domenica, Ottobre 18, 2026
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Intervista a Jennifer Milan

Music and style

Jennifer Milan, giovane artista italiana distribuita e promossa da Zimbalam, la nuova etichetta digitale creata allo scopo di distribuire e promuovere a livello mondiale la musica dei migliori artisti emergenti, racconta a NonSoloCinema del suo nuovo album e della sua passione per la musica.

NSC: Nel 2009 hai partecipato ad Amici, l’edizione che ha visto vincere Alessandra Amoroso e dove Valerio Scanu è arrivato in finale. Credi ti abbia aiutato aver partecipato a questo talent?

J.M.: Mi ha aiutato molto soprattutto per quanto riguarda la visibilità, Amici ti offre una popolarità immediata, ti fa conoscere molte persone, e con la parte del reality la gente ha modo di conoscerti anche come persona.

NSC: In generale cosa pensi di questi talent show televisivi?

J.M.: Partecipando ad Amici ho capito i meccanismi televisivi di questo tipo di programmi, e ho notato che, a volte, si mette un pò da parte il lato artistico e si mette in risalto il lato personale dei partecipanti. Anche durante le puntate serali a volte si dedica troppo spazio alle simpatie dei ragazzi, agli amori che nascono piuttosto che concentrarsi sul lato artistico. Devo ammettere che partecipare ad Amici per me è stato fondamentale, e apprezzo di più questi programmi quando si concentrano sul talento dei partecipanti. Apprezzo molto i programmi stranieri, dove ci si concentra solo ed esclusivamente sul talento, forse anche i talent italiani dovrebbero punture solo sull’arte e meno sugli altri aspetti.

NSC: Ti sei misurata con la musica r’n’b e hip hop, un genere molto famoso negli Stati Uniti ma meno in Italia. Da dove nasce la tua passione per questo genere?

J.M.: La mia passione per questo tipo di musica nasce sin da quando ero piccola e ascoltavo la Motown Music, poi crescendo ho apprezzato anche la musica r’n’b New School. Adesso ascolto molto Beyonce, un’artista molto carismatica, una vera diva.

NSC: Il tuo prima album 22 raccoglie sette brani “black”. Come è andata la lavorazione? Hai registrato in Italia?

J.M.: Il disco è stato registrato sia in Italia che in America, e per me è stata una esperienza davvero importante. Ho avuto la possibilità di capire quanto lavoro ci sia dietro una produzione artistica. Ho avuto anche la fortuna di poter esprimere in questo album sia le mie idee che di poter esprimere le mie preferenze. Sono stata molto fortunata ad incontrare il produttore Max Calò che si è rivelata essere la persona giusta. Ha saputo ascoltarmi e rendere bene tutto ciò che volevo.

NSC: Nel tuo album è presente I got to go, un brano che sembra virare verso delle sonorità soul, simile per certi versi allo stile e alla musicalità di Joss Stone. Ci sono degli artisti che ti hanno ispirato per la lavorazione di questo album?

J.M.: Joss Stone è un’artista che mi piace moltissimo. Questo pezzo è nato davvero in maniera naturale, quando sono arrivata in studio e Max mi ha fatto ascoltare il brano ho subito capito che era perfetto, che era quello che io volevo da un pezzo.

NSC: In 22 è presente anche il tuo primo singolo, Watch Out, che vanta la collaborazione di Pras, uno dei componenti dei Fugess. Come è stato lavorare con lui? Vi siete incontrati?

J.M.: Abbiamo solo avuto modo di sentirci per telefono e lui è stato davvero molto carino e disponibile con me. Questo duetto è nato dal mio produttore Max e dal mio manager americano, tramite loro ho avuto la possibilità di lavorare con lui. Per me è stato davvero un onore averlo in un mio pezzo.

NSC: C’è un brano presente nel tuo album a cui sei particolarmente legata?

J.M.: Non è facile scegliere perchè ogni brano mi ha letteralmente conquistato. Un pezzo c’è in realtà, è You can break it down, un singolo molto forte in grado di trasmettermi una grandissima energia che mi porta ad ascoltarlo spesso.

NSC: Hai in programma delle esibizioni dal vivo?

J.M.: Certo, con la mia band sto lavorando proprio per preparare il live, i pezzi verranno riarrangiati e resi ancora più belli per l’esibizione dal vivo. La cosa che amo di più è poter cantare dal vivo e sentire il contatto con il pubblico.

Fotografia di Marco Colizzi