“IL MAESTRO MAGRO” DI GIAN ANTONIO STELLA

Migrando: dal giornale, al saggio, al romanzo

Ci fu un’epoca, in Italia, in cui i maestri venivano chiamati “magri”: a causa dello stipendio che percepivano. Questi maestri dovevano cercare da sé gli alunni, battendo alle porte delle case, radunando bambini, adulti ancora analfabeti, ragazzi: e più numerosa era la classe, più saliva la paga. Gian Antonio Stella racconta nel suo primo romanzo “Il Maestro Magro”, edito da Rizzoli nel 2005, la storia di Osto, insegnante siciliano che emigra in Polesine a cercar fortuna, cadendo dalla padella alla brace quanto a ricchezza di territorio.

Sono gli anni del secondo dopoguerra, e l’Italia è attraversata da correnti migratorie che svuotano il Sud e riempiono Mirafiori, a Torino. E infatti è lì che finisce il nostro protagonista: dal Polesine si trasferisce alle Casermette, i giganteschi condomini della periferia operaia, insieme alla moglie di un disperso in guerra: Ines, che non può sposare non esistendo il divorzio. In una personalissima guerra contro il bigottismo, i giudizi, il moralismo, Osto e Ines sono i nuovi volti di un’Italia che vuole essere diversa, alzare la testa, respirando l’onda profumata di ottimismo e leggerezza che aprirà le porte al boom economico.

È già noto il lavoro di Gian Antonio Stella in termini di giornalismo d’inchiesta (per Il Corriere della Sera) e saggistica (specialmente di tematica migratoria, con il successo di L’Orda – quando gli albanesi eravamo noi, 2002 e Odissee- –Italiani sulle rotte del sogno e del dolore, 2004). Si trovano nei suoi articoli e saggi continui riferimenti a materiali d’archivio: ci sono anche nel romanzo. Abbiamo apprezzato la sua scrittura precisa, pungente e originale, talvolta divertente, talaltra drammatica: sono caratteristica anche del romanzo. Abbiamo assaggiato l’ironia e l’amarezza del suo stile nel captare caos e contraddizioni della società: li ritroviamo anche nel romanzo. Abbiamo capito la sua passione civile nel trasmettere messaggi di decenza sociale: tutto ciò traspare anche dal romanzo. Avevamo incontrato uno Stella che colma i vuoti di memoria storiografica, ricordandoci con piglio deciso di guardare al passato per vivere il presente: lo incontriamo, ancora una volta, nel romanzo.

Ma chiaramente le differenze con la produzione precedente ci sono. Emergono in questa storia (ancora una volta di emigrazione, ma concentrata ora sulle migrazioni interne) una compassione umana, uno sguardo intimista che la forma del romanzo permettono di liberare fino in fondo, a differenza dei saggi o degli articoli. Emergono anche un entusiasmo, una voglia di leggerezza, una sorta di sguardo affettuoso sul passato che manca nelle opere scritte prima. Emerge, infine, una penna che può indugiare, finalmente, su descrizioni e dialoghi, il vero tratto che distingue stilisticamente Il maestro magro dalle altre opere.

“Un romanzo neo-neorealista”: questa la definizione de Il maestro magro da parte del suo stesso autore. E, in effetti, molti aspetti della storia narrata da Stella ricordano il Neorealismo: l’ambientazione temporale nei primi anni del dopoguerra (almeno all’inizio del romanzo), i protagonisti appartenenti al popolo, le storie di vita quotidiana, prive di eccezionalismo, la spontaneità e la freschezza dello stile, il linguaggio aderente al parlato, la presenza del dialetto. Si percepisce, nella lettura, l’avvicinamento volontario dell’autore a quello che fu il massimo momento d’espressione dell’Italia che scriveva subito dopo la seconda guerra mondiale: il neorealismo fu un clima, una percezione, uno sguardo nuovo.

Ne Il maestro magro l’attenzione costante verso la registrazione concreta del reale – atteggiamento, appunto, di matrice neorealista – conduce il lettore all’interno di un viaggio nel passato prossimo di un Paese che, osservato con gli occhi dell’oggi, elimina la nostalgia ma aiuta a capire chi siamo stati e cosa, forse, rischiamo di dimenticare.

Una storia diventata anche uno spettacolo teatrale, messo in scena da Gian Antonio Stella insieme a Gualtiero Bertelli e alla Compagnia delle Acque.

Gian Antonio Stella, Il Maestro Magro, Rizzoli 2005, pp. 318, 17 euro.