“IL SIERO DELLA VANITA'” di Alex Infascelli

Thriller grottesco ambientato nelle fogne della televisione

“Il secondo film del giovane regista di “Almost blue” è un thriller dai toni grotteschi ambientato nel mondo corrotto e illusorio della televisione, dove non si può più fare distinzione tra talk-show, , reality show o telegiornale. Sotto una forma esteticamente simile al videoclip Infascelli dirige per la prima volta un cast di attori affermati- Francesca Neri, Margherita Buy, Valerio Mastandrea- per la sua critica al vano mondo dell’immagine”

“Il siero della vanità”, seconda prova del giovane Alex Infascelli, è secondo la definizione dello stesso regista, “un magic noir ambientato nelle fogne della televisione”. Il soggetto di Niccolò Ammaniti, autore anche di “Io non ho paura” (libro altrettanto ricco di suspence da cui è tratto l’omonimo film di Salvatores), si sviluppa nella messa in scena come un racconto morale in forma di thriller. I partecipanti ad una vecchia puntata del Sonia Norton Show (talk-show condotto da una cinica e impietosa Francesca Neri) iniziano a sparire nel nulla: nasce da qui l’idea del film, che si sviluppa tra i meandri della televisione come set e concausa di questi sequestri di persona. Come fa presagire il titolo, “Il siero della vanità” è sì una critica contro il mezzo televisivo e contro il mondo illusorio che esso propone, ma ad un livello più generale, sopra a questo sfondo, è possibile cogliere le sfaccettature dell’animo dei diversi personaggi; a partire dalla convincente Margherita Buy che veste i panni di un’ispettrice di polizia in crisi dopo un trauma subito due anni prima. Nelle connotazioni dei diversi personaggi si riflettono dunque le loro differenti esperienze di vita, come quella del giovane poliziotto (interpretato da Valerio Mastandrea) che viene corrotto durante il corso del film al punto da diventare un eroe televisivo in seguito ad un omicidio; oppure il personaggio dell’ex miss Italia ora cocainomane che, sebbene non ancora totalmente intaccata dal mondo dello spettacolo, non riesce a superare la sua crisi.

L’unico personaggio che sembra uscire “vincente” a fine film è l’ispettrice-Margherita Buy che decide di rimanere fuori da questo mondo della pura apparenza e supera così le sofferenze passate. Queste differenti soluzioni scelte per i personaggi contribuiscono a rendere più realistico il film: ognuno è inquadrato e proposto con i suoi pregi e le sue debolezze, i suoi limiti; cosa che avvicina i personaggi alla realtà dello spettatore. Nonostante la messa in scena del film (come quella del precedente film del regista -“Almost blue”-) ricordi spesso visivamente quella di un videoclip, il livello estetico del film fa da calibrato accompagnamento a quello narrativo. Non mancano poi all’interno del film tocchi comici e grotteschi, i quali in un film inquadrabile nel genere thriller contribuiscono a smorzare i momenti di tensione e permettono allo spettatore di riflettere criticamente sui fatti narrati. Tramite la totale immedesimazione con i personaggi ciò non sarebbe stato possibile. Il grottesco invece, e più in generale la comicità, nascondendosi dietro l’apparenza permettono molto spesso al cinema di giungere al senso più profondo delle cose. Altro tocco di stile nel film di Infascelli, sono le musiche nate grazie al contributo di Morgan, che fa anche un’apparizione nel film sotto le sembianze di un “mago televisivo” di un programma per bambini.

Titolo: Il siero della vanità
Nazione: Italia
Anno: 2004
Regia: Alex Infascelli
Durata: 92 minuti
Interpreti: Margherita Buy, Valerio Mastandrea, Francesca Neri, Barbora Bobulova
Sito ufficiale: www.ilsierodellavanita.com