IL RE-CENSORE

Non l'ho visto e non mi piace, cronache dal Torino Film Festival

Allegro, ma non troppo. Diciamoci la verità, Torino è già di per sé una città dai toni alquanto grigi (sarà la nebbia e il freddo che ti penetrano nelle ossa), ma il tragitto in autobus per arrivare al Festival è, eufemisticamente parlando, una iattura. Son due giorni che, per arrivare in tempo utile per la proiezione mattutina, bisogna alzarsi alle cinque e un quarto. E sperare nella sorte.
A parte i cantieri che ogni giorno saltan fuori come funghi – manca poco alle Olimpiadi e per terminare in tempo i lavori dovrebbero assoldare una milionata di cinesi in nero (o in giallo!) – a complicare le cose ci si mettono gli studenti che manifestano contro la Moratti con conseguente dirottamento di tutti gli autobus.

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Anomali, invece, i cartelloni pubblicitari in cui ci si imbatte. Divertente quello che inneggia a tener pulita la città: rifiuti urbani (dalle banane alle cicche) che vengono immortalati sulla scena del crimine, come fossero cadaveri freschi freschi in attesa di essere periziati, con tanto di gessetto a definirne i contorni. Lo slogan recita: sporcare è un delitto, eliminiamo le prove!. Che buon modo di iniziare la giornata.

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Ma la ciliegina sulla torta arriva con il funerale all-inclusive. Basta con donne nude, seni al vento che pubblicizzano ogni grazia di Dio. Pensiamo al futuro, prepariamoci per il nostro funerale. Qui a Torino ne offrono uno a 1299 euro tutto compreso perché: anche se pieni di lacrime, cerca di tenerli ben aperti!. Credo si parlasse di occhi.
E, intanto, lo si guarda con sarcasmo, mentre si corre in sala, ben attenti a far gli scongiuri.

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Torniamo al Festival che continua a regalare film imperdibili. Ieri è stata la volta di Zombie Honeymoon di David Gebroe, una storiellina d’amore a prova di cadavere. Tanto per rimanere in tema. La trama è delle più semplici: lui e lei si amano, si sposano e vanno in luna di miele. Ma lui, poveraccio, si trasforma in zombie dopo essere stato misteriosamente aggredito sulla spiaggia da un tizio che esce dalle acque (evito battute a sfondo mistico religioso!). Ebbene, detto questo, inizia a divorare tutto ciò che gli capita a tiro (e dir che poco prima era vegetariano!) tranne la moglie di cui è follemente innamorato. E che, puntualmente, gli perdona anche i suoi piccoli peccatucci di gola. Avessimo noi mogli così.

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Stasera sarà la volta de Il gusto dell’anguria, l’attesissimo film del sensualissimo regista taiwanese Tsai Ming-Liang in cui, così dicono, si assiste ad un rapporto sessuale fra un uomo e un’anguria. Staremo a vedere. Che si fa per campare!

pierpaolo.simone@nonsolocinema.com