INTERVISTA A MARCO IACAMPO

Trainato dal singolo “Miracolo eccezionale”, l’omonimo disco di Marco Iacampo presenta una nuova versione del cantante, già noto per i progetti Goodmorningboy e Elle.

Marco Iacampo regala tredici tracce, che segnano la sua rinascita artistica. Sono brani dalle atmosfere acustiche, a tratti folk, a tratti con qualche accenno blues, ma soprattutto sono brani italiani, dove è la lingua a scandire i ritmi, a trasportare l’ascoltatore nel mondo visionario, ironico e personale dell’artista.

Musicalmente i brani sono confezionati con arraggiamenti scarni, poco incisivi forse, ma hanno il pregio di lasciar risaltare i testi, che in alcune immagini e metafore possono richiamare alla mente echi di Vinicio Capossela.
Abbiamo incontrato Marco Iacampo, per farci raccontare da direttamente da lui qualcosa in più sul suo lavoro.

NSC: Il titolo del tuo album è il tuo nome. Di solito quando nome e titolo corrispondono o è un’opera prima o è un “nuovo inizio”. Viste le tue precedenti esperienze direi che il tuo è il secondo caso. Come sei arrivato a Marco Iacampo?

M.I.: Sono arrivato a Marco Iacampo passando per Marco Iacampo. non mi ero mai espresso musicalmente in maniera troppo sincera. e stavo cercando qualcosa che mi rappresentasse di più. qualcosa che sentivo più fieramente mio. Cercavo la mia voce. Questo disco è un punto dove musicalmente non ero mai arrivato. É un primo caso a tutti gli effetti per quanto riguarda la mia storia. Prima erano esperimenti.

NSC: In questo album, a differenza delle tue composizioni passate, hai utilizzato la lingua italiana per i testi. Come nascono le parole delle tue canzoni?

M.I.: Nascono da ciò che devo dire, molte volte una canzone nasce parlando con la gente o parlando da solo. Quando mi esce una frase, incoscentemente la ripeto e questo vuol dire che mi piace, allora me la appunto. Mi piace l’italiano che si parla nella vita di tutti i giorni, nasconde delle perle. Poi le varianti di pronuncia ed espressione dialettali hanno grande musicalità. Vengo da Mestre ma vivo a milano. Qui si parla un’italiano molto istituzionale, a volte molto freddo. però è anche una sorta di pentolone dove la lingue si mischiano e dove ho molti spunti. Rubo molto il modo di parlare della gente che mi sta attorno.

NSC: Le sonorità del disco sono molto acustiche, intime. Si rifanno molto a folk, al blues. É uno stile che ricorda molto De Gregori degli ultimi anni, che, a sua volta, rimanda a Dylan. Da cosa nasce la scelta di questo tipo di sonorità, da un certo punto di vista, poco attuali?

M.I.: Non tutto il disco è intimo, anzi, lo trovo a tratti molto declamatorio. Ma è vero che ci sono molte cose acustiche, molto vivide. Si, parto da una base classica per scrivere le mie canzoni. Dici che sia poco attuale? A questo punto rilancio e ti dico che la mia è roba antica! Sono convinto che di questi giorni si compongano canzoni “molto attuali” sacrificando quelle che sono le radici, ma senza radici l’albero muore. Forse è a causa di questa velocità che non ci fa mai guardare indietro da dove siamo partiti. e cose che sono di qualche decennio fa son già vecchie. C’è qualcosa che lega la musica folk di tutto il mondo, quindi è inevitabile che scrittori attenti come De Gregori sentano come propri dei modi di esprimersi musicalmente in apparenza molto lontani. E poi si sta parlando di pop. Da un certo punto di vista è roba inventata dagli americani!Penso che il lento processo di cui siamo protagonisti noi scrittori di canzoni italiane sia riportare a casa tutto ciò che è nostro, con il grande bagaglio di esperienza che ci è stato dato dal viaggio americano. Solo così capiremo dove siamo e dove siamo stati e cosa possiamo dare al resto del mondo senza pagare pegni di reverenza. Il mio contributo penso sia un passo in questa direzione.

NSC:L’anteprima del tuo album è avvenuta insieme a un’esposizione dei tuoi dipinti e disegni. Trovi connessioni tra la tua musica e la tua pittura?

M.I.: Si, vengono fuori dalla stessa persona, ma la pittura è più libera, non devo rendere conto a nessuno, aspettare nessuno e rispettare solo quelle che sono le mie esigenze estetiche. É più autistica da un certo punto di vista. La musica è il mio braccio nel pallottoliere della lotteria, la mia voce al mercato, il mio piede fuori casa.

NSC: Sei nato a Mestre, hai girato l’italia e l’Europa suonando, e ora vivi a Milano. Quanto contano le tue radici?

M.I.: Son molto legato al veneto e alle mie zone. Non ho perso il mio accento e anzi, ne riconosco il carattere. Me lo porto dietro ovunque vado. Penso che sia una regione che se riesce a darsi una svegliata e rischiare un po’ di più fuori dal confine regionale ha tanto da dare. É più facile per un veneto affermarsi all’estero che nel resto d’italia. Abbiamo un po’ paura del confronto, e una certa nomea di terroni del nord, soprattutto dalle mie parti. É un peccato perchè certa nostra genuinità dovrebbe farci star tranquilli di fronte agli altri. É un’arma che spiazza. Poi mio padre è molisano, di campobasso. Iacampo è un cognome che viene da li. Ci passavo tutte le estati da piccolo. Non è più così facile tornarci, ma a volte il richiamo è irresistibile. Certi miei motti d’animo si possono esprimere solo in molisano.

NSC: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

M.I.: Cantare e suonare tanto dal vivo, mettere on line il mio sito www.marcoiacampo.it e continuare con la promozione. In tempi brevi, capire cosa mangio a pranzo.

Tracklist:
1. CHE BELLA CAROVANA
2. UNO
3. MIRACOLO ECCEZIONALE
4. DOVE TI VENGO A PRENDERE
5. TUTTO A POSTO
6. TORNARE A CASA
7. BELLISSIMO UNIVERSO
8. NAVIGO NELL’ORO
9. LA STESSA COSA
10. QUANDO ARRIVA LA PACE
11. IL MIO LAVORO
12. UN SOLO PASSO
13. CAVALLO BIANCO