“Il bambino con il pigiama a righe” di Mark Herman

La violenta assurdità dell’Olocausto trattata con troppa licenza poetica

“Il bambino con il pigiama a righe” è un film tratto dal premiato romanzo dello scrittore John Boyne, adattato per il grande schermo dal regista Mark Herman (“Grazie, signora Tatcher”, “Little-Voice – è nata una stella”).
Co-prodotto dalla Disney, si allontana di gran lunga dal genere fantasioso e allegro, marchio di fabbrica della casa di produzione.

Non è mai un “troppo ricordare” quando si tratta di raccontare la Memoria, di ribadire l’assurdità dell’odio che portò all’Olocausto, con i suoi milioni di morti innocenti, con le sue atrocità disumane. È essenziale che si tenga viva la Memoria, che nulla di quel che accadde durante il Secondo Conflitto Mondiale venga dimenticato.
Quando si tramandano pagine così prepotenti del passato è sempre un’operazione delicata e complessa, per l’argomento trattato e per come esporlo.
Partendo da queste premesse, Il bambino con il pigiama a righe è un film difficile da inquadrare.

La scena si apre su Berlino, anni ’40, Bruno (Asa Butterfield) ha otto anni; tornato da scuola, vede degli strani fermenti in casa sua. Suo padre (David Thewlis), ufficiale nazista, è appena stato promosso e l’intera famiglia dovrà trasferirsi in campagna. Per Bruno non sarà facile, anche perché la nuova casa è isolata, non ci sono altri ragazzi con cui giocare. Presto però, la sua attenzione viene calamitata da una strana fattoria, con contadini considerati bizzarri, che lui vede dalla finestra della sua cameretta. Allo spettatore basta un secondo per capire che non si tratta di una fattoria, ma di un campo di sterminio.
La madre di Bruno (Vera Farmiga) ben si guarda dal rivelare al figlio, per non turbarlo, che quella che lui vede non è una fattoria; del resto nemmeno lei sa quale sia la verità e, nell’istante in cui sbatterà contro l’efferata violenza nazista, crollerà.

Non è una favola, ma l’ambientazione, la fisionomia dei personaggi unita ai loro movimenti teatrali, il seguente svolgimento del tema non si offrono come un dramma. Anzi, all’inizio il regista compie un percorso di narrazione, sotto luci soffuse, visto con gli occhi disinvolti e ignoranti di chi sta fuori dal campo di concentramento, fino a che, improvvisamente, ma solo alla fine, tronca questo suo itinerario e mostra la realtà nella sua crudeltà più feroce.
È un lavoro controverso, che troverà voci discordanti per l’impatto che ne deriverà a causa della natura estremamente delicata del soggetto.

Contravvenendo agli ordini di sua madre, Bruno si avvicina a quello che per lui è uno strano luogo. Un giorno, dall’altra parte del filo spinato vede un bambino, con la testa rasata e con indosso, secondo Bruno, un pigiama; inizia così una proibita e pericolosa amicizia con un bambino ebreo che ha la sua stessa età, Shmuel (primo film per Jack Scanlon, che nonostante la giovane età dimostra, con la sua interpretazione sensibile e straordinaria, di aver capito bene l’ingiustizia che hanno subito le vittime).

Il bambino con il pigiama a righe è un’opera di immaginazione, fin troppo ricca di simbologie, proprio dove occorre essere freddamente diretti e non fabbricare elaborazioni eleganti; per fare un esempio: Gretel, la sorella dodicenne di Bruno, rappresenterebbe il concetto “coltiva e nutri il popolo con odio e questi odierà”. Lo spettatore conosce questa ragazzina mentre trascorre le giornate a pettinare bambole, fino a che il loro precettore privato non le inculca nella testa gli Ebrei non sono persone; Gretel smette così di vestire bambole a inizia ad appassionarsi alla propaganda di Hitler.
Un altro esempio: la Shoha, che questo film ha in animo di trattare, è vista attraverso Bruno, la cui innocenza è talmente esasperata, ed esasperante, da diventare stupidità, anche davanti al volto disperato di Shmuel pestato a sangue, davanti alle fatiche di un uomo, Pavel, che lavora per loro, a cui il bambino pone domande che lasciano il pubblico interdetto.

Tra simbologie eccessive e innocenza sperduta, Il bambino con il pigiama a righe si mostra inadeguato a spiegare ai ragazzi quello che è stato l’Olocausto; soprattutto perchè è preceduto da autori, Elie Wiesel, Anne Frank, Primo Levi, che hanno lasciato testimonianze, da leggere e rileggere, semplicemente scrivendo la realtà, che non permette superficiali licenze poetiche.

Titolo originale: The Boy in the Striped Pyjamas
Nazione: Regno Unito, U.S.A.
Anno: 2008
Genere: Drammatico, Guerra
Durata: 100′
Regia: Mark Herman
Sito ufficiale: www.boyinthestripedpajamas.com
Sito italiano: www.ilbambinoconilpigiamaarighe.it

Cast: David Thewlis, Vera Farmiga, Rupert Friend, Iván Verebély, Richard Johnson, Sheila Hancock, Jim Norton, David Heyman, Asa Butterfield
Produzione: BBC Films, Heyday Films, Miramax Films
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita: 19 Dicembre 2008 (cinema)