Il “Caravaggio” di Giovanni Sollima

Un master dimenticato per otto anni, casualmente riscoperto dalla figlia: “guarda papà, Caravaggio”. Si deve infatti a Marta Sollima, la ri-scoperta di “Caravaggio” di Giovanni Sollima, uscito per Egea il 10 dicembre scorso. Dodici tracce nate per commentare in musica le coreografie di Matteo Levaggi, ispirate alle opere e alla breve, tormentata, vita del Merisi.

L’opera, commissionata dal Balletto Teatro di Torino e rappresentata in prima assoluta al Festival Internazionale del Balletto di Genova nel 2004, rivive ora in questo gustoso disco, la cui musica è stata composta a partire dagli essenziali frammenti musicali fiamminghi riprodotti in alcuni dipinti del Caravaggio. “A distanza di otto anni non saprei cosa dire su questa musica, non dico nulla – ha commentato Sollima – penso ancora ai dipinti “musicali”, al fissare a lungo i dettagli di quei brandelli musicali – parziali, linee di basso o poco altro – maniacalmente riprodotti, composizioni del fiammingo Jacob (o Jakob o Jacques) Arcadelt, penso al suono ombra, alla luce laterale, agli strumenti ibridi delle forme e misure strane, alla sua stessa vita estrema”.

E in effetti queste sono esattamente le sensazioni che il disco, traccia per traccia, suscita. La musica alterna ritmi forsennati ad ampie distese melodiche, mai banali, sempre ricercate, in perfetto stile Sollima. Pur essendo un’opera pensata per accompagnare il movimento di corpi, Caravaggio si ascolta benissimo anche in disco, senza conseguenze sulla tenuta “teatrale” della musica, che anzi rivela di volta in volta nuovi orizzonti espressivi degli originali frammenti barocco-rinascimentali. Come ad esempio la versione quasi “pop” di Voi sapete ch’io v’amo, liberamente tratta dall’omonimo madrigale di Arcadelt ritratto nel Suonatore di liuto, cantata da Marta Sollima. Non c’è solo sperimentazione però.

In Caravaggio c’è anche una certa attenzione per un approccio esecutivo storicamente informato, dimostrata anche dall’utilizzo di un violino tenore, strumento pressoché scomparso, presente nei dipinti dell’artista, che Sollima ha fatto ricostruire appositamente dal liutaio Walter Cangialosi.

In rete sono disponibili estratti video dell’opera che la compagnia torinese committente continua a riproporre tuttora presso le più prestigiose stagioni di danza in Italia e all’estero.

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