I drammi del dopoguerra a Sarajevo

A colloquio con Jasmila Zbanic regista di “Grbavica” Orso d’Oro a Berlino

EuropaCinema ha presentato fuori concorso l’anteprima italiana di “Grbavica”, film vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino 2006 e che sarà distribuito in Italia nel prossimo ottobre dall’Istituto Luce.

A Viareggio era presente anche Jasmila Zbanic, trentenne regista bosniaca, autrice di numerosi documentari e cortometraggi che con la sua prima regia è balzata subito alla ribalta internazionale.
E la sua esperienza documentaristica si vede in alcune scene del film che testimoniano come siano ancora profonde le ferite dell’ultimo conflitto in terra balcanica all’inizio degli anni Novanta.

“Credo che sia una cosa molto forte a livello emotivo – spiega la regista che è anche autrice della sceneggiatura – vivere in un paese durante un periodo di guerra. Nella ex Jugoslavia fino agli anni Sessanta si sono fatti film sulla seconda guerra mondiale. Ho vissuto io stessa a Sarajevo durante la guerra degli anni Novanta, ma il film non è solo sul dopoguerra così prolungato e difficile da superare, ma anche sul destino di queste donne protagoniste del racconto”.

Un film allora che vuole essere anche una denuncia delle violenze subite dalle donne.

“Io penso a due motivazioni – continua Jasmila – per la realizzazione di questo film, la prima è di natura artistica ed emotiva e la seconda è di natura politica che non è strutturale alla scelta del film, ma è anche il bisogno interiore di raccontare quello che è successo a circa 20.000 donne e anche di più che sono state stuprate e poi hanno avuto dei figli da quella violenza. Quando ho scritto la sceneggiatura ho parlato con molte che hanno vissuto questa esperienza e anche con operatori sociali che hanno lavorato e lavorano con queste donne. E quando ho girato il film ho chiamato molte di queste donne, che avevano collaborato con me precedentemente, a fare le comparse così ho avuto modo di aiutarle un po’ dal punto di vista economico”.

Il film è garbato e misurato però la violenza è sempre latente, è presente nella quotidianità, in qualsiasi tipo di rapporto venga ad istaurarsi tra i personaggi.

“Nel film – conclude l’autrice – volevo dare la sensazione di un’atmosfera di ansietà, e anche talvolta di una minaccia che si sviluppa anche dalla forza e dalla predominanza maschile, e la precarietà generale viene anche aumentata dall’evoluzione politica, dal passaggio che lentamente è avvenuto nel nostro paese dal comunismo al capitalismo, mentre i valori umani vengono brutalmente eliminati per una continua ansia del denaro”.