Intervista a Ernesto Assante
NonSoloCinema incontra il giornalista e critico musicale Ernesto Assante, presente alla terza edizione di Life in Gubbio.
NSC: Il 26 agosto sarà presente all’evento Life in Gubbio per un “match” tra Vinicio Capossela e Vincenzo Costantino per la presentazione del libro In clandestinità. Come si vede nel ruolo del moderatore?
E.A.: Credo sarà un’esperienza davvero interessante. Vinicio Capossela e Vincenzo Costantino sono due personalità molto intense, due parolieri molto particolari e credo che da questo incontro-scontro scaturiranno riflessioni molto interessanti.
NSC: Life in Gubbio è un evento in cui si uniscono immagini, musica e parole. Legandoci al libro di Capossela e Costantino, potranno essere l’arte e la cultura a farci uscire dalla “clandestinità”?
E.A.: Naturalmente l’arte e la cultura sono due mezzi importantissimi, che offrono enormi possibilità, e che non devono essere sottovalutati, insieme alla comunicazione. Sono strumenti a nostra disposizione che vanno utilizzati con padronanza.
NSC: Legandoci alla comunicazione, lei tiene un vivace e interessante blog sul sito di Repubblica. Si parla di cinema, di musica, lei offre consigli, spunti. Com’è il rapporto con i lettori e con le persone che interagiscono con il blog?
E.A.: E’ uno scambio molto interessante, il blog permette di essere diretti, di non avere filtri. Io scrivo in prima persona, in maniera diretta, e così fanno anche le persone che interagiscono, che lasciano commenti. E’ un nuovo tipo di comunicazione che permette uno scambio veloce e onesto.
NSC: Da poco è uscito il suo libro Il tempo di Woodstock, scritto insieme a Gino Gastaldo. Nel libro è presente un’attenta analisi dell’evento ed emerge chiaramente come Woodstock non sia stato importante solo per la parte musicale.
E.A.: Woodstock è stato molto più di un semplice concerto. Woodstock fu un grande palco, non solo per gli artisti, ma anche per tutte le persone che vi hanno partecipato. I giovani condividevano ideali ed intenti, non erano presenti solo per la musica. Woodstock raccoglieva e rappresentava molte cose. I giovani erano diversi rispetto ad oggi, il loro spirito e la loro voglia di cambiamento erano decisamente più forti e incisivi.
NSC: Come critico musicale, crede che oggi sarebbe possibile creare e vivere un’esperienza di connubio tra musica e ideali come successe a Woodstock?
E.A.: Sinceramente credo non sia possibile. Sono cambiati i tempi, l’atteggiamento, lo spirito. C’erano degli impulsi particolari che hanno reso Woodstock un evento di enormi proporzioni, basi che oggi sono cambiate. I giovani sono cambiati. Credo che non evento come Woodstock non sia ripetibile, e probabilmente è anche giusto che sia così.