IL MAGNIFICO CRATERE DI TREBENISTE

In mostra presso il Palazzo del Monte di Pietà di Padova

Giunge a noi, dopo un viaggio nel tempo di duemila e cinquecento anni, il cratere scoperto per caso, a Trebeniste nel 1918 da alcuni soldati bulgari.

Dormiva in un sepolcro di sette tombe custodi di magnifici corredi funebri risalenti alla fine del VI secolo e l’inizio del quinto. Non si sarebbe certo presentato nella sua magnificenza originaria senza un prezioso e abilissimo intervento di restauro capace di restituirgli, nel rispetto filologico dell’opera, la struttura originari. A questa entusiasmante vicenda di recupero, il rinnovato Palazzo del Monte di Pietà di Padova dedica la mostra Il Magnifico cratere e il suo restauro visitabile fino al 13 marzo.

Si tratta di una occasione unica per potere ammirare non solo questo capolavoro, ma altri tesori che torneranno poi nel Museo Nazionale di Belgrado, loro sede abituale. Il restauro, effettuato dalla Sovraintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, si presentava alquanto arduo visto la frantumazione del manufatto riportato alla luce del sole. Si sono studiati i tipi di metalli, la terra di fusione e valutazioni volumetriche per realizzare il corpo mancante e armonizzarlo, secondo la struttura originaria con le parti bronzee perfettamente riconoscibili anche se bisognose di accurate puliture e armonizzazioni con il corpo centrale ricostituito dai restauratori.

Il cratere poggia su di un tripode ed è alto 81 centimetri con un diametro di 44,5 centimetri. L’opera di fattura greca , sulla base di alcuni minerali usati per realizzarlo, è riconducibile all’isola di Egina e testimonia degli intensi scambi che in quell’epoca remota avvenivano fra i Balcani e il cuore stesso della Grecia. Non si trova solo il cratere di Trebeniste in questa piccola ma preziosa mostra, ma altri mirabili manufatti che testimoniano di una civiltà molto evoluta, amante del bello, ricca di abili artigiani capaci di lavorare l’oro in modo mirabile. Si vedano gli ornamenti raffinati dei due bicchieri in mostra o la maschera funebre in lamina d’oro e, vera rarità, i resti di due sandali in oro che hanno calcato quelle terre cinquecento anni prima della nascita di Cristo. Particolarmente interessante il ricco catalogo che oltre a saggi scientifici, storici, archeologici, documenta fotograficamente le varie fasi del restauro.

La mostra del Palazzo del Monte di Pietà ha altre valenze oltre a quelle estetiche. Rappresenta una testimonianza alta del rilievo che anche nei Balcani aveva la civiltà classica facendo rivivere legami e rapporti fra i due mondi, spesso insospettati e costituisce anche un messaggio significativo di come attraverso l’arte e la cultura contrasti e diffidenze , si annullino per riconoscersi simili nell’amore di ciò che, come dicevano i greci è kalà kai agazà ciòè ciò che è bello è anche buono.