Una tela di ragno imperlata di rugiada è una struttura perfetta. Il mio dipinto dovrà raccontare molte storie ed essere grande abbastanza a contenerle tutte. Nel 1564, Brugel il vecchio con La salita al Calvario anima una vasta composizione corale; e la rappresentazione sacra diventa testimonianza del quotidiano, assumendo valore documentario, di vita, di morte e di passione.
Nell’anno in cui un film muto ha vinto l’Oscar e Martin Scorsese ha incantato raccontando George Mélies, le sorprese non sono ancora finite. Tre anni per la realizzazione e l’impiego di sofisticate tecnologie di computer grafica e 3D: Lech Majewski presenta una sua personalissima rivisitazione del tableau vivant del cinema delle origini.
Oggetto di studio, analisi e racconto è il quadro di Brugel, che il regista polacco ripropone con la complicità di Rutger Hauer, nella parte del pittore, di Michael York, ricco mercante d’arte e di Charlotte Rampling, una madonna cinquecentesca, aristocratica e dolente.
Il racconto pittorico del maestro fiammingo si anima, si destruttura, si frammenta per cedere i suoi segreti, le sue arcane formule compositive e per restituire allo spettatore la dimensione storica e simbolica della rappresentazione della passione di Cristo. Le fiandre di Brugel, trasformate da lui stesso in un paesaggio di piane e alture, diventano con la composizione digitale di Maiewski un raffinato e complesso collage di ritagli e intarsi: gli sfondi ridipinti dallo stesso regista, le nuvole neozelandesi e i prati e le rocce provenienti da locations diverse. Ogni inquadratura è un montaggio interno, risultato di una complessa stratificazione tra piani pittorici e piani reali, evidenti o virtuosamente nascosti.
I mercenari stranieri in tunica rossa eseguono gli ordini dei loro padroni spagnoli. Filippo II, succeduto a Carlo V, è garante dell’ortodossia cattolica e fa reprimere con ferocia qualsiasi sospetto di appartenenza ai movimenti della riforma. Brugel mostra un Cristo eretico, mentre è condotto al Golgota, nascondendolo in un’animata scena di vita contadina dove realtà e metafora si intrecciano a diversi livelli attraverso una complessa combinazione di prospettive contrastanti. Su una roccia è poggiato un mulino dai complessi meccanismi nascosti alla vista, e il mugnaio che guarda dall’alto, senza intervenire, è il grande mugnaio del cielo, che macina il pane della vita e del destino. Nella piana sono le ruote dei supplizi e in cielo volteggiano i corvi satolli. In primo piano è la Madonna, dalle vesti di seta; una giovane donna dai capelli d’oro le sta accanto. Al centro, ma in profondità, un carro che trasporta due condannati, e a seguire una croce faticosamente trascinata da un uomo, che si intravvede appena. E’ lui il Salvatore, che deve essere cercato da chi guarda.
Le parole sono pochissime, l’occhio dello spettatore è costantemente stimolato alla ricerca: dal dettaglio alla complessità della composizione, aiutato dalle variazioni di piano modulate dal regista, che alterna e fonde pittorico a cinematografico, rappresentazione a movimento.
Lech Majewski ritorna alla prima forma di racconto, l’opera pittorica, e con l’ausilio di sofisticate tecnologie ne sviscera i segreti, mantenendola in campo. Il linguaggio del passato viene decodificato da strumenti del presente. Sullo schermo succede qualcosa di unico, di magico e contraddittorio: si ferma il tempo per analizzare l’attimo ma, contemporaneamente, gli elementi dell’opera escono da essa per essere raccontati separatamente, a dare l’illusione della realtà del passato e per raccontare quel che precede e quel che segue all’opera stessa.
Per chi ama guardare oltre ciò che appare.
Titolo originale: The Mill and the Cross
Nazione: Svezia, Polonia
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 97′
Regia: Lech Majewski
Sito ufficiale: www.themillandthecross.com/
Cast: Rutger Hauer, Charlotte Rampling, Michael York, Joanna Litwin, Dorota Lis, Marian Makula, Oskar Huliczka
Produzione: Angelus Silesius, Polish Film Institute, 24 Media
Distribuzione: CG
Data di uscita: 20 Marzo 2012 (anteprima)
30 Marzo 2012 (cinema)






