Ferrari da corsa nelle mani di qualcuno senza patente non si rivela più utile di una forchetta impiegata per nutrirsi di brodo. Certo i soldi ci sono, e il Ravello Festival parte in pole rispetto a tante altre realtà. Ma è altrettanto vero che alcune scelte non necessitano l’intero budget di cui dispone la fondazione costiera eppure, se non si fa estate e non si va a Ravello, nella danza del Sud alcuni nomi non si sentono neanche pronunciare.

-È il caso de Les Ballets Trockadero de Monte Carlo , in scena venerdì 22 Agosto con il meglio del loro repertorio. Nati artisticamente nel 1974, i Trocks hanno ben presto raggiunto, oltre allo scopo “politico” del travestimento, pure un duplice obiettivo artistico: dimostrare che anche gli uomini possono volteggiare sulle punte e che anche il balletto più classico che ci sia può essere preso in giro senza per questo risultare qualitativamente inferiore alle produzioni “serie”.
-Il boom, però, c’è stato negli anni della rete. Le loro divertentissime clip su Youtube hanno raggiunto ben presto milioni di visualizzazioni che hanno fatto amare questa stupefacente compagnia anche dai “non ballettomani”.

-È piena, infatti, la platea di Villa Rufolo. Di famiglie con bambini, coppie, turisti, curiosi e dance addicted. E per questo pubblico il gruppo di danzatori ha in serbo un regalo speciale. Oltre al programma stabilito (Il lago dei cigni – Atto II, Go for Barocco dal “Concerto” balanchiniano, Paquita e il “passo a due a sorpresa” che si realizza nel Grand Pas de Deux del Don Chisciotte) alla fine del secondo di tre tempi, ecco arrivare “ La morte del cigno ”, divertentissimo assolo in cui una novella Pavlova en travesti perde piume ad ogni passo ed è flagellata dai colpi di tosse.

-Le coreografie dei Trocks attingono a piene mani dagli originali, e forse proprio per questo le loro “rivisitazioni” risultano ancora più spassose alla luce dei precedenti. Non si può non ridere di gusto guardando i grandi cigni imitare le bracciate dei nuotatori: il collegamento agli ampi port de bras immaginati da Ivanov è a portata d’occhio. Ma anche i non esperti potranno godersi a pieno lo spettacolo del fidato amico del principe Siegfried maniaco dei selfie, come del nobile Lucien che fa il cascamorto con le gitane mentre Paquita è distratta. Il grande successo dei Trockadero è tutto qui: nel mix tra grande espressività ed infallibile tecnica, nella demolizione degli stereotipi che non rinuncia (e, anzi, ne è frutto) ad una certosina preparazione “alla vecchia maniera”.

-I Trocks fanno tutto quello che ci aspetterebbe da una prima ballerina, anche i temibili fouetté, e sono banco di prova per tanti nuovi giovani talenti. Il gruppo, infatti, si rinnova sempre, e l’ensemble in scena a Ravello ha potuto contare su molti “innesti” recenti, in compagnia da un anno e mezzo o anche meno. Tra loro, quattro italiani: Giovanni Goffredo, Raffaele Morra, Alberto Pretto e un irriconoscibile (dai tempi di “Amici”) Paolo Cervellera.

-Per quest’estate la danza a Ravello è finita (il festival no). Aspettando la prossima, incrociamo le dita che qualcun altro prenda esempio.

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