Cacciato anni fa da Berlusconi per ragioni di appartenenza politica, Alberto Barbera torna a dirigere la Mostra del Cinema di Venezia grazie al suo amore per il rischio, come lui stesso ammette, dichiarandosi pronto, in caso di errori, a fare autocritica. Già durante il cerimoniale al Festival di Cannes aveva esposto le linee direttive della sua azione diretta al rinnovamento, puntando su talenti nuovi per iniettare nuova linfa fatta di sperimentazione aperta i giovani a livello internazionale.
In attesa, si sta provvedendo a fare partire il cantiere per colmare finalmente la voragine davanti al Palazzo del Cinema a sua volta sottoposto ad un deciso intervento di restauro. Verrà ampliato il foyer grazie all’abbattimento della sala Volpi, un abbattimento senz’altro ben accolto vista la scarsa agibilità della sala. Quest’ultima troverà ospitalità temporanea in una sala al primo piano del Casinò. Finalmente non si punterà sul prestigio dei nomi di grandi registi a scapito delle opere che con il nuovo direttore tornano a essere il punto di riferimento essenziale.
Il precedente Direttore, Müller, amava immettere pellicole a più non posso, impedendo molte volte ai giornalisti di visionare alcuni film.
Più spazio anche a Paesi fino ad ora lasciati ai margini come la Colombia, la Thailandia, l’Argentina e l’Indonesia, anche se per il momento la sezione loro riservata è quella di Orizzonti e non del concorso principale. Da notare che quest’anno “Orizzonti” sarà visibile anche “da casa” in “streaming”, pagando un ticket di 4 Euro: “Come avere una sala in più” aggiunge sornione Barbera.
Un modo comunque per essere visibili in una manifestazione di tale prestigio, salvo cambiamenti dell’ultimo momento.
I film in Concorso sono 18, 12 Fuori Concorso, 18 a Orizzonti, per un totale di una cinquantina di film. Fra gli italiani Marco Bellocchio e la sua Bella Addormentata, Daniele Ciprì con E’ stato il figlio e Il giorno speciale di Francesca Comencini mentre mancherà l’atteso film di Tornatore non finito in tempo per il Festival. Grazie al cielo, a prevalere fra i film esteri saranno gli americani e i francesi, mentre gli orientali così acriticamente prediletti da Müller si spera siano emigrati al Festival di Roma. Fra gli americani, uno dei più attesi è la romantica e drammatica storia diretta da Terrence Malick, il discusso ammirato-odiato autore de L’albero della vita. Si va dal tema del fondamentalismo nel film di Mira Nair – che aprirà la Mostra – alla crisi contemporanea non solo intesa come economica, ma crisi di valori, di rapporti familiari compromessi, di solitudine.
Approda al Festival per la prima volta il Nepal con un cortometraggio, mentre la creatività femminile trova nell’ampia scelta di opere al rosa un giusto riconoscimento.
Quest’anno è assente la cinematografia cinese. Tra la Giuria ci sarà una sedia vuota, quella dell’iraniano Panahi, condannato a sei anni di arresti domiciliari: era stato invitato ufficialmente a far parte della Giuria.
Curiosità al Festival
– Sono 41 i Paesi presenti alla Mostra.
– I cinquanta film presenti alla Mostra sono stati selezionati tra 3231 pellicole.
– Il film più lungo è quello del giapponese Kurosawa Kiyoshi: dura 5 h e 7 minuti primi. L’originale durava 7 ore.
– Fuori concorso sarà proiettato, in retrospettiva, il film di Michael Cimino “I cancelli del cielo” della durata di due ore e diciannove minuti.
– I registi italiani – specie Bellocchio – sono a caccia del Leone d’oro assente dal 1998. Purtroppo la concorrenza è spietata per la presenza di campioni come Malik, Kitano, De Palma e Kim-Ki-Duk.
– Il direttore è rattristato perché gli è costato sacrificio ridurre i titoli anche di autori autorevoli.
– Si attendono divi e dive di statura internazionale : Depardieu, Seigner, Moreau Sarandon, Quaid, Huppert, McAdams, Rapace, Franco, Affleck e moltio altri.
– La famosa voragine coperta in parte aspetta serenamente i 96 milioni di Euro necessari per costruire il nuovo palazzo del cinema.






