L’unico discendente di Mario Sironi – Andrea Sironi-Strausswald – per onorarne la memoria, o forse per esaudirne un desiderio, ha compiuto un gesto munifico donando ai Musei Civici di Padova le opere in carta del maestro. Si tratta di disegni gonfi di significato per il loro ricollegarsi alla grande tradizione artistica della città, centro vivacissimo d’arte, capace di contendere in passato i maggiori artisti a Firenze a partire da Cimabue e Giotto.
La Padova degli anni trenta, in un clima di pace civile e internazionale, fu promotrice di commissioni pubbliche e, grazie ad uomini di cultura competenti ed appassionati, bandì un concorso per la decorazione murale della prestigiosa Università affidandone la cura e la realizzazione ad uno degli artisti maggiori del tempo,Mario Sironi, le cui opere sono attualmente contese sul mercato raggiungendo quotazioni vertiginose per un artista italiano.
Mario Sironi, artista nato a Sassari, morì a Milano nel 1961. Interrotti gli studi regolari si dedicò completamente alla pittura frequentando l’Accademia di Belle Arti e lo studio di Balla. Attraverso quest’ultimo ebbe modo di conoscere Boccioni e Severini.
Una delle sue prime opere significative, l’Autoritratto, è segnato dalla ricerca di un verismo psicologico. Convinto da Boccioni e nel tentativo di reagire alla depressione, aderì al movimento futurista interpretandolo in modo molto personale e dando maggiore rilievo al colore che alle forme. Si riconosce nei toni un po’ cupi, smorzati preferendo il nero e il marrone, il grigio, toni ideali per i soggetti che finisce per prediligere, cioè il paesaggio urbano fatto di ciminiere, fumo, nebbia opaca ed oppressiva. La tecnica dell’affresco e del mosaico gli servono per ricollegarsi agli strumenti tipici dell’arte italiana usati però per illustrare la nuova realtà urbana che molto probabilmente aggravava anziché attutire il suo malessere esistenziale. Di certo gli avrebbe giovato di più sul piano fisico ricollegarsi alla luce, al sole, ai paesaggi sereni dell’impressionismo, ma sarebbe stata la negazione del suo talento, del suo segno inconfondibile. Assimilarlo ad uno dei tanti bravi emuli di Monet e dei suoi luminosi campi di papaveri ci avrebbe privato di un artista di cui essere fieri.
Dal dopoguerra il giudizio estetico sulle sue opere appare viziato da considerazioni che poco hanno a che fare con l’arte, riguardando invece vicende umane ed artistiche. Osannato dal regime fascista di cui cercò di riprodurre gli effimeri fasti, cadde in disgrazia con la fine del movimento. Solo a partire dalla fine degli anni Sessanta ha avuto inizio la sua riabilitazione artistica soprattutto quale esponente del muralismo concepito da lui come atto sociale a funzione universale, riallacciandosi alla grande tradizione antica.
In contemporanea i Musei Civici agli Eremitani presentano l’esposizione “Vetri dal museo Salviati. Magiche trasparenze dalla donazione Tedeschi”. La mostra padovana espone un centinaio di opere: vetri già ammirati alle Esposizioni Universali di Parigi, alle Biennali di Venezia e alla Triennale di Milano, oltre ad alcuni unicum nella storia del vetro muranese per abilità tecnica di esecuzione. Nell’arte del vetro infatti l’abilità tecnica e l’invenzione creativa formano un insieme inscindibile apprezzato anche dalla regina Vittoria e dal viceré di Egitto, ma fu grazie ai capitali generosamente investiti da Salviati che questa produzione vetraria poté proseguire con evidente vantaggio per l’economia di tutta l’isola ancora oggi sostenuta. Ora ai capolavori muranesi si affianca spesso una insopportabile paccotiglia di caraffe, statuette molto apprezzate al contrario dai numerosi turisti, specie se stranieri, utili anch’essi per sostenere indirettamente le produzioni di prestigio.
“Sironi. Lo studio dall’Antico”
“Vetri dal museo Salviati. Magiche trasparenze dalla donazione Tedeschi”
21 Settembre 2013 – 24 Novembre 2013
Musei Civici agli Eremitani, Padova
Orario. Da martedì a domenica 9.00 – 19.00. Chiuso i lunedì non festivi.
Ingresso: intero € 10, ridotto € 8, scuole € 5






