“Il destino nel nome – The Namesake” di Mira Nair

Un ponte tra due mondi

1974. Un ragazzo indiano che ama le opere di uno scrittore russo va a studiare negli Stati Uniti. Tre anni dopo, prende in sposa una bellissima ragazza che i suoi genitori hanno scelto per lui e la porta con sé a New York. È l’inizio di una storia d’amore, della nascita di una nuova famiglia bengalese–americana e degli inevitabili contrasti che si scatenano nell’anima di chi si trova a dover decidere se ascoltare i genitori o la fidanzata, il cuore o la mente, il richiamo della nuova patria o della terra d’origine.

Il destino nel nome affronta più temi già trattati nel cinema indiano (e non solo): l’abbandono delle proprie origini e delle proprie tradizioni, il contrasto fra il dovere familiare e la volontà d’indipendenza, fino a quel miscuglio di stupore, infelicità, fascino e disappunto che si prova nel dover affrontare i doveri morali, familiari, sociali che fanno parte di noi ma che, al contempo, coinvolgono chi ci sta intorno. Lo fa però in modo leggermente diverso rispetto ad un’opera come Matrimoni e pregiudizi.
Il film di Mira Nair narra, con una sensibilità in alcuni punti davvero commovente, la storia di due generazioni di persone: la prima, composta da Ashouk e Ashima, indiani che vedono l’America con occhio incerto, terra foriera sia di possibilità che di delusioni e dolori, e la seconda, composta dai loro figli Nikil e Sonia, americani che vedono nell’India solo un luogo in cui non tornare.

La novità, qui, sta nell’aver dipinto queste persone non come due gruppi in contrasto (i genitori tradizionalisti e retrogradi come l’India, e i figli moderni e proiettati verso la felicità americana, o viceversa), come a volte capita di vedere al cinema: in quest’opera i protagonisti (indiani o americani che siano) tornano persone, il meltin’ pot non è più il fulcro della narrazione, ma l’elemento scatenante i loro sentimenti. Così, con un tocco di intelligenza notevole, il ribellismo di Nikil verso la tradizione indiana non è premiato, ma nemmeno la sua storia si chiude sul motto “moglie e buoi…”. Il ragazzo è dipinto come una persona che fa errori di valutazione, che trascura gli affetti. Sua madre, così diversa, ma così simile, era stata a suo tempo una donna che aveva sacrificato la sua felicità per compiacere i genitori. Ma non aveva nemmeno saputo del tutto capire il marito.

Il dualismo che contraddistingue le emotività dei protagonisti sembra rispecchiarsi nel doppio nome di Nikil, che alla nascita viene chiamato Gogol. Un libro del grande scrittore russo aveva salvato la vita a suo padre, e l’aveva spinto a lasciare l’India per vedere il mondo. Il nome che l’uomo darà al figlio non sarà una maledizione né un ex voto, ma un gesto d’affetto. Capace di comprendere due realtà, come la Russia è terra di confine tra l’est e l’ovest.
Le persone, ne Il destino nel nome, sembrano essere qualcosa di più che ombre proiettate sullo schermo cinematografico. Sembrano evolvere, coniugare le loro due essenze, per poi trovarsi a danzare in tondo, passando dai desideri infantili (quello, irresistibile, di indossare le belle scarpe Clarks – gesto che Ashima compie nel 1977 e Gogol ripete trent’anni dopo) alla consapevolezza del fatto che in ogni generazione c’è qualcosa di nuovo. Anzi, d’antico.

Titolo originale: The Namesake
Nazione: India, U.S.A.
Anno: 2006
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 122′
Regia: Mira Nair
Sito ufficiale: www.foxsearchlight.com/…
Sito italiano: microsites2.foxinternational.com/…
Cast: Irrfan Khan, Jacinda Barrett, Kal Penn, Tabassum Hasmi, Zuleikha Robinson, Jessica Blank, Gary Cowling
Produzione: Fox Searchlight Pictures, Cine Mosaic, Entertainment Farm (EF) K.K., Mirabai Films, UTV Motion Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: Roma 2006
01 Giugno 2007 (cinema)