Irving Penn, Resonance

Il catalogo dell'esposizione a Palazzo Grassi

Pierre Apraxine, Matthieu Humery e Vince Aletti firmano gli interventi nel catalogo dell’esposizione dedicata al fotografo americano.

Il volume “Irving Penn, Resonance” si presenta elegante, con testi in inglese, italiano e francese accompagnati da una selezione di fotografie che il visitatore può ammirare in mostra. Il colore dominante è il grigio. Del resto sappiamo che Penn prediligeva questa tonalità per far emergere l’anima dei suoi soggetti, come dimostrano gli sfondi delle sue immagini su cui si stagliano con egual bellezza modelle, lavoratori e star. Visivamente questo catalogo ricorda un buon vestito sartoriale, cucito con cura da Fondazione Pinault e Fondazione Penn, un progetto editoriale che finalmente completa l’esposizione.

La premessa spetta ovviamente al “padrone di casa” François Pinault, a seguire altri tre testi interessanti perchè di stile diverso. Il primo di Pierre Apraxine, curatore dell’esposizione insieme a Matthieu Humery, dimostra la passione con la quale il giovane curatore ha seguito la realizzazione della mostra. Egli si offre di accompagnarci, sala dopo sala, all’interno dell’universo di Penn, fotografo che catturava la bellezza in ogni scatto, sia che si trattasse di ritrarre la moglie (la modella Lisa Fonssagrives) sia che riprendesse un mozzicone di sigaretta.
Più tecnico il secondo intervento, nel quale Matthieu Humery riflette in merito al percorso estetico concentrando l’attenzione sulla “struttura nascosta” delle immagini.
Infine Vince Aletti firma un testo originale; il giornalista rivede l’opera di Penn in chiave autobiografica osservando come in molte foto sia un piccolo particolare fastidioso, ciò che Penn definiva “tocco di veleno”, a donare alla foto quel pizzico di perfezione che affascina.

A seguire le immagini: i “piccoli mestieri”, le foto di moda e i reportage durante i viaggi all’estero, i ritratti di scrittori e personaggi famosi, tutti servizi preparati per “Vogue”, rivista con la quale Penn collaborò fino alla fine. E poi le Nature morte, le fotografie di ossa e teschi che Penn aveva conservato nel suo studio per poi venderle alla signora giapponese Nomura, iniziale proprietaria di questa collezione che in seguito fu acquisita e ampliata dalla Fondazione Pinault.
Irving Penn non si tradisce mai, prosegue il suo lavoro con coerenza, tanto che in soggetti differenti si possono individuare caratteristiche comuni: la dignità del soggetto ritratto che emerge nei panettieri come in Colette, gli sguardi penetranti delle donne del Camerun o degli Hell’s Angels, l’ironia che blocca in un angolo la duchessa di Windsor e Hitchcock. L’opera di Penn ci affascina perchè egli sa dosare in uno scatto la stessa quantità di vita e morte, di bellezza e disfacimento.

Irving Penn, Resonance
13/04/14 – 31/12/14
a cura di Pierre Apraxine, Matthieu Humery
Collezione Pinault, Palazzo Grassi – Venezia
www.palazzograssi.it