INTERVISTA A PAUL HAGGIS

Parla il regista e sceneggiatore di Crash.

Esce nelle sale l’11 novembre con ben 200 copie il film d’esordio alla regia del famoso scrittore Paul Haggis. Giunto a Roma per presentarlo, ci racconta così alcune delle molteplici caratteristiche di questa storia forte e stimolante e ci parla inoltre del suo lavoro e delle sue idee.

Che cosa l’ha spinta ad ideare una storia che racconta vicende così socialmente rilevanti? Aveva in mente un progetto o uno scopo su cui si è basato?

In realtà non ho programmato nulla. Sono senpre stato interessato ai brevi incontri e ai rapporti che in questi casi si instaurano tra le persone. Una sera mia moglie ed io eravamo usciti e ci hanno rubato l’auto, una volta tornato a casa, dopo aver cambiato le serrature, ho cominciato a pensare ai due malviventi e a quello che potevano pensare, a quelle che potevano essere le loro motivazioni e i loro discorsi. Dopo qualche tempo ho deciso di dar corpo alle mie riflessioni in un film.

Il suo film parla di intolleranza e di razzismo, crede che la tragedia dell’11 settembre abbia reso la situazione ancora più difficile?

Credo che ci abbia toccato davvero molto e soprattutto perché ci ha colpito da vicino. Non voglio minimizzare la tragicità dell’evento, tuttavia penso che altre situazioni molto drammatiche non vengano considerate nello stesso modo perché in altre parti del mondo distanti e quindi più facili da dimenticare. Per quanto riguarda razzismo e discriminazione volevo far notare come siano combiati i modi di manifestare la nostra paura verso gli altri rispetto a cinquant’anni fa. Si tratta di fenomeni molto più nascosti e particolari che però emergono con forza e sono molto preoccupanti. Ho cercato di descrivere le nostre paure e la nostra intolleranza, non il terrorismo.

Infatti i suoi personaggi sono molto ambigui e difficili. Soprattutto quello interpretato da Don Cheadle…

Il mio obiettivo era mostrare la complessità delle persone: nessuno di noi può dirsi completamente buono. Io per esempio mi cosidero una brava persona però so di aver fatto delle cose cattive ed altre ne farò. Gli esseri umani sono ambigui e complessi, tuttavia quando giudichiamo gli altri non ne teniamo conto. Non siamo affatto attenti, anzi siamo molto sbrigativi. Quello di Don Cheadle è il personaggio più triste e tragico, cerca di fare il possibile ma alla fine rimane ambiguo.

Come mai ha deciso di ambientare il film a Los Angeles?

Sono di origine canadese perciò non mi sento a casa da nessuna parte, però vivo a L.A. da venticinque anni e, come in tutte le metropoli, le persone sono chiuse in loro stesse. Questa è la tendenza universale che fa nascere la paura e quest’ultima l’intolleranza. Inoltre tutte le vicende contenute nel film sono accadute veramente anche se concentrate in 36 ore, questo perché i film devono andare un po’ più a fondo della realtà.

Il suo è un film indipendente, ha avuto difficoltà economiche nella realizzazione?

Senza il mercato europeo le pellicole indipendenti avrebbero vita breve. Abbiamo impiegato un anno e mezzo per mettere insieme il cast e i finanziamenti, mentre solo poche settimane per girarlo. Ho risparmiato su tutto il possibile, infatti la villa del procuratore è la mia: non avevamo soldi per affittarne un’altra…

Crede che abbia ragione chi dice che il pubblico si interessa solo ai film più commerciali anche se brutti?

Non sono affatto di questa opinione: il pubblico siamo anche noi. Crash è stato un film di successo anche se magari non era il migliore perché il pubblico voleva confrontarsi con questi temi forti e ne ha bisogno.

Dopo anni di televisione come producer writer e la nomination all’Oscar per la sceneggiatura di Million Dollar Baby, all’età di 52 anni decide di approdare alla regia sul grande schermo. Come mai non ha diretto anche gli altri film che ha scritto?

Da quando avevo vent’anni desidero fare regia, ma sono contento di non aver diretto a quell’età un film perché sono convinto sarebbe stata una pessima idea. Sarebbe stato un film terribile e non avrei potuto fare più niente. Invece in questi anni ho imparato davvero tantissimo, ed ora posso ritenermi soddisfatto del mio lavoro con Crash. Lo stesso vale per la mia carriera di sceneggiatore: oggi posso dire di essere un grande scrittore, ma durante i primi dieci anni non ero affatto bravo.

Come mai ha scelto Crash per il suo esordio alla regia e non Million Dollar Baby? È stato soddisfatto della sua collaborazione con Clint Eastwood?

Crash è un film molto particolare e temevo che in mano di qualcun’altro avrebbe perso le caretteristiche in cui credo per cadere in clichè o nel melodrammatico. Mi considero un regista autore e dirigere questo film è stata un’esperienza davvero importante e coinvolgente, perché sono riuscito ad esprimere fino in fondo il messaggio che volevo trasmettere con questa storia.
Mentre è stato un onore che Clint Eastwood dirigesse un film scritto da me, e quando ho saputo che era interessato ho subito pensato che sarebbe stato perfetto per la regia, sicuramente migliore di me per un film come Million Dollar Baby. La nostra collaborazione è stata ottima, lo considero un grande regista, e spero di continuare a lavorare a lungo con lui.

Avete già dei progetti insieme?

Ho scritto la sceneggiatura di Flag of Our Fathers, il nuovo film di Clint Eastwood, che ha finito da poco di girare. Inoltre abbiamo un altro paio di lavori per le mani, tra cui Death and Dishonor del quale io dovrei curare la regia mentre Clint dovrebbe interpretare la parte di un uomo che va alla ricerca del figlio scomparso.

Ma il suo lavoro come scrittore non finisce qui mi pare…

Infatti ho riscritto la sceneggiatura del prossimo episodio della saga di James Bond, 007 Casinò Royale, e ho curato l’adattamento della versione americana de L’ultimo bacio di Gabriele Muccino, che uscirà negli Stati Uniti con il titolo The Last Kiss. Un lavoro facile e molto piacevole: la sceneggiatura era brillante e scritta benissimo. In effetti se come immagino avrà successo sarà merito di Muccino, se invece andrà male sarà colpa mia…