Com’è stato tornare a lavorare in Francia?
Dopo lo spettacolo teatrale, Bouffe du Nord, messo in scena nel 97, ho sempre cercato comunque di lavorare in Francia, continuando a fare casting. Ma lavorare in Francia è molto difficile. E’ un paese protezionista in questo senso. Ci sono moltissimi giovani attori. E vi è una grandissima generazione di attori 30enni. In Francia vi è un vero e proprio star system cinematografico; forse è l’unico paese europeo dove troviamo questa situazione. E’ molto difficile entrare in questo mondo e io ci sono entrata grazie all’ “Ultimo Bacio”. Il film è stato visto da Marie Anne Chazel, regista di “Il Club delle promesse”, e la mia interpretazione nel film di Gabriele Muccino l’ha convinta a scegliermi per la parte di Kathy. Dopo l’incontro con lei ho accettato questo lavoro perché l’ho trovato interessante e originale dal momento che si trattava di una commedia che partiva da un’amicizia. Inoltre sono felice perché in Francia il film è andato molto bene e ha avuto una bella accoglienza.
Com’è stato lavorare con una regista donna?
Non c’è stata molta differenza. Mi era già capitato in passato: solo una volta, per un film per la televisione (Stai con me di Livia Giampalmo) e ora lo farò di nuovo lavorando con Cristina Comencini al suo nuovo film. Tra due donne c’è però sicuramente più complicità o almeno questa è più immediata. I punti di vista sono più simili. Questo film è una vicenda sentimentale vista da uno sguardo femminile e c’è stato molto affiatamento con la regista quando se ne parlava.
Cosa ci dici del tuo esordio nella commedia?
Significa avere a che fare e affrontare un linguaggio diverso. Non ho mai scelto di recitare solo in film drammatici. E’ successo e basta. Anche perché i progetti delle commedie che mi sono state proposte non li ho mai ritenuti interessanti. Significa recitare in modo diverso, cambiare ritmo, attuare un linguaggio diverso tutto volto alla positività. E’ un altro modo di lavorare. Ma la bravura di Marie (Anne Chazel) mi ha molto aiutato. Lei è una della attrici e autrici di commedie teatrali più famose in Francia; e anche in passato i film tratti dalle sue commedie hanno avuto sempre un grande successo.
E’ diverso far ridere in Francia ?
Credo che il senso umoristico del nord Europa in generale sia un po’ più celebrale rispetto al nostro. Il nostro è più “maschile” e goliardico. In Italia si fa ridere facendo riferimento a situazioni e caratteristiche tipicamente italiane che altrove non ci sono. Lo humor del nord Europa lo trovo per così dire un po’ più raffinato.
Si sta tanto discutendo della tua bellezza vista integralmente nel film. Che ci dici?
Questa cosa in Italia ha creato grande interessente e tutti ne parlano come se avessi fatto chissà cosa. In Francia non capiscono perché in Italia la cosa ha suscitato tanto clamore e mi hanno detto “ma in Italia ti credono e vedono come una madonna?!?”. Nella mia carriera non mi ero mai spogliata perché non ce n’era bisogno nei film che ho fatto. In questo film invece c’era una situazione di abbandono e l’ho fatto. Ma con molta naturalezza e fluidità senza nessuna forzatura. Il risultato mi sembra sia una scena sensuale e non volgare. Sono molto contenta di aver affrontato questa esperienza per la prima volta proprio con una regista donna.
A proposito del personaggio di Kathy, da te interpretato, tu riesci a controllare la tua vita o nei sei trascinata? Nel lavoro come nei sentimenti.
Nel film l’amicizia è il motore che fa sbloccare le cose. Nella mia vita ci sono stati momenti in cui nel campo professionale sono stata un po’ influenzata. Ma di questo te ne accorgi solo successivamente. Ora che credo di controllare serenamente la mia vita. Ovvio che se le persone che mi stanno attorno e alle quali voglio bene (come mia mamma o gli amici) mi dicono una cosa, sia che si tratti di consigli e suggerimenti sia che si tratti di critiche, mi lascio influenzare. Non rifiuto a priori le osservazioni ed il confronto con gli altri.
Parlaci del nuovo lavoro che affronterai con Cristina Comencini.
‘La bestia nel cuore’ è tratto dal suo omonimo romanzo.
E’ la storia drammatica di un abuso sessuale subito in età infantile. E’ una storia molto intensa. Mi piacque subito il romanzo quando lo lessi anche se a dir la verità quando Cristina mi parlò della sceneggiatura questa mi intimorì un po’. Invece Cristina ha fatto un lavoro fantastico. Inoltre lavorare con due attori italiani che stimo e ammiro ma non conosco perché non ci ho mai lavorato assieme,come Luigi Lo Cascio e Alessandro Boni, mi incuriosisce molto. Sono convinta che verrà fuori una bella cosa.






