IL “CIRANO DI BERGERAC” SECONDO CORRADO D’ELIA

La storica messinscena torna al Teatro Libero e al Franco Parenti

Torna a Milano per la tredicesima stagione “Cirano di Bergerac”, lo spettacolo di Corrado D’Elia che già negli scorsi anni ha ottenuto un incredibile successo di pubblico e che quest’anno ha indotto ad aggiungere quattro repliche straordinarie a quelle previste dal cartellone. Cirano, guascone e poeta nella Francia di Richelieu, è il personaggio più importante che sia nato, a fine Ottocento, dalla penna del poeta drammaturgo Edmond Rostand.

Caratterizzato da un animo nobile e brillante e da una favella che non conosce freni, il protagonista dell’opera non accetta padroni e vive estasiato solo dalla bellezza della luna e dall’amore segreto per sua cugina Rossana, alla quale non osa dichiararsi per via del lungo naso che gli deturpa il viso. Per assecondare in ogni modo il volere dell’amata, egli arriva ad accettare di farsi intermediario tra lei e Cristiano, giovane cadetto a sua volta innamorato di Rossana. Il protagonista comincia così a scrivere parole d’amore da mettere in bocca al rivale: questa decisione sarà il motore che porterà avanti la commedia eroica.

La scelta più importante operata dal regista riguarda probabilmente l’efficace trasposizione in prosa che ha il doppio pregio di facilitare la fruizione e contemporaneamente di mantenere intatta la potenza poetica dell’originale, se si eccettuano alcune cadute di stile nei punti in cui sono state apportate innovazioni, per lo più comiche, di gusto contemporaneo. Qui purtroppo si cade nella risata da cabaret televisivo, che sicuramente strappa facili applausi, ma che stona con il resto per la mancanza di poesia.
La scenografia colpisce per la sua semplicità ed efficacia, ma probabilmente poteva essere sfruttata ancora meglio dagli attori, i quali nei loro movimenti scenici entrano raramente in relazione con essa.
Corrado D’Elia (che oltre ad essere regista è anche attore protagonista) interpreta il suo ruolo in modo efficace, anche se a volte scade nella ‘macchietta’, tende a tenere troppo spesso gli occhi chiusi e basa la sua interpretazione più sulla mimica facciale che non sul coinvolgimento di tutto il corpo. Attorno a lui un gruppo di giovani attori non sempre impeccabili nella recitazione, ma sicuramente energici e brillanti.

Nel complesso questa versione dell’opera di Rostand appare più adatta ad un largo pubblico (non a caso in sala erano presenti anche diversi bambini) in cerca di un prodotto di facile consumo che non a quanti seguono con passione l’arte scenica e che richiedono quella magica alchimia di emozioni che solo il teatro può e deve dare. Nonostante la grande poesia della commovente scena finale, infatti, lo spettatore che non sia completamente digiuno di teatro, una volta uscito, rimane con la sensazione di aver visto uno spettacolo che avrebbe potuto essere valido, ma che non si è compiuto pienamente. Ottenere il successo del grande pubblico fa sicuramente piacere, ma se per conseguirlo il regista deve rischiare di mettere in discussione la teatralità della messinscena, è necessario che abbia il coraggio di rispondere a questa tentazione con le parole di Cirano: “No, grazie”.

Al Teatro Libero di Milano dal 18 febbraio al 2 marzo e al Franco Parenti dal 4 al 7 marzo
Cirano di Bergerac di Edmond Rostand
Regia di Corrado d’Elia, assistente alla regia Luca Ligato
con Corrado d’Elia, Monica Faggiani, Andrea Coppone, Alessandro Castellucci, Gustavo La Volpe, Marco Brambilla, Stefania di Martino, Dario Leone, Antonio Giovinetto, Stefano Pirovano, Marco Caporale, Valentina Grancini
Scene Fabrizio Palla, Luci Alessandro Tinelli, Fonica Fabrizio Fini
Durata 2 ore e 30 minuti circa
www.teatripossibili.it