“Il fondamentalista riluttante” di Mira Nair

Quando l'apparenza inganna perchè prevale il pregiudizio

Pakistan. In un bar di Lahore il giornalista americano Bobby Lincoln si appresta ad intervistare Changez Khan, giovane professore universitario, intelligente e carismatico, un vero e proprio leader per i suoi studenti: il loro è un incontro inizialmente cordiale, ma nessuno dei due è veramente ciò che appare. In realtà Lincoln vuole reperire notizie circa il rapimento di un docente universitario americano ad opera di estremisti che ne minacciano l’esecuzione e nel quale si presume possa essere coinvolto proprio Changez, da poco rientrato nel suo paese d’origine dopo essere vissuto per molti anni a New York.

Tu hai preso una posizione dopo l’11 settembre, io no: gli altri l’hanno presa per me” replica Changez, e chiede al suo intervistatore di ascoltare molto attentamente la sua storia personale, in particolare su come la sua vita fosse radicalmente cambiata dopo che “Davide aveva colpito Golia”. Appena pochi anni prima infatti era un giovane pieno di ambizioni, che dopo essersi laureato a Princeton con il massimo dei voti, era divenuto uno dei migliori analisti finanziari emergenti per una prestigiosa società di consulenza newyorkese, grazie alla quale aveva iniziato a girare il mondo per lavoro e a frequentare l’alta società di Manhattan: e proprio lì poté conoscere la fragile e sofisticata Erica, donna con alle spalle una storia ingombrante da dimenticare, e della quale si era profondamente innamorato. Ma dopo gli attentati terroristici del 2001, coloro che sino ad allora lo avevano amato ed apprezzato non lo percepirono più nello stesso modo, “la morbidezza che era in me, era svanita”ed il suo luminoso futuro professionale e personale scomparve per lasciare il posto al sospetto ed al pregiudizio.

Il fondamentalista riluttante, basato sull’omonimo Bestseller di Mohsin Hamid, è stato presentato come film di apertura alla 69° Mostra di Venezia e successivamente a Toronto ed è l’ultimo lungometraggio della regista indiana Mira Nair (Camera d’or e Premio del pubblico nell’88 a Cannes per Salaam Bombay! e Leone D’oro a Venezia nel 2001 per lo splendido Monsoon Wedding). Nel film, il concetto di fondamentalismo è inteso e sviluppato nella sua accezione più generica di integralismo, intransigenza e rigidità dell’animo umano e, pur partendo dai tragici fatti che colpirono l’America nel 2001, essi fanno solo da sfondo ad una vicenda prevalentemente umana, offrendoci uno sguardo su situazioni e persone che non ammette sfumature, sino a mostrarci il rovescio della medaglia della globalizzazione che ad un certo punto si trasforma paradossalmente in chiusura verso “l’altro”.

La storia, allontanandosi dal dibattito politico, si concentra in particolare sulle vicende personali del giovane pakistano con il quale non ci si può che sentire solidali, esplorando quei pregiudizi che portano a considerare la medesima persona da un lato come un moderno giannizzero, solo perché è un businessman in carriera, assoldato al servizio di un paese che non è il suo per combattere una vera e propria guerra economica globale, e dall’altro come un potenziale terrorista solo perché arabo. La regista inoltre ha voluto marcare nel film l’impronta da thriller politico, trasformando il monologo presente nel libro in un dialogo serrato tra i due interpreti che sino alla fine non sappiamo dove ci porterà, intervallandolo con flash back e colpi di scena.

C’è un destino comune, comunque, che unisce lo scrittore alla regista: Hamid infatti ha studiato a Princeton, vissuto per anni a Londra e tornato poi a Lahore; mentre Nair ha lasciato l’India per frequentare Harvard, per poi trasferirsi a New York e, parlando del libro, dice: “Parla di come ci vediamo, Oriente ed Occidente. Sentivo di conoscere intimamente quei mondi descritti dal libro, sia dall’interno che dall’esterno….io ed alcuni membri della mia famiglia abbiamo sentito l’impatto degli eventi degli ultimi dieci anni . Il film è un tentativo, tra le altre cose, di rimettere insieme i pezzi”.

Titolo Originale: The Reluctant Fondamentalist
_ Regista: Mira Nair
_ Sceneggiatura: Mohsin Hamid
_ Cast: Riz Ahmend, Live Schreiber, Kate Hudson, Jieffer Sutherland, Om Puri
_ Fotografia: Declan Quinn
_ Montaggio: Shimit Amin
_ Musiche: Michael Andrews
_ Produzione: Mirabai Films e Cine Mosaic
_ Genere: Thriller politico
_ Durata: 128’