Domenico Liggieri, autore televisivo, regista di videoclip e molto altro ancora, ha raccontato a NonSoloCinema il lavoro fatto per il Premio Videoclip Italiano e non solo.
NSC: Quanto è importante, e quanto può contribuire al successo di un brano, il videoclip?
D.L.: Varia da caso a caso, a volte può essere determinante, altre volte si limita a essere un “prodotto” per la promozione, anche se in entrambi i casi è un elemento irrinunciabile per una canzone, per la promozione di un album e per la carriera di un’artista. Il video trova un vero e proprio “mercato”, basti pensare alle pubblicazioni di questo tipo di materiale anche in dvd o quando vengono inseriti i video anche nelle ri-pubblicazioni di album.
NSC: Ti ricordi un caso, o dei casi, in cui è stato il brano ad essere trainato dal videoclip?
D.L.: Questa è una domanda un pò imbarazzante per me, e non vorrei essere costretto a citare me stesso. Ogni tanto viene citato proprio come caso il video che ho girato io per Le Vibrazioni, Dedicato a te. Quando mi sono ritrovato a girare quel video il gruppo non aveva nemmeno un contratto discografico e a cinque giorni dall’uscita del video nelle televisioni si è aperta un’asta tra le case discografiche che volevano aggiudicarsi un contratto con questa band, che in quel momento esisteva solo come protagonista di un video musicale, perchè, al momento, non avevano un singolo o un album. Questa è la sola dimostrazione del fatto che un video può essere utile, può servire veramente. E questo dovrebbe far riflettere.
NSC: Cosa ci puoi dire riguardo al Premio Videoclip Italiano?
D.L.: La manifestazione ha una struttura classica che si apre con un evento istituzionale in collaborazione con il Comune di Milano, che ha deciso di sostenere il Premio e che sottolinea la serietà del lavoro svolto da chi si occupa di video musicali, che vengono così valutati come “opera d’arte” a tutti gli effetti. In questa prima parte segnaliamo degli artisti, di solito giovani, che si sono contraddistinti in ambito musicale, quest’anno è la volta dei Finley, che hanno espresso grande vitalità in questo ambito e hanno saputo utilizzare in modo intelligente lo strumento del video musicale. Il secondo giorno, di solito, è dedicato alla consacrazione di un’artista che ha avuto una storia musicale importante legata ai video musicali. Gli scorsi anni ha avuto come protagonisti Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Ligabue e Jovanotti, mentre quest’anno è stata la volta di Renato Zero. Mentre il terzo giorno è stato dedicato alla produzione di video musicali in generale, sono state esplorate sia le produzioni ad alto budget, sia quelle a basso budget, dove sono stati premiati i migliori video dell’anno.
NSC: C’è stata anche una sezione dedicata ai video indipendenti. Molti di questi affrontano tematiche sociali, come si spiega questa tendenza?
D.L.: A me sembra che ci sia una forma di parallelo con altre forme di espressione per esempio la letteratura, o il cinema. Tutte le arti in questo momento sono attraversate da un’esigenza di raccontare qualcosa di importante, di comunicare. O forse perchè il video musicale è sempre stato molto ricettivo e molto vicino a certi tipi di fenomeni che si trova intorno. Succede anche perchè i cantanti scrivono delle canzoni affrontando alcuni temi, quindi questa è una cosa che ci ha fatto riflettere e apprezzare determinati lavori.
NSC: Dal 2008 sei autore di Scalo 76 e X Factor, quando secondo te la televisione può aiutare la musica?
D.L.: Ogni strumento di comunicazione può aiutare la musica, poi c’è da discutere se lo faccia bene o male. Io non sono d’accordo con quelli che affermano che questo non è il modo giusto per fare musica. Sono convinto che la musica laddove conquista un territorio, ha bisogno di tenerselo stretto. La televisione può fare molto, e ha pieno diritto di chiedere ai suoi ospiti di rispettare determinate regole, quindi quando la musica si ritrova in televisione deve anche essere capace di legarsi alle immagini. Bisogna trovare dei punti di contatto ideali, dove entrambi possano trovare il giusto riconoscimento.






