Intervista a Roberta Di Lorenzo

La cantante presenta il suo nuovo singolo "Esaurimento da web"

Roberta Di Lorenzo è un autentico fiume in piena. Finalista al Premio Tenco nel 2010, vincitrice del Lunezia. Poi autrice di “E tu lo chiami Dio”, portato sul palco dell’Ariston nel 2012 da Eugenio Finardi. I suoi ultimi due lavori, invece, ben ancorati nella contemporaneità, sono “Polsi”, brano contro la violenza sulle donne, e “Esaurimento da web”, il cui contenuto è facilmente intuibile…

NSC: Hai iniziato la tua carriera arrivando in finale al Premio Tenco e vincendo il Lunezia. Quale pensi sia la differenza rispetto a chi inizia con un talent show?

R.D.L.: Arrivare in finale al Tenco per me è stato un grande traguardo. Nello stesso anno, poi, ho vinto anche il Lunezia. Trovo che questi riconoscimenti siano quasi degli “incidenti di percorso” inaspettati che aiutano a rendere più visibile la tua arte.
Per quanto riguarda i talent show, il discorso è ben diverso. Io sono contraria a queste messe in scena dove dei poveri ragazzi vengono inseriti in un mondo dorato che nulla ha a che fare con l’arte. Vengono spremuti all’inverosimile, per poi essere sostituiti dal nome nuovo nell’edizione successiva. Certo, c’è sempre l’eccezione che conferma la regola: ma allora poi l’artista che veramente vuole costruire qualcosa deve sapersi allontanare da questo mondo e prendere la strada per una carriera lunga di continue conferme. Io non ho mai creduto ai percorsi brevi e facili. La musica non è questo.

NSC: C’è stato un momento in cui hai capito che la tua passione sarebbe diventata anche il tuo lavoro?

R.D.L: io ho iniziato a suonare da piccola, quindi per me è stato naturale come imparare a camminare.
Poi ci sono state due-tre tappe importanti che hanno consolidato un sogno che si realizza ogni giorno, consentendomi di vivere di questo. E non posso non menzionare l’incontro con Eugenio Finardi nel 2007. Una tappa fondamentale che mi ha dato coraggio: sapere che un maestro di quel calibro credeva in me e aveva deciso di investire su di me mi ha dato una gran carica. Ma la bellezza di questo mestiere, così aleatorio, consiste anche nella necessità di doversi rinnovare ogni giorno. E quindi le soddisfazioni sono anche le piccole conferme quotidiane.

NSC: Tornando all’incontro con Finardi, che cos’hai provato nel 2012 a risentire il tuo pezzo E tu lo chiami Dio sul palco dell’Ariston?

R.D.L.: Incredulità. Finché non l’ho visto su quel palco, non c’ho creduto. Tra l’altro, si è trattata anche in quell’occasione di una fatalità: io avevo scritto dodici brani per il mio nuovo album, e tra questi c’era anche E tu lo chiami Dio. Finardi lo sentì, gli piacque e mi disse che avrebbe voluto portarlo a Sanremo. Lo presentammo e Morandi se ne innamorò. L’aver partecipato al Festival come autrice per me è stato il massimo, perché quella è una dimensione che mi appartiene perfino più dell’essere interprete.

NSC: Nel 2012 hai inciso Polsi, pezzo contro il femminicidio. Nonostante l’epoca dei cantautori impegnati sia finita, pensi che la musica abbia ancora influenza su questi temi?

R.D.L.: Io penso che ci sia sempre un impegno da parte di chi scrive, quindi non solo nella musica d’autore. In questo brano ho voluto parlare di una tematica complessa a cui mi sono avvicinata quasi in punta dei piedi, perché tratta di storie di donne irreversibilmente compromesse. Lo spunto mi era stato dato dalla senatrice Josefa Idem, che mi aveva contattato per una discussione in musica su questo tema. Io spero che anche attraverso la l’arte e, più in generale, l’educazione, la violenza un giorno possa essere superata. Però sono molto pessimista a riguardo e lo considero un percorso ancora molto lungo.

NSC: Veniamo al tuo ultimo singolo, Esaurimento da web. Qual è il tuo rapporto con il mondo di internet e come ti relazioni con la tecnologia in musica?

R.D.L.: Questo brano non vuole essere una critica al mondo dei network. Ma, piuttosto, mi sono divertita a dipingere un quadro ironico del web, mettendomi nei panni di quattro personaggi diversamente ossessionati da Internet.
Anch’io sono un’utente dei social network, seppur non ne sia assolutamente dipendente. Facebook, al centro della mia canzone, è un ottimo modo per tenersi in contatto con persone lontane, per condividere musica, pensieri, informazioni. Ma non dobbiamo dimenticarci della vita reale, fatta di incontri e di cose tangibili. La mia è una riflessione sul fatto che secondo me bisognerebbe dosare l’utilizzo di queste macchine che prima o poi potrebbero schiacciarci!
Per quanto riguarda la tecnologia in musica, però, ho ancora più riserve. O meglio, io sono un po’ vecchia guardia, e quindi amo comporre solo con pianoforte e chitarra. E’ chiaro che in seconda battuta, in studio con gli arrangiatori, non si possa fare a meno di utilizzare la tecnologia… anche perché penso che se Mozart fosse ancora vivo, pure lui utilizzerebbe Logic!