“I suoceri albanesi” di Gianni Clementi al Carcano di Milano

Una gradevole sitcom

Sul numero di dicembre di “Hystrio” dedicato al comico, un articolo (A. Pocosgnich, Che fine ha fatto la commedia?, “Hystrio”, n. 4/2015, pp. 36-37) sottolineava la scarsità nel nostro paese di testi “comici dall’ampia architettura drammatica”. Tra le poche eccezioni l’articolo citava il buon successo di Clandestini. Gianni Clementi, lo stesso autore di Clandestini, prosegue ora nella stessa direzione – prendendo ancora una volta lo spunto dal confronto con lo straniero – con I suoceri albanesi… due borghesi piccoli piccoli. Va detto che il titolo di questo lavoro è piuttosto fuorviante, e ancor di più lo è il sottotitolo. Nella commedia, i suoceri albanesi sono appena nominati: al centro della scena sono invece due coniugi italiani (per i quali la definizione di borghesi “piccoli piccoli” appare inappropriata) e le loro reazioni di fronte all’innamoramento tra la figlia e un operaio albanese.

Titolo a parte, le premesse lascerebbero pensare a una sorta di Indovina chi viene a cena aggiornato ai tempi contemporanei e trasportato in Italia. Due persone “de sinistra” (ex comunisti, lui consigliere comunale per un partito che non è nominato ma che si intuisce chiaramente, lei chef di un ristorante alla moda), per rifare il bagno chiamano due operai albanesi. Col più giovane e belloccio la figlia scontrosa va subito d’accordo: come reagiranno i due genitori – sostenitori dell’integrazione e dell’accoglienza – alla storia d’amore tra i due ragazzi?

In realtà, la costruzione della pièce non sviluppa gli elementi conflittuali potenzialmente presenti nello spunto di partenza. A parte certi temporanei e comprensibili disorientamenti, infatti, entrambi i genitori rimangono in buona sostanza sempre coerenti coi valori professati. L’unico momento di vero dubbio sembra più che altro fomentato dai fatui vicini di casa e può così essere prontamente superato mandando i due fuori dai piedi con modi spicci.

Inoltre, il punto centrale della commedia – il confronto con lo straniero, a parole e nei fatti – viene diluito alternandolo con altri due motivi: la presa in giro delle sperimentazioni gastronomiche (il “lesso destrutturato” e cose simili) e le sventure sentimentali di Benedetta, l’amica dei due protagonisti, proprietaria di un’erboristeria che si innamora del vicino di casa, un logorroico colonnello che si rivelerà gay.

Mi vien da pensare che Clementi abbia voluto scrivere questa commedia partendo da un’idea più ambiziosa dei suoi esiti. L’inizio (i due protagonisti entrano in scena, uno cercando le giuste frasi ad effetto per il discorso che dovrà tenere in consiglio comunale, l’altra rilasciando via Skype un’intervista sulla sua cucina) mi fa pensare che l’intenzione dell’autore fosse quella di mettere al centro dell’attenzione i linguaggi di oggi (la retorica del confronto politico, le formule vuote con cui i giornali alla moda parlano di gastronomia, ecc.) e la distanza tra questi e la verità materiale della vita, per poi affidare all’incontro/scontro con l’“altro” (l’immigrato che della vita e della morte ha un’esperienza radicalmente differente) il compito di riportare al centro un linguaggio più “vero”, anche se grammaticalmente meno corretto.

Alla fine, mi pare abbia poi ripiegato su qualcosa di più modesto, anche se – tutto sommato – apprezzabile: alla prova dei fatti, I suoceri albanesi si rivela infatti una simpatica e ben interpretata sitcom, che si regge sulla definizione benevolmente caricaturale dei personaggi (a suscitare le simpatie del pubblico è in particolare il più grande dei due fratelli albanesi). Lo spettacolo – che si svolge interamente nel salotto dei protagonisti, in scene generalmente brevi, separate dal buio – ha il suo fulcro nei commenti di Lucio (Francesco Pannofino), rappresentante del “buon senso” di fronte alle arie cosmopolite del colonnello, alle manie salutiste di Benedetta e alle sperimentazioni molecolari e destrutturate della moglie. Malgrado i toni apparentemente burberi di certi suoi commenti romaneschi, il personaggio rappresenta anche i “buoni sentimenti” con cui la pièce invita a guardare l’arrivo di persone da altri paesi (le trasformazioni dei personaggi connotano tale arrivo come un arricchimento di cui abbiamo bisogno).

“I suoceri albanesi… due borghesi piccoli piccoli” di Gianni Clementi
Produzione Sala Umberto.
Regia di Claudio Boccaccini
Con Francesco Pannofino, Emanuela Rossi, Andrea Lolli, Silvia Brogi, Maurizio Pepe, Filippo Laganà, Elisabetta Clementi.
Visto al Teatro Carcano di Milano il 13 gennaio 2016.