Intervista a Donatello Salamina

La forza delle parole

Il regista Donatello Salamina racconta a NonSoloCinema del suo lavoro teatrale “La narratrice di film”.

NSC: Lo spettacolo è liberamente tratto dal romanzo di Hernan Rivera Letelier La bambina che raccontava i film. Come è stato misurarsi con questo testo per la messa in scena dello spettacolo?

D.S.: E’ stato inizialmente difficile misurarasi con il testo di Hernán in quanto essendo scritto molto bene la tentazione era quello di rappresentarlo nella sua totalità. Mi sono concentrato quindi sulla protagonista, Maria Margarita e sulle vicende importanti che le gravitavano intorno.
Ho ” asciugato il testo” trasformando le parole in azioni ma soprattutto ho cercato di farlo respirare in armonia con Patricia. Nel romanzo “La bambina che raccontava i film” il luogo, il tempo e le ambientazioni sono ben definite, nella “La narratrice di film” sembra di vivere in un luogo senza tempo dove le immagini sembrano sogni e i film si confondono con la realtà e la realtà con i film.

NSC: Il racconto è un tema fondamentale nel libro, attraverso i racconti sono le parole a suscitare le emozioni. Come succede anche nel teatro…quanto vi siete concentrati sull’uso della parola?

D.S.: Lo spettacolo è stato concepito come un racconto, la mia idea è quella di avere in scena un’attrice che racconta liberamente una storia, quasi eliminando la dimensione del teatro, ricreando quell’alchimia tipica del genitore che racconta una storia al proprio figlio.

NSC: A dare voce a alla protagonista è l’attrice Patricia Rivadeneira, ha fatto parte della cosiddetta Resistenza Culturale che negli anni ’80 si oppose alla censura del regime militare. Credi che la sua esperienza personale possa essere un valore aggiunto alla rappresentazione?

D.S.: La provenienza e il vissuto di Patricia ha fortemente regalato un valore aggiunto allo spettacolo, la sua esperienza ha realemte posizionto e contestualizzato il mondo di Maria Margarita pur lasciando al pubblico la possiblità di immaginare quel mondo a suo piacimento.

NSC: Lo spettacolo mescola quindi elementi teatrali a quelli cinematografici, come è stato cimentarsi in questa avventura?

D.S.: Un’avventura personalmente senza precedenti, un percorso nuovo, accattivante in cui, pur non nego con paure e incertezze ho realmente approfondito l’interazione tra azione scenica e immagini in movimento che ha creato una sorta di tridimensinalità scenica.

NSC: Lo spettacolo è una produzione Li.Fra, un’ associazione che mira a rendere fruibile le performances anche – ma non solo – alle persone con disabilità sensoriali. Cosa puoi raccontarci in merito a questa bellissima iniziativa?

D.S.: Un’iniziativa sviluppata da due anni che mi ha permesso di migliorare anche le mie competenze artistiche, infatti quello che Li.Fra sta cercando di trasmettere è proprio il concetto di una mente artistica senza barriere, dove l’arte e la tecnologia arrivano a convivere senza annullarsi, ma sostenendosi a vicenda, senza perdere la loro importanza, diventando appunto “accessibili”. Sovratitoli, immagini, parole e audiodescrizioni inglobati in un corpo unico.