Intervista a Mariella Devia

Maria Stuarda dell’omonima opera di Donizetti in scena al Teatro Comunale di Modena

Sabato 6 novembre, poche ore prima dell’alzata di sipario sulla Stagione d’Opera 2010/2011 del Teatro Comunale di Modena che la vedrà protagonista nei panni di Maria Stuarda dell’omonima opera di Donizetti, incontriamo Mariella Devia.


Signora Devia, intanto benvenuta. E’ la prima volta che viene qui a Modena?

No, son stata qua con un Elisir negli anni ’80 e poi con una Lucia…

Era il 2004 quando disse a Roberto Chiarelli, in un’intervista pubblicata sul sito Operaclick.com, che avrebbe voluto interpretare Maria Stuarda. Cosa la attraeva del personaggio e quanto gli si sente vicina ora, che la sua interpretazione è entrata nella storia del melodramma, insieme a quelle di Beverly Sills, Montserrat Caballé, Joan Sutherland o Edita Gruberova?

Beh, indubbiamente ero attratta sia dal personaggio, sia dalla vocalità, che poi sono strettamente intrecciate. Maria Stuarda è un personaggio meraviglioso, molto sfaccettato, come Bolena o Elisabetta del resto, e la vocalità…beh…è il mezzo di espressione donizettiano per eccellenza.


Lei è una straordinaria Maria. Ha mai pensato di interpretare Elisabetta?

Debutterò nel ruolo di Elisabetta in un Devereux in forma di concerto nel 2011 a Marsiglia. Ma ho già cantato Elisabetta in un’opera non tanto conosciuta di Donizetti, Elisabetta al castello di Kenilworth.

La storia del libretto della Maria Stuarda fin dalla sua genesi è funestata dalla censura prima, e dalle liti tra le due primedonne, Giuseppina Ronzi de Beignis e Anna Del Sere. E’ d’accordo con la celebre affermazione di Donizetti che, accusato dalla Del Sere di favorire in qualche modo la Ronzi, rispose “Io non proteggo nessuna delle due, ma due p…erano quelle e due p…siete voi due”. Erano davvero così Maria ed Elisabetta?

Quelle erano “nobildonne” alle prese con manie di protagonismo, mentre la lotta tra Maria ed Elisabetta era esclusivamente per il potere. La battuta di Donizetti era un po’ volgarotta, ma nella sua musica non c’è niente di volgare. La storia dice che Stuarda viveva di più i suoi amori, si innamorava davvero, mentre Elisabetta è sempre stata regina, non ha mai ceduto alle debolezze amorose. Poi va anche considerato che le due di fatto non si conobbero mai personalmente, si scrivevano molto, quello sì. Il loro scambio epistolare è molto divertente. Fu Schiller a forzare la storia, facendole incontrare e inserendo il nodo amoroso…

La migliore Elisabetta con la quale ha lavorato?

No. Cioè, ovviamente ho una risposta, ma la tengo per me.

Elisabetta nell’ a parte cantabile alla fine della parte prima, parlando di Maria dice che “vinta, l’altera divenne più fiera”. Pensa che Elisabetta sia più preoccupata del trono o di Leicester?

Indubbiamente del trono. Leicester è del tutto irrilevante, viene usato da entrambe, non ci fa un’ottima figura, poverino…

Un po’ come il Don Ottavio mozartiano…

Esatto.

Tre aggettivi che descrivano l’allestimento di Francesco Esposito che vedremo stasera.

Essenziale, con delle luci bellissime, e poi mi piace molto l’idea della prigionia che accomuna entrambe le regine: anche Elisabetta è prigioniera del suo stesso regno… Sono molto legata a questo allestimento, che è quello con il quale ho debuttato nel ruolo di Maria a Roma nel 2006.

Prima abbiamo nominato Joan Sutherland. Un suo personale ricordo.

L’ho conosciuta al Metropolitan tanti anni fa. Era una donna semplice e molto simpatica, alla mano. Non si atteggiava mai, davvero una bella persona.


La sua migliore interpretazione?

Beh, non è semplice…lei aveva una facilità vocale incredibile, faceva degli abbellimenti… Come interprete sicuramente era anche avvantaggiata dalla collaborazione col marito, Boyange, che era molto attento alla ricerca di cose rare, pezzi aggiunti, come nei famosi Puritani…

Due anni fa al Carlo Felice per Capuleti e Montecchi mi aveva colpito il suo seguito di fan che dopo ogni aria cantata da lei bloccava lo spettacolo con 5 minuti di applausi. Ci saranno anche stasera a Modena?

Mah, non saprei… forse allora è successo perché mancavo da Genova da un po’. Sinceramente non credo di avere dei fan così sfegatati che mi seguano ovunque.


Beh, credo sia molto amata…

Questo mi fa piacere.

Mi scusi, so che è terribilmente banale, ma vorrei chiederle che futuro prevede per il teatro d’opera e la cultura musicale in Italia.

Sinceramente? Non ne ho la più pallida idea. E’ abbastanza evidente che in Italia la cultura musicale non interessa ai potenti. Poco tempo fa ho fatto dei concerti in Giappone e in Corea: mi sentivo una star pop. Ragazzi di 15 anni mi sono venuti incontro chiedendomi autografi, gli insegnanti erano tutti giovani, sui 40, 45 anni. Questo in Italia non succede. E pensare che nell’800 proprio in Italia l’opera era la massima manifestazione culturale ed è stato così per tanto tempo. Io per esempio ho studiato canto perché i miei genitori avevano un sacco di dischi d’opera in casa. Oggi sicuramente non è più così.

Il melodramma però ora viene rivalutato dai mass media, dai talent show…

Trovo che certe operazioni siano una profonda mancanza di rispetto. La musica leggera è una cosa, l’opera lirica un’altra. Non sono una purista, però quando vedo un ragazzo cantare un brano di musica leggera e subito dopo un’aria d’opera, la prima cosa che penso è che non c’entri niente, non è quello il suo contesto. Con un quadro non lo faresti mai…

Cioè?

A nessuno verrebbe mai in mente di prendere un quadro di Picasso e fargli sopra degli schizzi di propria mano. L’opera lirica dovrebbe meritare lo stesso rispetto…

A volte anche i registi mancano di rispetto…

Io sono stata sempre molto fortunata da questo punto di vista. Finora ho lavorato con registi che avevano una profonda conoscenza e rispetto sia del libretto, sia della musica, persone ragionevoli, con le quali parlare, costruire insieme…Ho da poco fatto una Traviata a Bologna ambientata negli anni ’60, con la regia di Antoniozzi. E’ stato bellissimo: le scene e i costumi fantastici, e niente ha intaccato il testo, né la drammaturgia. Però bisogna stare attenti. So che in Germania osano ancora tanto, forse troppo, nelle regie operistiche…per fortuna che io ho deciso di non andare più troppo lontano da casa, sono un po’ stanca…

Torna spesso a Chiusavecchia?

In estate ogni tanto…per lo più sto a Roma.

Bene, io la ringrazio e in bocca al lupo per stasera.

Crepi il lupo!