IL DIVISIONISMO

In mostra a palazzo Roverella a Rovigo

Il divisionismo rappresenta uno dei più significativi fenomeni di cui l’Italia vanti la primogenitura, stagione esaltante che ha aperto la strada della modernità alle varie avanguardie del primo Novecento.

Nonostante questi meriti ormai ampiamente riconosciuti, è solo a partire dai primi anni sessanta che la pittura divisa diventa protagonista di grandi mostre memorabili occasioni per una revisione critica ulteriormente approfondita con una serie di rassegne monografiche dominate per lo più dalla personalità e dal talento di Giovanni Segantini, epigono riconosciuto del movimento. Finiva finalmente quel complesso di inferiorità nei confronti del neoimpressionismo francese che aveva fino ad allora portato a sottovalutare e in certi casi addirittura a negare, l’originalità del contributo italiano al rinnovamento della cultura del novecento.

La mostra di Rovigo in programma fino al 24 giugno allestita a Palazzo Roverella con il titolo Il Divisionismo. La luce del moderno, non ha quindi intenti rivalutativi ma vuole essere una nuova eccitante occasione per dare gioia agli occhi e allo spirito, attraverso una rilettura di questo momento felice dell’arte italiana. Accanto a opere di Segantini raccontano questo movimento complesso quadri di Pelizza da Volpedo, Boccioni (magnifica la sua Sera d’aprile), Nomellini, Balla Carrà, Severini, Previati. La Sedia vuota di Morbelli accanto a Le villeggianti di Innocenti: due mondi, due momenti della vita cui la nuova tecnica pittorica dà anima e spiritualità. Buoni conoscitori delle leggi dell’ottica e della scomposizione dei colori primari, i più grandi fra i divisionisti raggiunsero però i risultanti più esaltanti quando si astennero dall’applicare rigidamente i canoni delle leggi scientifiche per dare più spazio all’istinto e alla poesia.

Pittura di luce e pittura di emozioni, il divisionismo restituisce la magia di paesaggi e la sensibilità dei ritratti oltre a prestarsi a portare con efficacia alla ribalta i temi sociali, le nuove realtà indotte dall’avanzare dell’industrializzazione. È soprattutto Nomellini, come ampiamente documentato dalla storiografia, l’interprete più congeniale del realismo sociale. Si veda La diana del lavoro, (il titolo allude alla chiamata quotidiana dei lavoratori del porto di Genova), emblematico nell’utilizzazione della tecnica divisionista per delineare lo spazio, dandovi una connotazione plastica, nell’uniformità cupa del colore. Quadro che supera il puro valore estetico per diventare testimonianza, oltre ad essere un riferimento indubbio per l’opera successiva di Pelizza da Volpedo.

La rassegna di Rovigo accompagna questa epopea fino alle soglie del suo sfociare nel grande crogiolo del Futurismo.
In concomitanza a Villa Badoer, a Fratta Polesine, apre la mostra Galileo Chini. La luce della ceramica. Oltre alla possibilità di rivedere questa splendida creazione palladiana si ha l’occasione di ammirare le ceramiche di questo poliedrico artista, pittore, scenografo e soprattutto ceramista, indiscusso protagonista del rinnovamento dell’arte tra Ottocento e Novecento. E’ interessante vedere come la ceramica si presti alla sperimentazione divisionista, dopo che Chini vi aveva trasmesso le tecniche del modernismo geometrizzante , e i motivi preraffaeliti e secessionisti.
Sono previste visite guidate e abbinamenti di biglietto fra le due rassegne.