Unica e irripetibile può veramente considerarsi l’opportunità di vedere a Venezia uno dei capolavori giovanili del Tiziano “La fuga in Egitto”, mai apparsa nelle precedenti esposizioni dedicate al maestro cadorino. L’opera infatti lascia per la prima volta la sua sede naturale all’Hermitage di San Pietroburgo, per approdare alle Gallerie dell’Accademia di Venezia dove resterà esposta fino ad ottobre.
Un’occasione unica, resa possibile dall’accordo culturale fra i due musei, che prevede il contemporaneo invio in Russia della Tempesta di Giorgione, tela peraltro dichiarata dagli esperti intrasportabile. Ci si consola prestando fede alle assicurazioni sui metodi e le tecnologie più avanzate cui si è fatto ricorso per garantire la sicurezza dei due dipinti scambiati. La fuga in Egitto è fresca di un approfondito restauro durato ben dodici anni, operazione che ha ridato al quadro tutta la freschezza e la vivacità dei suoi colori restituendone intatta la gioia cromatica dell’insieme.
L’opera è stata realizzata nel 1507 su commissione del Loredan ed è imponente nelle sue dimensioni, misura infatti 204 cm. per 324 cm. Essa segna inoltre, in modo significativo, l’apparire sulla scena artistica del paesaggio sulla scia della Tempesta giorgionesca e continua quella valorizzazione della natura relegata fino allora sullo sfondo a fare da contenitore alle figure, considerate veri protagonisti del racconto pittorico. Assieme alla verzura, alle fronde acquistano in tal modo rilievo le figure mobili e scattanti dei piccoli esseri animali che sembrano accorrere a rendere omaggio al Divino Fanciullo e a guardare stupiti, l’umile cavalcatura della Sacra Famiglia.
Se Giorgione ha influenzato Tiziano per la resa del paesaggio, la novità nella rappresentazione delle figure fa invece pensare ai modi di Durer, attivo negli stessi anni a Venezia, primo artista a ritrarre donne e uomini non secondo gli stereotipi classici di fredda perfezione, ma indagandone la personalità nella loro specificità psicologica, umanizzandoli pur conservando loro, al tempo stesso, un valore simbolico caratterizzante.
Manca nel quadro l’angelo musicante dell’analogo soggetto di Caravaggio conservato a palazzo Doria a Roma, ma una musica pare ugualmente risuonare dall’armonia creata fra la sontuosità del paesaggio e la perfezione e umanità delle figure.
Ad arricchire ulteriormente questa mostra sono le venti opere di artisti veneti operanti fra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, contemporanei quindi del Tiziano. Fra le opere di questi grandi comprimari vanno sottolineate in particolare la Allegoria Sacra di Giovanni Bellini così simile al modus operandi di Tiziano da creare problemi di attribuzione, il San Gerolamo di Cima da Conegliano, rappresentato senza il tradizionale leone, e La fuga in Egitto di Durer messa a confronto con la natura visionaria di Hieronymus Bosh nello stesso soggetto .
Il Tiziano mai visto. La fuga in Egitto e la grande pittura veneta
Gallerie dell’Accademia, Venezia
dal 29 agosto al 2 dicembre 2012
ORARI:
lunedì 8,15 – 14,00 (chiusura biglietteria ore 13,15)
martedì-domenica 8,15 – 19,15 (chiusura biglietteria ore 18,30)BIGLIETTI:
Biglietto unico comprendente: mostra Il Tiziano mai visto, Gallerie dell’Accademia e Palazzo Grimani
Intero: € 14,00
Ridotto: € 11,00 (cittadini UE di età compresa tra 18 e 25 anni, insegnanti)
Gratuito (cittadini UE minori di 18 anni e over 65, gruppi di studenti accompagnati dagli insegnanti, iscritti alle Facoltà di Lettere e di Conservazione dei Beni Culturali delle Università italiane o Laureandi con indirizzo storico artistico previa esibizione del libretto, giornalisti e soci ICOM)






