Il regista di “La Classe” Laurent Cantet incontra il pubblico di Milano

Come mettere la sociologia in spettacolo

La lezione di cinema tenuta dal regista di La Classe – Entre les murs (Palma d’Oro a Cannes 2008) si è conclusa con la constatazione di Maurizio Porro, moderatore dell’incontro che il cinema di Cantet è in grado di portare la scienza sociale nel contenitore d’intrattenimento che è il cinema.

L’incontro si è aperto con una riflessione sul territorio di confine tra cinema documento e cinema di finzione, luogo dove si colloca il film del regista francese. Il risultato dell’esperienza documentaria mescolata a un apparato di finzione molto solido è il frutto del lavoro di anni proveniente da un soggetto scritto da Cantet ancora prima di girare il suo film precedente Verso il Sud. Il progetto iniziale si basava sulla storia di Souleyman, un ragazzo incapace di adattarsi alla disciplina scolastica che finisce per essere espulso, tema a cui è stato affiancato il materiale documentario che per dieci anni il professor François Bégaudeau, insegnante in una scuola francese di periferia ha raccolto sulla sua esperienza.

Questa prima fase di rielaborazione di un’unica forma narrativa è stata accompagnata da un’esperienza durata un intero anno scolastico e che ha coinvolto inizialmente cinquanta studenti di una scuola media, facendoli partecipare a lezioni di improvvisazione, e dalla quale sono stati scelti i venticinque elementi che hanno preso parte al film e da cui Cantet si è liberamente ispirato per costruire i suoi personaggi arricchendo così la sceneggiatura iniziale.

Alla domanda più specifica sulla realtà della scuola media in Francia posta dal pubblico presente in sala (prevalentemente composto da insegnanti) Cantet ha risposto spiegando come dal suo punto di vista, che è quello che ha cercato di raccontare nel film, le medie rimangono un momento di confronto con modi di vita differenti da quello da cui spesso si proviene. La classe deve essere intesa come uno spazio di discussione, ecco perché il regista ha deciso dopo la visione dei giornalieri di omettere una scena di dettato, che avrebbe sicuramente rallentato il ritmo del racconto.

I giovani attori non avevano idea di quello che sarebbero andati a raccontare, si sono fidati del regista accettando il proprio ruolo e spinti dalla voglia – queste le parole di Cantet – di mostrare che non sono una generazione di ragazzi passivi, volevano sentirsi valorizzati. Una riprova di questo fatto sta nel fatto che il film, uscito da una decina di giorni in Francia, sta registrando un aumento degli spettatori giovani.

Un’ultima interessante riflessione sulla scuola, molto preziosa alla luce dei provvedimenti legislativi approvati in Italia negli ultimi giorni, riguarda la contraddizione di fondo insita nell’istituzione scolastica, luogo al contempo d’integrazione ma anche di selezione, e forse è proprio a scuola – ha sottolineato Cantet – che i suoi ragazzi hanno imparato così bene a fingere, perché la scuola tende ad affibbiare dei ruoli a ognuno di noi.