Non si comunica solo con il linguaggio; il linguaggio non è solo suono di voci. Così, ad esempio, come esiste un metalinguaggio all’interno del quale il linguaggio oggetto, la sintassi, dialoga e si contrappone con la semantica, così, oltre che con la voce, con la parola, si può comunicare coi segni, coi gesti nella relazione con gli altri. Per il viaggiatore che voglia circumnavigare il globo in tempi ristretti, riuscire ad entrare in contatto con la varietà di popoli che incontra, è una sfida, una scommessa azzardata sulla potenzialità del proprio corpo continuamente teso ad avere la meglio sulle stesse leggi che regolano l’ordine terrestre. Esprimere poi tutte queste aspirazioni attraverso la danza, diventa allora una ulteriore sfida nella sfida. La performance riesce al gruppo delle giovani allieve del corso di teatro danza della Milano Teatro Scuola Paolo Grassi con lo spettacolo “Reform club” dove si confrontano con il lavoro di Michele Di Stefano (sue le scene e le coreografie) e la sua compagnia MK.
Reform club è il luogo immaginario da cui , per scommessa, il protagonista di “ Il giro del mondo in 80 giorni “di Giulio Verne, parte per circumnavigare il globo terrestre in tempi strettissimi. Non si tratta di una di quelle sfide estreme ove la consapevolezza dei rischi dà drammaticità all’evento, ma piuttosto questo dovere attraversare i paesi del mondo in tempi prestabiliti e assai stretti, si trasforma in un voyage au tour de ma chambre, tutto il mondo ricondotto a quel luogo ( ad un certo punto dice infatti la danzatrice speaker: J am anywhere, J am here and J am there) luogo, minimo e immenso che è il proprio io interiore dove a muovere il tutto non sono i muscoli, ma la fantasia, la creatività, la leggerezza, la voglia di nuovo, fantasia capace di muoversi in tempo reale e sincronico con l’esperienza esterna. Ciò che alla fine si cerca non resta solo una più approfondita ricerca di se stessi, ma il tentativo di trovare un comune denominatore, nella polifonia dei linguaggi, trovare quel potere di scambio che consenta di entrare in contatto con l’altro per comprenderlo e farsi comprendere.
Quello che è certo, alla fine dello spettacolo, è che con la maestria dei loro movimenti, nella tensione continua a piegare i giovani corpi alle esigenze imperiose del coreografo maestro, e nonostante i loro tentativi di sincronia non del tutto perfetti e ancora un po’ impacciati, le giovani allieve del Paolo Grassi sono riuscite ad entrare in sintonia con il numeroso pubblico che, commosso per la loro generosa prova, le ha a lungo applaudite.
Al Malibran invece, il 15 maggio, la Rotterdam Dance Academy ha presentato un programma eclettico che affianca frammenti di celebre coreografie a lavori di artisti più giovani. Alcuni preludi di Chopin hanno steso sullo spettacolo, una nota di struggente malinconia. Si sa a quale trainimg stressante si debbano sottoporre gli aspiranti danzatori per inseguire il loro sogno, ma è stato comunque molto interessante il video che ha preceduto la loro performance, costatare i sacrifici quotidiani sia nel cibo che negli esercizi prolungati. Questa propedeutica alla professione spiega come quei danzatori siano giunti alla perfezione con orgoglio e passione nelle coreografie dal vivo, accolte dal pubblico con viva ammirazione e calore.
Rotterdam Dance Academy / Codarts (Paesi Bassi) – 15 maggio ore 18.00 – Teatro Malibran
TALENT ON THE MOVE
coreografie Jirí Kylián, Mauro Bigonzetti, Nacho Duato, Regina van Berkel, Neel Verdoorn, Bruno Listopad, Jérôme Meyer & Isabelle Chaffaud
con Konstantina Chatzistavrou, Sabine Groenendijk, Fem Rosa Has, Amelie Lambrichts, Cátia Oliveira Nicolau, Beatrice Panero, Federica Rizzo, Naima Sommacal, Jade Stenhuijs, Zoë Wijnsouw; Matthew Bade, Joris Bergmans, Antonio Borriello, Reid Cuming, Quentin Dehaye, Pasquale Lombardi, Ermo Pashaj, Michael Sastrowitomo, Riccardo Zandona
direttore artistico Caroline Harder – maestro di balletto Keith-Derrick Randolph – tecnica Gerben van der Weert – costumi Ans Kooijman and Ayu Ariyati
produzione Ellen Dijkstra con il supporto dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia in collaborazione con Fondazione Teatro La Fenice






