INTERVISTA PUBBLICA CON CLAUDIA GERINI

Schermi d'amore 2008

In una sala del palazzo della Gran Guardia di Verona, la Direzione Artistica del festival “Schermi d’amore” ha riservato al pubblico (sabato 19 aprile 2008) un incontro-intervista con l’attrice Claudia Gerini.
L’incontro verteva anche a pubblicizzare, specificandone significato e valore, il premio “Femme Fatale – Femministe fatale 2008”.
Piera Detassis, promotrice di tale iniziativa, spiega che il premio è stato creato al fine di centralizzare l’aspetto intellettivo e propulsivo della donna nella cultura e nella società italiana e internazionale.

Quest’anno, premiando Claudia Gerini si è voluto commemorare Magda Sisto in arte Mad, famosa giornalista e disegnatrice di costume, specie nella raffigurazione delle indimenticabili donnine piene di vita e di ironia. Per ricordarla adeguatamente, l’equipe della Detassis ha creato un videoclip illustrante una serie esplicativa delle famose donnine della giornalista prematuramente scomparsa.
Pure per la Gerini è stato proiettato un video che unisce seduzione e ironia.

“Premiamo Claudia Gerini – dichiara la Detassis – non solo per le sue qualità di attrice, ma soprattutto per aver immesso nelle sue interpretazioni un alto spessore di ironia e comicità. Siamo di fronte all’erede di Monica Vitti in quanto bella, seducente, posta nella scia della vena comica”.
Rivoltasi all’attrice le chiede se si riconosce in tale descrizione.

“Ringrazio commossa – risponde la Gerini – pur non pretendendo di paragonarmi alla Vitti, attrice di prorompente scioltezza, forza drammatica e ironica insieme. L’ironia è una dote innata, non si impara, la si eredita istintivamente.
La mia natura mi porta a questo. Certo occorre un equilibrio interpretativo per non calcare troppo i personaggi al fine di non annoiare. Mi infilo volentieri in questa veste.

Mi chiedete se sia difficile imporre questo ruolo e come abbia iniziato la carriera.
Avevo 13 anni quando interpretai la figlia di Laura Antonelli: una ragazza viziata non priva di ironia in quelle poche battute. Poi finì alle prese di un ruolo comico. Carlo Verdone perfezionò il mio temperamento modellandomi in una romanaccia “coatta”, nonostante la mia estrazione piccola borghese con una certa altezzosità. Carlo mi ha insegnato a studiare meticolosamente ambienti e persone. Per creare questi personaggi “coatti” importanti sono il trucco e l’abbigliamento, il come indossarlo, come camminare e parlare. E’ un continuo confrontarsi con l’esterno e con noi stessi soprattutto. Tutto fa colore nei contrasti tra andatura, abiti, parrucche e musicalità dialettale, è una fusione magica.

Certo si parla anche di questo: la mia procacità. Una domanda che non mi imbarazza. Ho anch’io le mie perplessità e la mia critica verso chi mi dirige. E’ comunque da tener presente che il corpo è uno strumento dell’attore. Io mi do tutta in un contesto di una trama apprezzabile.
Perché vi meravigliate se parlo bene tre lingue straniere: l’inglese, il francese, lo spagnolo. Quando lavoravo in Spagna ho frequentato dei corsi di lingua spagnola, così come ho fatto a Los Angeles per l’inglese-americano, e a Parigi per il francese. Ecco perché la mia performance televisiva nel rappresentare la donna spagnola, ha avuto tanto successo. Mi ero immedesimata in quella popolazione così latina, immediata, gesticolante. Il testo e i costumi li ho creati io.

Ecco: la mia vera vocazione sarebbe il recital teatrale, composto da canzoni, cantate da me, intramezzate da colloqui con il pubblico. Sono anche pronta per affrontare un musical, dal momento che ho frequentato scuole di canto e di danza, a me pare con molto profitto. Danzo dall’età di tredici anni.
Io amo il teatro, amo la gente che respira con me. Ho delle rare esperienze teatrali e in queste ho impersonato tipi di donne stranissime: terroriste, teppiste, vagabonde.
Mi sento proprio attrice di teatro, con il desiderio di riempire il palcoscenico del mio parlare per far vibrare il mio personaggio. Spero tanto di poter conciliare il cinema, il teatro e il canto. Pensate che la Loren – molto affabile con me – mi ha confidato che si sente sparire sul palcoscenico. Si sente nuda mentre il pubblico la fissa. Al contrario delle mie sensazioni: il pubblico mi restituisce e carica e affetto”.

Foto a cura di Francesca Vieceli Copyright © NonSoloCinema.com – Francesca Vieceli